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Full text of "Alessandra Rocco Carlo Marsuppini Traduttore D' Omero"

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CARLO MARSUPPINI Alessandra Rocco 

TRADUTTORE D’OMERO 


La prima traduzione umanistica in versi dell ’ Iliade 
(primo e nono libro) 


Presentazione di Renata Fabbri 


w Ricerche 


I L 


POLIGRAFO 


CARLO MARSUPPINI 
TRADUTTORE D’OMERO 


Alessandra Rocco 


La prima traduzione umanistica 
in versi deH7//aate (primo e nono libro) 


Presentazione di Renata Fabbri 


Copyright © ottobre 2000 by 
II Poligrafo casa editrice s.r.l. 

35128 Padova - via Turazza, 19 
tel. 049 776986 - fax 049 8070910 
e-mail poligrafo@tin.it 

ISBN 88-71 15- 150-X 



INDICE 


Presentazione 
Renata Fabbri 

Traduttori e traduzioni umanistiche da Omero 
nella prima meta dei secolo XV 

Le traduzioni di Carlo Marsuppini 

La lettera prefatoria: note al testo 

II primo libro dei Vlliade: note al testo 

Caro l i Aret ini poetae clarissimi Praefatio in Homeri 
Libros ad Nicolaum PP.V Feliciter Incipit 

Homeri Iliados Liber Primus a Carolo Aretino translatus 

Homeri Poetae Divini per Carolum Aretinum traductus 
Liber Primus Feliciter Incipit 

II discorso di Achille nel Nono Libro deWIliade: note al 
Oratio Achillis ad Ulixem a Carolo Aretino translata 

Oratio Achillis respondentis ad Ulixis orationem 
a Carolo Aretino Ex Graeco in Latinum Traducta 

Carlo Marsuppini traduttore d’ Omero 
Osservazioni sulF‘ars vertendi’ marsuppiniana 
Carlo Marsuppini e alcuni traduttori coevi 


Indice dei nomi 


PRESENTAZIONE 


Venti anni or sono , licenziando un mio volumetto su una 
traduzione latina umanistica da Omero, e nella successiva edizio- 
ne deWinedita traduzione dei primi due libri iliadici dei Volterrano, 
prefiguravo un conclusivo lavoro, come ultima tappa di futuri 
scavi, lunghi e pazienti, volti alia raccolta dei testi - sconosciuti , 
poco noti o mal editi - relativi al settore, per verificarne la 
congruenza con le spesso esibite premesse teoriche , e valutare 
attraverso i concreti modi operativi Vapproccio umanistico al 
mondo classico da questa particolare angolazione . Un progetto 
ambizioso, forse troppo, che... «non pud tutto la virtu che vuo- 
le», per dirla con padre Dante. 

Pur non essendomi mai distratta dal sondare questo campo , 
altri interessi si sono intersecati , allontanando sempre piu il 
movimento della sint esi. Era tempo, dunque, di predisporsi al 
passaggio dei « testimone » ai miei allievi della stagione veneziana 
degli anni Ottanta. II primo frutto e questo lavoro di Alessandra 
Rocco, nato, come spesso succede , da una tesi di laurea: la 
rielaborazione e Vapprofondimento sono stati peraltro lunghi e 
faticosiy anche per la mole piuttosto copiscua dei materiale ma- 
noscritto non solo segnato dalll . ter Italicum, ma altresi talora 
personalmente illustrato dalla disponibile onniscienza nel settore 
di Paul Oskar Kristeller - a cui gli studiosi dei mondo umanistico 
non saranno mai abbastanza riconoscenti - che esigeva 
decantazione e riflessione. Spero che a questa traditio si associno 
altri miei discepoli di quegli anni: in particolare Emico Psalidiy 
che sta approntando il suo lavoro suile postille petrarchesche alia 
traduzione di Leonzio Pilato, e Fabrizio Fucile , quando avrd 


7 



completato il suo studio sui carmi di Battista Guarino . Sono grata 
alVamico - e collega di allora - Vittorio Citti per Vaffettuosa 
attenzione con cui ha letto il lavoro e per gli utili suggerimenti . 

Renata Fabbri 



CAELO MAESUPPINI 
TRADUTTORE D’OMERO 



A Luciano e ad Antonio 



I 


TRADUTTORI R TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO 
NELLA PRIMA META DEL SECOLO XV 


Con PUmanesimo si apre un’epoca di capitale importanza 
per la traduzione 1 , sia per il numero delle versioni latine da 
storici, filosofi, poeti greci, sia per la riflessione teorica in 
questo campo, frutto della personale esperienza traduttoria, che 
quasi ogni umanista va acquisendo: ve n’e eco nelle epistole o 
nelle dediche e prefazioni alie opere tradotte, sotto forma di 
dichiarazione delle difficolta incontrate e, indirettamente, dei 
metodo usato. 

Tra XIV e XV secolo il vertere possiede una propria fisio- 
nomia e una propria dignita scientifica e artistica, al di la della 
funzione meramente strumentale che aveva nel Medio Evo: 
poche infatti sono le traduzioni adespote 2 , nasce un trattato 


1 «AlPUmanesimo la cultura moderna deve questo senso della distanza dal 
testo antico e questa impostazione filologica della traduzione», cosi E. Mattioli, 
Storia della traduzione e poetiche dei tradurre , in AA.W, Tradurre poesia , a cura 
di R. Copioli, Brescia 1983, p. 29. E ancora: «...non e possibile pariare di storia 
della traduzione senza tener conto dei contributi originali e spesso decisivi offerti 
dalPumanesimo italiano per la formazione delPidea dei tradurre in tutta la cultura 
europea», cosi G. Folena, «Volgarizzare» e «tradurre»: idea e terminologia della 
traduzione dal Medio Evo italiano e romanzo y nel vol. miscellaneo La traduzione. 
Saggi e studi , Trieste 1973, p. 101. Paiono contraddire tali affermazioni Passenza 
di un’adeguata storia della traduzione per questo periodo e il fatto che si sorvoli 
completamente sulPUmanesimo, passando dalla citazione dei nome di Leonzio 
Pilato alPillustrazione delle teorie dei Rinascimento, come G. Mounin, Traduction 
et traducteurs , Paris 1964 (trad. it. Teoria e storia della traduzione , Torino 1965), 
che pure e uno specialista dei settore. 

2 Ne e convalida il fatto che nei manuali e possibile suddividere le opere 
non secondo Pautore tradotto, ma secondo il traduttore. 


11 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


specifico sulla tecnica versoria 3 e, con Niccolo V, si giunge a 
predisporre un vero e proprio programma di versioni dal greco. 

Anche nella prassi si constata un’evoluzione, ma molto piu 
lenta, con arresti e, talora, inversioni di tendenza. La tecnica 
adottata dipende strettamente e necessariamente dalle cognizio- 
ni linguistiche dei traduttore, che trasferisce si dal greco in 
latino, ma attraverso il filtro intellettuale dei volgare: le lingue 
interessate nel processo di trasposizione sono entrambe acqui- 
site. Quindi spesso accade che si leggano o traduzioni molto 
letterali, perche vicine alPidioma di partenza, completamente 
nuovo e di cui non si conoscono ancora tutte le possibilita 
espressive, o traduzioni vicine alia lingua d’arrivo, e allora 
hanno quasi sempre intenti artistici, per realizzare i quali oc- 
corre tentare di uguagliare la grandezza dei modelli classici 
latini; peculiarita questa dei tradurre umanistico che e da te- 
nere presente soprattutto per le versioni da poeti, sia in prosa 
sia in versi: per ottenere la totalita dei senso e fondamentale 
trasmettere in esse la componente stilistica, basata su un’accu- 
rata scelta lessicale e su una precisa resa dei costrutti e delle 
figure. Se a tali requisiti si aggiunge il vincolo delle norme 
prosodiche e metriche, si comprende perche suile traduzioni da 
Omero, e particolarmente quelle esametriche, si arenassero piu 
o meno consapevolmente gli umanisti. 

Agli albori delPUmanesimo si riprende il dilemma delle 
«belle infedeli» e «brutte fedeli» che Cicerone aveva sciolto 
affermando di aver tradotto i «Discorsi» di Eschine e Demo- 
stene non ut interpres , ma ut orator , cioe con i concetti e le 
figure degli autori greci, ma con le parole piu adatte alPuso 
corrente latino 4 . 

Francesco Petrarca, infatti, promotore della traduzione la- 
tina da Omero, invitando Leonzio Pilato a rendere in latino il 

3 E il De interpretatione recta di Leonardo Bruni, edito parzialmente da 
H. Baron, Leonardo Bruni Aretino. Humanistisck-philosophische Schriften mit 
einer Chronologie seiner Werke und Briefe , Leipzig-Berlin 1928 (= rist. anast. 
Wiesbaden 1970), pp. 81-96. 

4 Cicerone, De optimo genere oratorum , V, 14. 


12 



I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO 


poetarum pater , comprende Pinadeguatezza di una traduzione 
verbum de verbo per la poesia, come soltanto era capace di fare 
il Calabrese, ma, costituendo un approccio siffatto Punica via 
per conoscere il contenuto dei poemi omerici, pare esprimerne 
Papprezzamento 5 . 

Dal 1360-62, periodo dei secondo esperimento di Leonzio, 
si deve attendere una trentina d’anni perche ricompaia Pinte- 
resse verso un Omero latino ed esso trova fertile terreno nella 
sensibilita culturale di Coluccio Salutati. Il desiderio di appren- 
dere il greco gli viene trasmesso in parte dal Petrarca in parte 
dalla letteratura latina stessa, colma di allusioni agli autori 
greci. Utile per comprendere Pimportanza che egli attribuisce 
alia traduzione e la sua concezione teorica in merito e la lettera 
ad Antonio Loschi, in cui si congratula coi giovane vicentino 
per il proposito di excolere (scii.: la traduzione di Leonzio) et 
heroico carmine divinum illud opus Latio tradere e lo incoraggia 
affinche totam Iliadem sibi vindicet 6 . 

Coluccio si riallaccia alia speranza petrarchesca di godere 
di un Omero in bello stile latino, che non s’era realizzata nella 
traduzione dei Pilato, poiche costui tendeva «a sviscerare il 
significato di ogni singola parola» sulla scia della tecnica me- 
dioevale concernente i testi sacri, nelPinterpretazione dei quali 
allontanarsi dal senso della parola equivaleva a una sorta di 
profanazione 7 . In opposizione a questa tendenza il futuro can- 
celliere fiorentino esprime il suo parere: «Res velim, non verba 


5 In questo senso le affermazioni in Variae 25, ed. J. Fracassetti, Florentiae 
1859-1863, p. 369: «...Leo ...mihi quasi totius operis gustum obtulit ... habet enim 
et suam delectationem abditam ». 

6 Coluccio Salutati, Epistolario, a cura di F. Novati, Roma 1890-1911, II, 
pp. 355 sgg. G. Mainardi, LUmanesimo cremonese fino alia meta dei secolo XV, 
«Annali della Biblioteca Governativa e Libreria Civica di Cremona», 1 (1948), 
p. 83, posticipa tale epistola di un anno rispetto alia collocazione dei Novati nel 
1392. 

7 Le testimonianze al riguardo sono raccolte e discusse da E. Ralidi, Leonzio 
Pilato primo traduttore umanistico (con un’edizione critica dei primi due libri 
della versione delPlliade e dei marginalia petrarcheschi), tesi di laurea in Lettere 
presso 1’Universita degli Studi Ca’ Foscari di Venezia, rei. prof. Renata Fabbri, 
a. a. 1986-87, p. 361. 


13 



LA PRIMA TRADIJZIONE UMANISTICA IN VERSI DALLUIADE 


consideres; illas oportet extollas et ornes ...», citando a tal pro- 
posito Orazio ( Ep . II, III 133-34): «Non etiam verbo verbum 
curabis reddere / fidus interpres». In quest’ottica acquista signi- 
ficato ii duro giudizio sulla versione di Leonzio horrida et 
inculta , insulsa translatio 8 . Per divulgare un’opera greca occor- 
re quindi «abbellire e soprattutto mutare, togliere, aggiungere» 
rispetto al testo 9 : devono trasparire da esso venustas , dulcedo , 
ornatus, perspicuitas , cioe le qualita presenti nei grandi tradut- 
tori antichi come Cicerone, Gerolamo, Rufino, Calcidio, 
Cassiodoro, Evagrio, Boezio; occorre infatti quendam teporem 
accendere et per exclamationes aut interrogationum stimulos 
excitare 10 . Con Coluccio ci si riallaccia direttamente ai classici 
Cicerone e Orazio, che reputavano la traduzione un’occasione 
di vera e propria aemulatio con Pautore 11 , sorvolando sul- 
1’esperienza di Gerolamo, iniziatore dei tradurre in senso mo- 
derno, in quanto promotore della fedelta al testo. Delia lingua 
greca, tuttavia, Pappassionato ricercatore di manoscritti anti- 
chi apprende Palfabeto e i suoni, e in grado di scrivere il 
proprio nome e singole parole in lettere capitali e conforme- 
mente alia pronuncia dei greco di quel tempo 12 : i principi di 


8 C. Salutati, Epistolario ..., cit., II, pp. 356 sgg. Se tanto aborrita fu la 
parafrasi leontea, essa fu tuttavia utile ai primi lavori su Omero e per le cosid- 
dette retractationes , come quella deIFanonimo Marciano e di P.P. Vergerio (cfr. 
R. Weiss, Gli inizi dello studio dei greco a Firenze , nel vol. miscell. Medieval & 
Humanistic Greek , Padova 1977, p. 241) per YOdissea e delPanonimo Bodleiano 
per V Iliade (cfr. A. Pertusi, Leonzio Pilato tra Petrarca e Boccaccio, le sue versioni 
omeriche negli autografi di Venezia e la cultura greca dei primo Umanesimo, 
Venezia-Roma 1964, p. 138): sorvoliamo su queste versioni in quanto non tradu- 
zioni nel senso proprio, condotte su un originale greco, ma esposizioni in prosa 
sui contenuto dei poemi omerici. 

9 R. Sabbadini, 11 metodo degli Vmanisti , Firenze 1920, p. 26. 

10 C. Salutati, Epistolario..., cit., II, p. 483, lettera al card. Pietro Corsini, 
dove si lamenta per 1’oscurita della semigreca translatio di Simone Tebano dal- 
Popuscolo plutarcheo «De remediis irae», che egli volge in un latino meno rozzo 
e piii chiaro. 

11 A, Ronconi, Antiche traduzioni latine da Omero , nel vol. miscell. Filologia 
e linguistica, ed. delPAteneo 1968, p. 111. 

12 C. Salutati, Epistolario..., cit., III, p. 130. B.L. Ullman, The humanism 
of Coluccio Salutati , Padova 1963, pp. 118 sgg., adduce a riprova della sommaria 
conoscenza dei greco da parte di Coluccio le sue richieste di traduzioni di passi 
da autori greci e il fatto che anche quella che definisce latinizzazione di alcuni 


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I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANI STICHE DA OMERO 


traduzione dei Salutati quindi traggono origine esciusivamente 
dalla volonta di migliorare stilisticamente il testo latino, pre- 
scindendo dal confronto con Poriginale greco. 

II suo accanirsi contro le traduzioni dei contemporanei, pur 
mancando il Salutati degli strumenti necessari, costituisce co- 
munque da una parte il punto di partenza per comprendere 
1’importanza che in ogni umanista, d’ora in poi, avra la cono- 
scenza dei greco, dalPaltra 1’incentivo a far arrivare in Italia 
Manuele Crisolora. 

Il dotto bizantino getta le basi per un piu corretto approc- 
cio alia lingua greca compilandone la prima grammatica, gli 
Erotemata , progettata a Costantinopoli, prima della sua venuta 
in Italia. Rispetto alie grammatiche precedenti quella criso- 
loriana deriva la sua originalita dal fatto di essere stata strut- 
turata seguendo sia la distinzione dei sostantivi in parisillabi e 
in imparisillabi, fatta per la prima volta da Nilo Diassorino e 
continuata dal Caleca, sia il principio della terminazione 
genitivale (non nominativale): il risultato importantissimo fu 
che dalle precedenti cinquantasei si arrivo a dieci declinazioni; 
gli Erotetnata inoltre sono stati concepiti sulla base della Ianua, 
la grammatica latino-medioevale su cui Crisolora apprende il 
latino. Fornendo agli umanisti tale prezioso strumento il geniale 
bizantino facilita il loro accesso alia lingua greca 13 . Natural- 
mente affronta il problema della traduzione, concordando con 
il Salutati quando afferma che conversionem in latinum ad 
verbum minime valere ... sed ad sententiam transferre opus esse ... 
ut nullo modo proprietas graeca immutaretur. ; continua dicendo 
che nam si quispiam , quo luculentius apertiusque suis hominibus 
loquatur ; aliquid graecae proprietatis immutarit, cum non 
interpretis sed exponentis officio uti 14 . Teoricamente quindi 


versi di Omero nei De laboribus Herculis , in realta, e un semplice abbellimento 
della versione leontea. 

13 Rileva Fimportanza di questa grammatica A. Pertusi, * EpazijpaTa. Per la 
storia e le fonti delle prime grammatiche grecbe a stampa , «Italia Medioevale e 
Umanistica», V (1962), pp. 321-351. 

14 L. Bertalot, Cincius Romanus und seine Briefe , «Quellen und Forschun- 
gen aus ital. Archiven», XXI (1929-1930), p. 211. 


15 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


polemizza con la traduzione letterale e preferisce ad essa la 
traduzione oratoria fedele 15 , ma nelia pratica delFinsegnamen- 
to la sua tecnica e parola per parola 16 . E sintomatico che un 
conoscitore della grammatica, della sintassi e dei iessico greci, 
nelia realta della traduzione non riesca a verificare Fesigenza 
di eloquenza e arte espressa dagli umanisti; realizza si una 
versione in prosa delVOdissea ad uso dei suoi discepoli 17 , ma 
anclEegli traduce da e in una lingua acquisita, e, poiche il greco 
e quella che meglio conos ce, tendera a non allontanarsi dalFori- 
ginale o comunque ad avvicinare il latino al greco piuttosto che 
viceversa. 

Colui che produce i frutti di cio che Salutati aveva seminato 
e Crisolora coltivato e senza dubbio Leonardo Bruni, sia sui 
piano teorico che pratico. La cultura linguistica ha da lui 
ereditato la prima teorizzazione sistematica dei tradurre nel 
trattatello De interpretatione recta ed e egli il primo a usare il 
vocabolo traducere nelFaccezione odierna di volgere un testo da 
una lingua a un’altra 18 . 

Egli, che afferma «quod Graecas didici litteras Colucii est 
opus» e che fu il miglior discepolo dei Crisolora, aderisce 
alFopinione della traduzione propria dei suoi maestri e la espli- 
cita minuziosamente: ne sono documento una lettera inviata al 
Niccoli nel 1405, in cui scrive di accogliere la traduzione 
letterale fino a quando viene rispettata la concinnitas , e una 


15 Si adotta la terminologia usata da R. Sabbadini, Del tradurre i classici 
antichi in Italia , «Atene e Roma», III (1900), p. 203. 

16 R. Weiss, Gli inizi cit., p. 237. 

17 Tra quelli che si interessarono ad Omero sono L. Bruni, PP. Vergerio, 
Guarino Veronese; altri suoi auditores furono lacopo Angeli da Scarperia, Roberto 
Rossi, Palla Strozzi, occasionalmente Niccolo Niccoli, che non imparo mai re- 
almente il greco, forse Ambrogio Traversari (vedi B.L. Ullman, The humanism ..., 
cit, pp. 123 sgg. e G. Pesenti, La scuola di greco a Firenze nel primo Rinascimen- 
to, «Atene e Roma», n.s., XII (1931), pp. 84 sgg.). 

18 R. Sabbadini, Del tradurre ..., cit., p. 202, rileva la novita e riprende 
1’argomento in «Maccheroni» «Tradurre» (Per la Crusca), «Rendiconti d. R. Ist. 
Lomb. di Scienze e Lettere», s. II, XLIX (1916), p. 222, dove anticipa Ia data dei 
neologismo dal 1405 al 1400. SuIPuso di traducere con tale significato non per 
errore di comprensione, ma intenzionalmente, cfr. G. Folena, «Volgarizzare»..., 
cit., p. 102. 


16 



I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO 


epistola in cui sostiene che non e lecito alfinterprete variare, 
che il traduttore non deve, cioe, divinare o congetturare il 
significato, ne piegare la parola a quella che e la propria 
opinione 19 . Il Niccoli e ancora il suo interlocutore nella mis- 
siva in cui riconosce invece possibile recedere paulisper a verbis , 
se la traduzione letterale risulta absurda^ e nelPavverbio restrit- 
tivo - paulisper - si ravvisa il discepolo che si e esercitato pa- 
zientemente sulla grammatica unitamente alPumanista che ri- 
cerca P elegantiam, la dignitatem , il sonum della parola da tra- 
durre 20 . 

Pur nutrendo maggior interesse per i filosofi, il Bruni si 
cimenta con Omero, la cui traduzione rientra tra gli esperi- 
menti giovanili di cui e prima prova la versione di un’omelia 
di S. Basilio 21 . Egli volge in prosa tre orazioni tratte dall Iliade 
e pare utile analizzare la prefazione a questo lavoro 22 , in 
quanto rivelante da un lato la sua attenzione, tra le questioni 
generali della traduzione, alia differenza tra il voltare in prosa 
e in versi e, dalPaltro, un atteggiamento di distanza critica dal 
testo; e qui espressa chiaramente anche una concezione della 
poesia omerica diversa rispetto alia nostra. Dopo aver disquisito 
e dimostrato che Omero e il piu antico poeta di cui si possano 
leggere i versi, afferma che nei suoi poemi si ritrovano i tre 
generi di eloquenza oratoria, unum subtile et pressum , alterum 


19 Leonardi Bruni Arretini Epistolarum libri VI. II, ed. L. Mehus, Florentiae 
1741, lib. I, ep. 8, p. 17 e lib. 10, ep. 24, p. 196, alParcivescovo di Milano 
Francesco Piccolpazzo. 

20 Ivi , lib. 3, ep. 19, p. 85, al Niccoli. Nonostante la chiara esposizione 
teorica della tecnica traduttoria, le versioni dei Bruni sono oggetto di critica sia 
tra i contemporanei, come Lorenzo de’ Medici e A. Traversari, che reputano 
rozzo ii suo Platone, sia tra i moderni, che hanno verificato come spesso la sua 
versione della Politica di Aristotele sia conipendiata e con troppe licenze (cfr. 
G. Voigt, Il Risorgimento delVeta classica in Italia , ovvero il primo secolo 
deirUmanesimo , trad. it. di D. Valbusa, Firenze 1888-1897, pp. 159 sgg.). 

21 Fu tradotta per il Salutati in occasione della controversia con Giovanni da 
S. Miniato. Per ulteriori notizie cfr. R. Weiss, Gli inizi cit., p. 354. 

22 II Proemium in quasdam orationes Homeri e edito da H. Baron, 
Leonardo..., cit., pp. 132 sgg. e in Stephani Baluzii tutelensis Miscellanea novo 
ordine digesta, ed. Mansi, t. III, pp. 151 sgg. 


17 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALLTLIADE 


grande et concitatum et tertium inter haec medium egli li 
esemplifica proponendo la traduzione delle orazioni di Ulisse, 
Achille, Fenice, oratorio more . La precisazione che tale tipo di 
versione si realizza relinquens enim epitheta , quae propria 
poetarum sunt se da un lato si comprende, considerato Pespli- 
cito intento retorico della traduzione nel contesto, dalPaltro 
stupisce, poiche ne e autore colui che acutamente osserva come 
il buon traduttore sese in primum scribendi auctorem tota mente 
et animo et voluntate convertet ... eiusque orationis figuram , 
statum , ingressum coloremque et liniamenta cuncta exprimere 
meditabitur 24 . Gli epiteti sono superflue aggiunte di parole che 
perdono il loro scopo, una volta eliminato 1’obbligo di sotto- 
stare a leggi metriche; almeno per Omero, quindi, il Bruni 
realizza una interpretatio latina tutta umanistica piu che recta. 

E interessante notare, infatti, come nella prefazione alia 
traduzione di un’opera poetica sostenga 1’opportunita delFuso 
della prosa, perche, afferma, e proprio delPoratore riportare la 
fedelta ai fatti e il parere dei personaggio, mentre il poeta 
tende a trasmettere sol tanto diletto 25 ; come invece nel tratta- 
tello dei 1420, concepito per difendere una traduzione in prosa, 
si rilevi che la maggior difficolta stia nel conservare Io scribendi 
ornatus , per ottenere il quale bisogna saper riprodurre i colores 


23 Ivi , p. 133, evidenzia in nota i luoghi degli antichi au tori, Cicerone, 
Quintiliano e Gellio, che utilizzano la medesima divisione teorica: il riferimento, 
anche implicito, ai classici e d’obb!igo a sostenere le affermazioni di ogni umanista; 
G. Finsler, Homer in der Neuzeit , Leipzig-Berlin 1912 (= Hildesheim 1972), 
p. 22, rileva Toriginalita dei Bruni nelPapplicare tale suddivisione al nono libro 
iliadico, P. Thiermann (Redecouverte et tnfluence de manuscrits d’auteurs latins 
classiques au debut du XVe siecle , «Revue d’histoire du texte», 1987, pp. 55-71) 
adduce la teoria dei tre stili e altri validi argomenti a dimostrazione che il Bruni 
ebbe sotto gli occhi manoscritti contenenti il De rerum natura di Lucrezio, le 
opere retoriche di Cicerone e tutto Quintiliano, concludendo che la prefazione 
suddetta e databile post 1422/1424. 

24 Leon ardo Bruni, De interpretatione recta , in H. Baron, Leonardo..., cit., 

p. 86. 

25 «Nam poetae quidem multa conceduntur ; quo in re ficta delectet, et quo 
pedes numerique impleantur ; oratori autem, qui est veritatis actor, haec superflua 
verborum adiunctio et fidem rebus et auctoritatem personae minueret ac puerile 
quiddam in re serta redoleret », dal Proemium ..., cit., pp. 133 sgg. 


18 



I. TRADUTTORI E TRADUZION1 UMAN1STICHE DA GMERO 


verborum che sovente si fondano sui ritmo 26 . La distinzione tra 
poeta e oratore interpretes di un testo, che nel proemium alie 
orazioni concorre in qualche modo ad eludere il problema della 
fedelta stilistica, nel De interpretatione recta scompare e assume 
rilievo, invece, per la sua estrema complessita la questione 
essenziale dei tradurre, tuttora aperta 27 : conciliare il trasferi- 
mento dei contenuto di un’opera con Pesigenza di trasfonderne 
lo stile. Secondo il Bruni non e sufficiente la conoscenza per- 
fetta della lingua da e in cui si traduce, ma il probatus interpres 
deve anche affinare inclinazioni personali che gli consentano di 
adattare la propria forma mentis al testo su cui opera e di 
penetrarlo capillarmente: tradurre e quindi un’arte, il tradut- 
tore deve essere un po’ poeta. 

La contraddizione tra enunciati teorici generali e proposte 
legate a una traduzione specifica, come e quella d’Omero, 
rende palese che, in un’epoca in cui lo studio della lingua de 
qua transfers muove i primi passi e la lingua ad quam traducere 
velis non e quella d’uso, le difficolta tecniche sopraffanno anche 
le piii felici intuizioni. 

La pratica della traduzione poetica e oggetto dhnteresse per 
Guarino Guarini e la sua scuola 28 ; egli pare allontanarsi dalle 
posizioni dei Crisolora e dei Bruni, quando sostiene Pefficacia 
di una traduzione letterale, verbum de verbo , e di tale tecnica 


26 Raffinatezze stilistiche che necessitano dei margine di creativita utile a 
perfezionare 1’originale, come conclude A. De Petris, Le teorie umanistiche dei 
tradurre e VApologeticus di Giannozzo Manet ti, «Bibliotheque d’Humanisme et 
Renaissance», XXXVII (1975), p. 27. 

27 Suile odierne posizioni degli studiosi al riguardo, si veda D. Riposio, 
Rassegna di studi sui problema della traduzione , «Lettere italiane», XXXV (1983), 
pp. 367-385. 

28 R. Fabbri, Nuova traduzione metrica di Iliade XTV da una miscellanea 
umanistica di Agno lo Manetti , Roma 1981, pp. 17 sgg., contro la tesi di A. Pertusi 
( Leonzio cit., p. 522) circa traduzioni guariniane in prosa perdute, elenca una 
serie di motivi che dissipano i dubbi in questo senso: le citazioni da Omero 
nelPepistolario sono sempre esametriche, nelPepistola 408 si paria di «versus», 
tra i suoi discepoli almeno due, il Pannonio e il Marsuppini, traducono in versi; 
nelParticolo Qualche appunto suile traduzioni omeriche di Guarino Veronese 
(«Res publica litterarum», VIII, 1985, p. 72) si rileva anche il fatto che Guarino 
fu versificatore non spregevole. 


19 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALLTLIADE 


si avvale nelle versioni da Strabone 29 . Contrariamente al pare- 
re bruniano, non esclude la possibilita di combinare parole 
latine con termini greci che rendano piu varia 1’esposizione; a 
sostegno della sua proposta non manca di citare 1’opinione di 
un autore latino, Quintiliano: «...et concessis quoque Graecis , 
inquit, utimur verbis, ubi nostra desint (Inst. or. I, V, 58)» 30 . 
Uimpiego della parola straniera tale e quale, accolta con le 
debite cautele e legittimata anche dalla variatio , attesta la 
dimestichezza di Guarino con la lingua greca e la sua concre- 
tezza nelPaffrontare i problemi dell^rs vertendi : Padozione di 
grecismi, infatti, palesa Pinadeguatezza dei lessico latino, ma 
anche attenzione tale verso Ia pienezza semantica di un voca- 
bolo, da ammettere Tincapacita di ricrearlo in un idioma di- 
verso. 

II Veronese e tra i primi umanisti a cimentarsi in traduzioni 
metriche, in particolare da Omero; pur non possedendo brani 
sufficienti per verificarne correttezza e fedelta, si riesce a 
constatare come a livello teorico egli sembri oscillare, non sia 
in possesso cioe di criteri rigorosi, ma da un lato applichi la 
tecnica letterale (« nonnulla ex verbo ferme converti»), dalPaltro 
accolga la traduzione libera, quasi sotto forma di compendio 
(« quaedam summatim exposui ») 31 . Occorre, tuttavia, ricordare 
che tali fluttuazioni sorgono di fronte al testo di Omero, poeta 
diligentissimus et usque ad minutissima accuratissimus 32 , per cui 


29 R. Sabbadini, II metodo ..., cit., pp. 20 sgg., il quale riporta un campione 
di queste traduzioni letterali corredate di pronuncia e commento; saggi di tradu- 
zioni guariniane si leggono anche in R. Fabbri, ivi, pp. 76 sgg. 

30 R. Sabbadini, Epistolario di Guarino Veronese (Misc. di St. Veneta per 
cura d. R. Deputaz. veneta di storia patria, s. III, voll. VIII-XII, Venezia 1915) I, 
ep. 2, p. 4. II Bruni invece, nel De interpretatione recta , ed. cit., p. 95, pare 
esibire stupore misto a indignazione quando scrive: «Atqui nihil Graece dictum 
est , quod Latine dici non possit!». 

31 R. Sabbadinj, Epistolario..., cit., ep. 408, p. 581. 

32 Sulla convinzione umanistica riguardo la prolissita di Omero, R. Sabbadini, 
Il metodo..., cit., pp. 26 sgg., informa che «il confronto pertanto con Virgilio 
convinse gli umanisti che c’era poca dignita nelle minuziosita omeriche e per 
conseguenza bisognava accorciare» e R. Fabbri, Qualche appunto..., cit., p. 72, 
conclude che cid «equivale a un giudizio sia pur parzialmente riduttivo, se non 
negativo, sui poeta greco». 


20 



I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO 


e lecito supporre che si tratti di un metodo non canonico. Puo 
peraltro non essere dei tutto arbitrario valutare le affermazioni 
sopra citate come il succedersi di due fasi di lavoro: la tradu- 
zione ex verbo costituirebbe solo un’operazione meccanica pre- 
liminare di memorizzazione dei costrutti e dei lessico, che, 
adottata in se e per se, condizionerebbe ii senso complessivo dei 
periodo e il suo sapore stilistico; Pesposizione compendiata 
rispecchierebbe Pesigenza dei Veronese di produrre un testo 
artisticamente valido, anche se il risultato e quello di selezio- 
nare dalPopera di partenza i tratti piu confacenti al gusto dei 
traduttore e dei pubblico 33 . Inoltre, benche esistano solo fram- 
menti di traduzioni omeriche guariniane 34 , e riscontrabile che 
di fronte a nessi formulari egli tende a variare, parimenti agli 
altri traduttori umanistici 35 . Nonostante quello di Guarino 
rimanga in tutte le sue versioni un metodo letterale ed egli non 
eccella in questo campo come negli altri, i suoi tentativi di 
versificazione esametrica rappresentano comunque un passo 
avanti nella tecnica traduttoria per divulgare la poesia di Omero. 

Il dilemma su una latinizzazione d’Omero in versi o in prosa 
e anche in Pier Candido Decembrio. Nella Vita Homeri afferma 
che tale e Pefficacia d’espressione e Peleganza dei verso greco 
ut latine traductum aut verbum pro verbo redditum non sonet 
aut metri vinclis et lege copulatum ex parte continere videatur 
eam quam habet in Graecis concinnitatem* 6 . Se un timore di 


33 Al riguardo piace qui ricordare Posservazione di A. Lombardo, citato da 
E. Ferrero in Celine, ovuero lo scandalo di un secolo , Torino 1992, postfazione 
a L.F.C£line, Viaggio al termine della notte, Milano 1992: «Il traduttore deve e 
vuole correre alcuni rischi, nella sua continua ricerca di un compromesso, nella 
sua nostalgia di una lingua inafferrabile, che egli puo solo sfiorare», 

34 I due saggi di traduzione da Omero, Iliade X e Odissea XXIII, sono andati 
perduti. 

35 R. Fabbri, Qualche appunto ..., cit., pp. 76 sgg., giunge a questa conclu- 
sione dopo un’accurata analisi dei frammenti omerici presenti nelFopera di 
Strabone, tradotta da Guarino, rammentando che non e certo la deconte- 
stualizzazione che influisce sulla tendenza umanistica al rifiuto della formularita. 

36 La citazione e tratta da E. Ditt, Pier Candido Decembrio: contributo alia 
storia delPVmanesimo italiano , «Memorie dei R, Ist. Lombardo di Scienze e 
Lettere», XXIV (1931), p. 63, nota 3. M. Borsa, P.C. Decembrio e PUmanesimo 
in Lombardia , «Archivio Storico Lombardo», XX (1983), p. 73, rileva come tale 


21 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE 




natura squisitamente linguistica lo trattiene dal realizzare una 
versificazione latina cFOmero, gli errori nella versione di Leonzio 
Pilato lo inducono a tradurre comunque Ylliade per darie forma 
piu elegante 37 . 

Egli adotta il metodo letterale, riga per riga, fa uso di 
perifrasi, qualora una parola greca non trovi riscontro in latino, 
e non esclude il prestito dei vocabolo greco tale e quale 38 . 
Inoltre se e vero che i suoi modi di trasferire gli epiteti (ripe- 
tizione della formula, epiteto diverso, traduzione di una sola sua 
parte) paiono banalizzazioni dei testo greco, almeno presta atten- 
zione a questa peculiarita omerica, che il Bruni, ad esempio, 
trascura sia nella pratica sia nella teoria della propria ars vertendi . 
lllliade dei Decembrio, che nelle intenzioni avrebbe dovuto 
migliorare le rozzezze leontee, non va oltre questo intento, ma 
con il suo interesse genuino verso Omero offre un contributo 
originale alia storia della traduzione: mentre gli altri umanisti, 
pur riconoscendo la grandezza dei poetarum pater , non riescono 
ad allontanarsi da Virgilio, modello di stile epico per antonomasia, 
egli invece afferma che il poeta latino deriva tutto da quello' 
greco tanto che in molti luoghi il Mantovano non solo imita i 
periodi omerici, ma li trasferisce tali e quali nella sua opera 39 . 


preoccupazione possa essere stata rafforzata dalla lettura, in margine alia versione 
leontea, della postilla petrarchesca in cui si riporta Popinione di S. Gerolamo: 
tradurre Omero in prosa latina renderebbe un poetam eloquentissimum vix 
loquentetn. 

37 Del suo lavoro, iniziato nel 1439 e dedicato al re Giovannill di Castiglia, 
rimangono i primi quattro canti e il decimo. Il Decembrio ebbe sotto gli occhi 
POmero dei Petrarca e la traduzione di Leonzio Pilato, come testimoniano le 
postille a margine nel codice parigino dell’ Iliade leontea: si veda C. Fabiano, P.C. 
Decembrio traduttore d’ Omero, «Aevum», XXIII (194 9), p. 38. 

38 Tale concetto e espresso nella Vita Homeri e riprende Popinione di Cice- 
rone, De finibus bonorum et malorum , III, 15: «Nec tamen exprimi verbum e 
verbo necesse erit, ut intepretes indiserti solent, cum sit verbum quod idem 
declaret magis usitatum . Equidem soleo etiam, quod uno Graeci, si aliter non 
possum, idem pluribus verbis exponere. Et tamen puto concedi nobis oportere , 
ut Graeco verbo utamur, si quando minus occurret Latinum...». 

39 «Mihi autem si quid a poetis memoria dignum perscriptum est, id omne 
ab Homero sumptum videtur. Nam Vergilii poema nihil habet, quod ab huius stilo 
et ordine discedat ; pluribus etiam locis non imitatur sententias dumtaxat , sed 


22 



I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO 


UOmero latino e da anteporre a Virgilio anche per Lorenzo 
Valla 40 , che tra il 1442 e il 1444 volge in prosa latina sedici 
libri de\Y Iliade. «Est enim relinquendtis frequenter character ipse 
graecus ...» e Pinvito nella prefazione alia traduzione delPorazio- 
ne Pro Ctesiphonte di Demostene e vi si ravvisa implicita «la 
condanna dei Valla per Pattivita dei tradurre» 41 ; tale operazio- 
ne, pur utile, in se e per se e priva di retorica, di eloquenza 
e di originalita: bisogna quindi scoprire un nuovo stile, inven- 
tare le figurae e, insomnia, quasi gareggiare con il testo greco 
e superarlo 42 . 

Uapproccio al testo e more oratorio , come per il Bruni, di 
cui ammira la citata traduzione demostenica; ma, a differenza 
di costui, che propugna la necessita, per il traduttore capace, 
di giungere alia massima partecipazione espressiva e culturale 
con Poriginale annullando in questo se stesso, per il Valla il 
rapporto tra testo e interprete si misura nel superare Pautore 
tradotto - questa e la meta da raggiungere - o nelPessere da 
lui superato a livello di elaborazione stilistica, molto diversa 
secondo che sia greca o latina 43 . Tali principi, ineccepibili sui 


transfert », come riporta E. Ditt, P.C. Decembrio ..., cit., p. 62; si veda a questo 
proposito M. Borsa, art. cit., p. 74 e C. Fabiano, art. cit., p. 41. 

40 Si veda R. Sabbadini, 11 metodo..., cit., p. 50. Il Valla dei resto riteneva 
in generale eccessiva la stima degli umanisti nei confronti di Virgilio, come 
mostra la preferenza accordata a Pindaro Tebano, epitomatore dell’ Iliade nel 
I sec. d.C.: si veda J. Vahlen, Laurentii Vallae opuscula tria , «Sitzungsber. d. Kais. 
Akad. d. Wiss. zu Wien», Philos.-Hist. Cl. LXI (1869), II, p. 381 (ed. anast. in 
Laurentius Valla, Opera omnia , II, Torino 1962, p. 217). 

41 F. Lo Monaco, Per la traduzione valliana della «Pro Ctesiphonte » di 
Demostene, estratto da AA.W, Lorenzo Valla e VUmanesimo italiano, Padova 
1980, p. 152; Fautore, dopo aver cercato di dimostrare che «e forse possibile 
ripristinare una contemporaneita tra dedica e traduzione» (Firenze 1434), marca 
- come si vedra - Foriginalita dei criteri traduttori valliani. 

42 Si veda «Laurentii Vallensis Praefatio in Traductionem Demosthenis pro 
Ctesiphonte...» (ed. anast. in Laurentius Valla, Opera..., cit., p. 327). 

43 «Ut enim alius est illorum cultus veluti in barba et capillo prolixiore, 
aliud noster, cum tamen membra sint eadem, ita in eisdem sententiis aliud graeca, 
aliud latina sapit oratio» {Praefatio..., cit., ivi, p. 327). Circa il problema della 
comparazione tra le due lingue classiche, il Valla pare optare per la supremazia 
dei latino sui greco: il primo possiede una maggiore razionalita, dovuta alia unita 
«non solo geografica ma anche culturale», in opposizione alia molteplicita ed 
eterogeneita dei diale tti greci (F. Lo Monaco, Per la traduzione..., cit., pp. 157 
sgg.). II Valla percepisce come profonda «la diversita strutturale tra le due lin- 


23 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALFILIADE 


pj ai ie logico, costituiscono, a ben vedere, la giustificazione 
teorica di quella che stava divenendo e sara per molti, aH’epo- 
ca, la prassi traduttoria: si tralascia il fine primo della tradu- 
zione, quello di riuscire a comunicare sia Taspetto formale che 
contenutistico di un’opera, di modo che P ars vertendi divenga 
occasione per ver ifi care, attraverso la lingua acquisita preferita 
o meglio conosciuta, le proprie abilita retoriche: il traduttore 
muove Pautore verso il proprio gusto 44 . Coerente a quanto 
concepito, Pautore delle Elegantiae traduce Omero con molta 
liberta rispetto alPoriginale e non e esente da grossolani errori 
di interpretazione dei testo; sui versante esattamente opposto a 
una latinizzazione letterale, V Iliade dei Valla nella sua eleganza 
oratoria e tuttavia altrettanto lontana dal possedere Vhomencum 
illud, quod omnes cogitamus 45 . 

Respirare Pafflato della poesia omerica e invece il desiderio 
di papa Niccolo V, che, nel piano predisposto per arricchire 
della letteratura greca la Biblioteca Vaticana, non puo non 
comprendere Iliade e Odissea 46 . 

Pare dar corpo al progetto papale, difficile sane et arduum 
opus , Orazio Romano, qui ... Iliadem aggressus nonnullos ex ea 
libros latinos fecit, dignos quos nostra miraretur aetas 47 \ Poco si 


gue... per il fatto che il linguaggio filosofico e teologico, oggetto particolare della 
critica valliana, rimaneva pur sempre una traduzione dall’ originale greco»: cosi 
S.I. Camporeale, Lorenzo Valla, Umanesimo e teologia , Firenze 1972, pp. 173 
sgg., che rileva come per Pumanista la traduzione sia «valida qualora non violi 
le leggi strutturali derivanti dalla prassi della lingua, considerata quesTultima 
come un tutto coerente in se stesso ed espressione di una determinata cultura». 

44 Si veda D. Riposio, Rassegna ..., cit., p. 378. 

45 C. Salutati, Epistolario cit., 11, p. 357. 11 Vahlen ( Laurentii Vatiae..., 
cit., pp. 372 sgg.), basandosi su una sorta di relativismo concettuale della tradu- 
zione, formula per [Iliade dei Valla un giudizio meno negativo di altri studiosi; 
il Folena (« Volgarizzare »..., cit., p. 101) colloca il Valla tra i capis al di della 
traduzione umanistica, sia teorica che pratica. 

46 Non e sicuro se papa Parentucelli abbia sollecitato anche Guarino a 
tradurre in versi latini i poemi orner ici*, comunque sia non ne ricavo alcun frutto 
(R. Sabbadini, La scuola e gli studi di G.G. Veronese, Catania 1896, p. 124 e 
J. Vahlen, Laurentii Vallae ..., cit., pp. 381 sgg.). E probabile che anche il Valla 
abbia presentato la propria versione delFl/i^de, ma, forse perche in prosa, essa 
non incontro il favore dei pontefice (J. Vahlen, ivi, p. 381). 

47 Pius P.P II (Enea Silvio Piccolomini), Europa , Venedis 1501, cc. LXXIIv- 
LXXIII, 


24 



I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO 


conosce su costui: dai maestri presso lo Studio Romano, Gior- 
gio Trapezunzio e Teodoro Gaza, apprende la lingua greca; 
dairopera che gli diede fama, il poema epico sulla congiura di 
Stefano Porcari Porcaria , emergono la sua predilezione per 
Virgilio e la conoscenza di norme metriche e stilistiche latine 
e, da altri suoi componimenti, il desiderio di ottenere i favori 
dei papa 48 . Poiche della sua traduzione iliadica sopravvivono i 
primi cinquantotto versi dei primo libro, non e da escludere che 
la morte dei committente, avvenuta nel marzo dei 1455, abbia 
fatto desistere il poeta dalPimpresa 49 . 

Lesametro oraziano e elegante e scorrevole: e costruito, 
infatti, grazie alPassimilazione dei moduli virgiliani, come si 
riscontra anche da altri suoi componimenti lirici, ma non si puo 
escludere che alPutilizzazione di tale tecnica sia estraneo, come 
si vedra 50 , Pinflusso dei suo predecessore Carlo Marsuppini. 
Non si riesce ad essere indulgenti, invece, riguardo la corret- 
tezza e la fedelta al testo: frequenti sono le errate interpreta- 
zioni, le omissioni e le aggiunte. La traduzione dei Romano 
attesta, ancora una volta, il divario esistente tra la conoscenza 
e Pesperienza della lingua latina contro quella dei greco, ma e 
comunque lodevole il tentativo di versificazione dal testo 
omerico, Punico, dopo quello dei Marsuppini, di una certa 
estensione nella prima meta dei Quattrocento. 

Certamente la latinizzazione d’ Omero in esametri deve 
apparire un ostacolo insormontabile, se anche Basinio Basini 
rifiuta Pinvito dei papa nel 1450 51 . Lumanista parmense e 
infatti abile versificatore, compone un trattatello teorico di 
prosodia e di metrica, il De Carminibus , e pare conoscere e 
amare Omero, considerati i frequenti accenni in questo opusco- 


48 Horatii Romani Porcaria cum aliis eiusdem... carminibus , ed. M. Lehnerdt, 
Lipsiae 1907, pp. III sgg. 

49 Infatti, come ricorda R. Fabbri, Nuova traduzione... , cit., p. 16, nota 25, 
e difficile provare che 1’impegno dei Romano si sia protratto anche durante il 
pontificato di Pio II. 

50 Si veda cap. III, pp. 89 sgg. 

51 F. Ferri, La giovinezza di un poeta. Basini i Parmensis Carmina , Rimini 
1914, p. XVIII. 


25 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ILIADE 


lo, nclle sue liriche e nei tredici libri della Hesperis ; quale 
discepolo di Teodoro Gaza, inoltre, apprende correttamente la 
lingua greca. Eppure nelPepistola poetica a Niccolo V scrive 
che mai si proverebbe a tradurre il memorabile carmen dei 
grande Omero: tale recusatio si interpreta come il rifiuto ad 
accostare alia sublimita epica deiresametro virgiliano versi che 
risulterebbero rozzi e non sufficientemente degni 52 . Il timore 
di non essere alPaltezza dei modello latino, prima ancora che 
di quello greco, sembra far indietreggiare Basinio, che si tra- 
duce, ma piu spesso compendia dai poemi omerici, a conferma- 
re Fopinione tutta umanistica, ben espressa nel pensiero di 
Giovanni Tortelli, circa un Homerum nugacem et dispendiosum, 
Virgilium autem compositum et brevem 53 . 

Sara proprio il Tortelli, considerato Pinsuccesso presso 
Basinio, ad inoltrare Pinvito papale a Carlo Marsuppini, che 
traduce il primo canto delP Iliade e un centinaio di versi dal 
nono, tra il 1452 e 1453, anno in cui la morte interrompe il 
suo lavoro 54 . 

Niccolo V e comunque destinato a non vedere realizzato il 
suo progetto, poiche muore poco dopo aver commissionato la 
traduzione dei due poemi a Francesco Filelfo, che per conse- 
guenza non si accingera nemmeno alPimpresa. Di lui esistono, 
tuttavia, versi omerici tradotti occasionalmente tra il 1429 e il 
1460. Vi si ravvisano una piu precisa conoscenza della lingua 
omerica rispetto ai traduttori coevi, ma anche le caratteristiche 
delP ars vertendi umanistica 55 : tendenza alPeliminazione degli 
epitheta ornantia e adozione dei moduli virgiliani. Uinteresse 
non precipuo ma accurato dei Filelfo verso Omero, sovente 
addotto quale autorita letteraria a convalidare le proprie affer- 


52 «...convertere nunquam / experiar magni memorabile carmen Homeri. ( 
Pleraque si vertas, videantur rustica vel non / digna satis...» (F. FERRr, ivi, pp. 50 

sgg.). 

53 F. Ferri, ivi, p. XXXVIII. 

54 La traduzione delLumanista aretino e oggetto d’analisi nel cap. III, 
pp. 105 sgg. 

55 R. Fabbri, 1 «campioni» di traduzione omerica di Francesco Filelfo, «Maia» 
XXV (1983), pp. 241 sgg., da cui sono tratte le successive conclusioni. 



I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO 


maziomi, documenta come, ormai, conoscere il greco, quello 
omerico in particolare, fosse divenuto componente basilare nella 
formazione dei perfetto umanista. 

Uaccingersi metodicamente alia traduzione, la ricerca, al- 
meno nelle intenzioni, di una tecnica traduttoria e la consa- 
pevolezza di dover riprodurre oltre al contenuto anche lo stile 
di un’opera sono i contributi alia storia della traduzione dei 
sessantennio preso in considerazione nella sintesi su esposta 56 . 

«Homeri poema ... soluta oratione multo facilius ad tradu- 
cendum quam carmine », ammette Giannozzo Manetti nella Vita 
di Niccolo V 57 : la sommaria conoscenza della lingua greca da 
una parte e Peccessiva erudizione ed emulazione dei modelli 
latini dalPaltra costituiscono gli ostacoli per chi sperimenta la 
traduzione in versi; gli esametri virgiliani sono il deterrente in 
chi rinuncia e la fonte dhmitazione-ispirazione per chi rende 
latine Y Iliade o YOdissea. E Pamore per Pautore delP Eneide a 
originare i pregiudizi umanistici sulP epica d’Omero: la sua 
prolissita, la funzione esclusivamente ornamentale degli epiteti, 
la necessita di sciogliere e quindi di variare i nessi formulari 58 . 
La lettura dei poetarum pater nella sua lingua d’origine, tutta- 
via, fa si che egli divenga oggetto di interesse non solo storico 
o mitologico, ma anche artistico e, per evocare la poesia di 


56 Successivamente si provano in traduzioni omeriche prosastiche Francesco 
Griffolini cFArezzo (continuazione dell 'Iliade dei Valla e Odissea ), Raffaele Maffei 
il Volaterrano (Odissea); in versioni esametriche lo stesso Griffolini (Iliade XIV), 
Niccolo Della Valle (nove libri deWlliade), Giano Pannonio (episodio di Glauco 
e Diomede da Iliade VI), il Poliziano (Iliade II-V), il Volaterrano (tre libri 
deWIliade). Non si dimentichi, comunque, che «la diffusione, a poca distanza di 
tempo, di traduzioni diverse dello stesso testo greco mostra come ormai, fra i 
“nipoti” dei Crisolora, Parte di tradurre non fosse piu una missione altamente 
educativa e civilizzatrice, ma uno strumento di prestigio, un mezzo per conqui- 
stare il favore dei principi e per essere al tempo stesso accolti nella ristretta e ben 
munita cerchia degli intellettuali di professione» (cosi L. Gualdo Rosa, La fede 
nella paideia. Aspetti della fortuna europea di Isocrate nei secoli XV e XVI, Roma 
1984, p, 36). 

57 L.A. MuRATORl, Scriptores rerum Italicarum , T. III P. II, p. 927. 

58 Questi criteri di giudizio, negativi nella prospettiva odierna, che valuta 
Omero anche in base alia componente orale dei suoi poemi, sono compren- 
sibilissimi a un*analisi dei fini letterari delle traduzioni umanistiche, come mette 
in luce R. Fabbri, 1 « campioni »..., cit., p. 244. 


27 


LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


uiropera, occorre possedere, oltre alia perizia linguistica, Pani- 
ino di poeta 59 ; Poliziano palesera entrambi i requisiti, ma gli 
apre la via colui, il cui lavoro egli scegliera di proseguire: Carlo 
Marsuppini. 


59 Ma si rifletta, al proposito, suile considerazioni di W. Benjamin, II com- 
pito dei traduttore , in Id., Angelus Novus. Saggi e frammenti , Torino 1981, pp. 
37-50: «il compito dei traduttore va inteso come compito a se e nettamente 
distinto da quello di poeta» perche Tintenzione «dei poeta e ingenua, primaria, 
intuitiva, quella dei traduttore derivata, ultima, ideale». Cosa s’intenda per fedelta 
di una traduzione, in particolare di un'opera poetica, rimane vexata quaestio. 


28 



II 

LE TRADUZIGNI DI CARLO MARSUPPINi 


La lettera prefatoria: note al testo 

La lettera prefatoria alia traduzione dei primo canto ilia- 
dico, sulla cui importanza si discutera 60 , e stata tradita da 
cinque manoscritti. Quattro di essi, e precisamente il 3.C.12 
della Bibloteca Pubblica di Citta dei Capo, il Laurenziano Strozzi 
100 della Biblioteca Laurenziana di Firenze, il II.IX.148 della 
Biblioteca Nazionale di Firenze e il Varia 14 della Biblioteca 
Reale di Torino, verranno descritti piu sotto. Il quinto testimo- 
ne di tale epistola e il codice Dc 158 posseduto dalla Sachsische 
Landesbibliothek di Dresda: e un esemplare dei XV secolo, 
cartaceo, che di Carlo Marsuppini tramanda soltanto la lettera 
dedicata al pontefice Niccolo V, ai ff. 31-34. 

Il testo riportato in questo capitolo a pp. 29 sgg. e restituito 
sulla base della collazione effettuata tra il codice africano, 
il Laurenziano, il torinese e il manoscritto della Biblioteca 
Nazionale. 


Il primo libro delVIliade: note al testo 

Il primo libro delVIliade omerica nella traduzione di Carlo 
Marsuppini e stato conservato, per quanto e dato di sapere, da 
quattro manoscritti e da una stampa: 


60 Si veda al proposito quanto esposto nel cap. III, pp. 105 sgg. 


29 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE 


* Citta dei Capo, South Africae Public Library, 3.C.12, cartaceo, 
sec. XV (C). 

E una miscellanea umanistica di 160 fogli. Una tabula degli 
scritti contenuti precede i ff. 3-126 sui quali sono copiate opere 
di Cristoforo Landino, Antonio Panormita, Pietro Cennino e 
una lettera di Poggio Bracciolini. I restanti fogli, numerati a 
destra in alto, contengono tutti opere di Carlo Marsuppini; la 
lettera iniziale di ogni scritto e rubricata. 

- f. 123, Caroli Aretini poetae clarissimi praefatio ad pontificem 
summum Nicolaum . 

- f. 126v, Homeri poetae divini per Carolum Aretinum in , 
latinum traductus liber primus . 

- f. 139, Oratio Achillis . 

- f. 14 lv, Caroli Aretini ... eulogium in Leonardum Aretinum . 

- f. 145v, Ad Fontanum . 

- f. 145v, Ad Poggium ... de Mercurio sibi misso a Chiriaco 
Anconitano. 

- f. 147v, Ad Kiriacum. 

- f. 148v, Ad (Thomam) Fontanum. 

- f. 15 lv, Ad Poggium de nobilitate. 

- f. 15 3v, C(arolus Marsuppinus) Maffeo Vegio. 

- f. 154v, Epigrammi a Maffeo Vegio . 

- f. 155, Cornelia in Pompeum . Epitaphium Brachii. Epigramma 
Caroli aretini in Phisigarpagam murem. Epigramma Brachii. 
In N. Picininum et Cerpellonem (?). Ad Leonardum. 

I ff. 156v-160v sono bianchi. 

* Firenze, Biblioteca Laurenziana, Laur. Strozz. 100, membra- 
naceo, sec. XV (L). 

I fogli sono numerati a penna in basso progressivamente da 
1 a 42 e compilati in elegante scrittura umanistica; una preziosa 
miniatura occupa i margini sinistro e inferiore dei primo foglio; 
miniate in oro e in vari colori sono anche le lettere iniziali dei 
singoli carmi. Contiene solo scritti di Carlo Marsuppini: 

- f. 1, Caroli Arretini poetae clarissimi praefatio in Homeri 
libros ad Nicolaum PP. V foeliciter incipit. 


30 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


- f. 5, Incipit primus Homeri poetae divini per Carolum 
Arretinum in latinum traductus. 

- f. 17, Oratio Achillis ad Ulixem. 

- f. 1 9v, Homeri divini poetae Batrachmyomachia in latinum 
traducta per Carolum .A. ad Marrasium siculum p. c. foeliciter 
incipit. 

- f. 2 6v, Epigramma in Phisicarpaga murem Caroli A 

Epigramma Bracchii , N. Picininum et Cerpellonum. 

- f. 27, Caroli Arretini elegia de morte Leonardi A. eloquentis- 
simi oratoris. 

- f. 30v, Ad Pontanum. 

- f. 31v, Ad Poggium virum cla. de Mercurio sibi misso a 
Kyriaco A. veterum rerum curiosissimo carmen elegiacum. 

- {. 33, Ad Kyriacum Anconitanum antiquitatis amantissimum 
carmen elegiacum. 

- f. 34v, Ad Thomas Pontanum iuvenem doctissimum cur suae 
Musae diutius sileant responsio atque belli detestatio. 

- f. 37v, Ad Poggium virum clarissimum carmen incipit de 
nobilitate . 

- f. 39v, Carolus Maffeo Veggio salutem. 

- f. 40v, Ad Leonardum Arretinum. 

- f. 41, Ca. ad M. Tullium. 

- f. 41v, Cornelia in Pompeium , Epitaphium Bracchii, Ad 
Veggium poetam clarissimum de distichis sibi dicatis responsio. 

* Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Nazionale II, IX, 
148, cartaceo, sec. XVex 61 (N). 

E una miscellanea umanistica, che consta di tre sezioni: le 
prime due possiedono numerazione propria e sono precedute 
entrambe da una tabula degli scritti contenuti; tra la prima e 
la seconda parte, e tra la seconda e la terza, sono due fogli 
membranacei, su cui si leggono carmi umanistici adespoti indi- 
rizzati a Jacopo Antiquario, Luigi Arcimboldi, Girolamo Berneri 

61 I fogli delEultima parte mostrano una filigrana simile a Briquet 3370 
(cappello da cardinale), per cui si puo circoscrivere la sua datazione intorno agli 
anni 1460-1470. 


31 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISIICA IN VERSI DALL" ILIADE 


^3 


e alm. Uintero codice presenta, inoltre, una numerazione pro- 
gressiva piu recente, in basso e a matita. 

La prima sezione (ff. 1-165) contiene epistole, orazioni e 
traduzioni di Leonardo Aretino, epistole di Antonio Aretino, di 
Ambrogio Traversari e di Poggio Bracciolini; la seconda (ff. 1 - 
98) presenta ancora scritti dei Bruni e dei Bracciolini, di Guarino 
e un’orazione di Antonio Arcalto. 

La terza (senza numerazione propria) accoglie per la mag- 
gior parte scritti dei nostro traduttore; i titoli sono rubricati, 
la lettera iniziante ogni opera e elegantemente miniata; nelPin- 
tera sezione si leggono correzioni e suddivisioni di mano mo- 
derna 62 e ai ff. 280v-281 postille e correzioni di una terza manor 
Queste le opere: 

- ff. 25 6-25 9v, Caroli Aretini poetae clarissimo praefatio in 
Homeri libro ad pontificiem summum Niholaum papam 
quintum foeliciter incipit . 

- ff. 260-27 lv, Homeri poetae divum per Carolum Aretinum 
traductus liber primus foeliciter incipit. 

- ff. 271v-273v, Oratio Achillis ad Ulixem. 

- ff. 274-280v, Homeri poetae divini Batrachomiomachia per 
Carolum A. traducta in latinum ad Marrasium siculum 
foeliciter incipit. 

- £ 280v, Caroli Aretini epitaphium in Phisircaphagam murem. 

- £ 281 , Caroli Aretini eulogium in Leonardum Aretinum virum 
clarissimum. 

- £ 284v, Carolus Aretinus ad Fontanum poscentem carmina 
pro amica sua . 

£ 285, Carolus Aretinus ad Quiriacum. 

- £ 288, Ad Fontanum cur suae musae diutius sileant responsio 
atque belli detestatio. 

- £ 291, Ad Poggium de nobilitate liricum carmen . 

- £ 293, Carolus Maffeo Veggio .$. 

- £ 294, Ad Leonardum Ar. 

62 E la medesima mano che in fondo al f. 296 annota: « Ex alio codice 
Arretino habetur carmen Caroli Marsuppini, quo invehitur in Martem [Incipit ed 
explicitj... quod deficit in VI Tomo. Carminibus Poetarum Illustrium Italorum , 
Flor. 1920». 


32 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


- f. 29 4 v, Cornelia in Pompeium , Epitaphium Bracchii , Ad 
Maffeun Veggium de distichis sibi missis , Caroli Aretini 
epitaphium in Joseph patriarcham lerusalem. 

- f. 295v, Caroli Aretini epitaphium in leonardum Aretinum, 
Caroli Aretini in Leonardum Aretinum epitaphium , Caroli 
Aretini epitaphium in Stephanum de Pignolis. 

- ff. 296V-303, Maffei Veggii Laudensis Astianas incipit foeliciter ; 
Maffei Veggii Laudensis de morte Turni foeliciter incipit loco 
tertii decimi Enedos. 

* Torino, Biblioteca ex-Reale, Varia 14, cartaceo, sec. XVex. 
- XVI (V). 

E una miscellanea, i cui fogli sono numerati recentemente 
a penna in alto e sono scritti da due mani differenti in una 
grafia corsiva individuale. In una prima parte si leggono le 
epistole dello Ps. Curtius , in cinque libri; alia fine e una nota 
dei copista: Padue, die XI Aprilis MCCCCLXXVUI complevi. La 
seconda sezione contiene opere dei Marsuppini, compilate tutte 
da una seconda mano e con titoli stilati in una terza diversa 
grafia. Esse sono: 

- ff. 110v-116, Caroli Aretini viri clarissimi sanctiss. Nicolao 
Pont . Max. inc. (lettera prefatoria alia traduzione dei primo 
canto iliadico) 63 . 

- ff. 1 16-125 v, Primus Homeri liber traductus a Carolo Aretino 
incipit. 

- ff. 126, Carolus Aretinus Marrasio Siculo poetae salutem 
(lettera prefatoria alia traduzione della Batracomiomachia), 
Carolus Aretinus... transduxit ex Homero de ranis et muribus. 
Seguono la traduzione di Leonardo Aretino dal Pluto di 

Aristofane e 1’elegia in morte dei Bruni medesimo, composta 
dal Marsuppini. Alia fine vi sono pagine bianche. 

La recensione e condotta, oltre che sui quattro manoscritti, 
anche su un testo a stampa, contenuto in uno dei volumetti 

63 Al f. 110 e presente lo spazio per ia lettera iniziale della prima parola 
delPepistola («Alme»). 


33 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


legati assieme nelPesemplare posseduto dalla Biblioteca Nazio- 
nale Braidense di Milano, a cui e il titolo complessivo di 
Homeri opera e graeco traducta (B); precede il primo volumetto 
un frontespizio-distinta in cui sono elencate, con leggere varia- 
zioni nelPordine, le opere contenute in esso e nel terzo. 

Il primo volumetto, fascicolato a ternioni aa, AA, BB, A, 
contiene: 

- Theodori Gazae in traductionem Iliadis Homeri D. Lelio (sic) - 
Vallae... Epistola. 

- Homeri viri illustris vita ex Plutarcho graeco in latinum per 
Guarinum Veronensem versa. 

- Orationes Homeri traductae per Leonardum Aretinum. 

- Homeri Vatrachomyomachia (sic) per Carolum Aretinum in 
latinum traducta. 

- Iliados Homeri liber primus per Carolum Aretinum in latinum 
traductus ad Nicolaum quintum Pont. Maximum. 

- Karolus Aretinus in Martem. 

- Ilias Homeri per Nicolaum Vallam patritium Romanum in 
latinum sermonem e graeco traducta. 

La sua datazione risale presumibilmente al 1516, conside- 
rate la presenza di una nota alia fine a cura di Bernardino 
Veneto de Vitalibus e Pidentita tipografica con i capi-lettera e 
con i caratteri dei terzo volumetto, stampato dal medesimo 
Bernardino. Il secondo volumetto, comprendente ternioni da A 
a Q, contiene la traduzione deWIliade fatta da Lorenzo Valla, 
preceduta da una dedica di Pietro Valeriano da Belluno. Il terzo 
accoglie YOdissea tradotta in latino da Francesco Griffolini 
d’Arezzo con i singoli canti preceduti da un argomento 64 . 


64 Che la paternita di questa traduzione in prosa sia da attribuire a Francesco 
Griffolini d’Arezzo e non a Francesco Filelfo, come risulta dalla stampa stessa, 
lo afferma A. Pertusi, Leonzio cit., p. 142. Alia fine dei secondo volumetto: 
« Impressum opus hoc emendatissimum Venetiis, accuratissima dexteritate et 
impensa tacuini de Tridino. Anno a natali christiano MCCCCCII, die Februarii , 
Leonardi Laurodani Serenissimi Venetiarum principis anno altero »; alia fine dei 
terzo: «Odysseae Homeri libri vigesimi quarti atque ultimi finis. MCCCCCXVJ, 
Venetiis per Bernardinum Venetum de Vitalibus». 


34 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


Per cio che concerne le relazioni tra i testimoni su descritti 
si pud affermare che tutti risalgano a un archetipo (X), carat- 
terizzato dai loro errori cornum 65 : 

- v. 127 «aequa mihi , solus merito ne fraudet honore» (NL); «et 
qua mihi solus merito ne fraudet honorem» (C); «aequa mihi f 
solus ne defrauder honore » (V); «aequa mihi , Argivum solus 
fraudetur honore » (B) 66 

- v. 161 « advertere , meas nec grex aversus equorum» 

- v. 267 « qualem Perithoon fortem regemque (u - u)» 

- v. 303 «parce aliis cunctis nostris quae manibus insunt» 

- v. 313 «apta deo duxitque (u -) Chryseida puppim» 

- v. 347 «nil retro aut bello via quae tueatur Achivos » 

- v. 349 « purpureo suffuso, genas Briseida duxit» 

- v. 389 «dona deosque simul; nunc et Briseida nostram » 

- v. 424 «iratum ob raptam Briseida ; velit Ulixes » 

- v. 43 1 «et navibus patriis posuit Chryseida Ulixes» 

- v. 464 «. Aurora ut nostris surrexit lactea bigis» 

- v. 498 «vel contra ut superis cunctis si vilior una» 

- v. 577 « immensus superis risus concussus f £t illum» 

La collazione dei vari codici ha subito evidenziato errori 
congiuntivi in C e in N rispetto ai restanti esemplari, tali da 
consentire la supposizione delPesistenza di un antigrafo comu- 
ne. La tradizione quindi si dividera nei piani alti tra la recen- 
sione di a e di L. 

Gli errori congiuntivi e separativi nei restanti due testimo- 
ni, il manoscritto V e la stampa B, hanno consentito di supporre 
1’esistenza di un esemplare (a) che, oltre alia parte piu signi- 
ficativa degli errori di L, reca errori suoi propri: cio ha per- 
messo di stabilire la discendenza di a da L; le corruttele di L 
sanate da a sono infatti di facile e quasi scontata emendazione. 
E inoltre interessante che molti errori di a siano interpretabili 

65 Per comodita d’esposizione la discussione di tali errori e le relative proposte 
di emendazione verranno presentate successivamente (vedi infra , pp. 44 sgg.). 

66 Come si nota, i testimoni tramandano lo stesso verso corrotto in diversi 
modi, dovuti probabilmente a differenti e mal riusciti interventi di emendazione, 
ma nello stesso punto, per cui si e fatta risalire Ia corruttela alParchetipo stesso. 


35 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE 

come travisamenti paleografici di iezioni buone possedute da L, cio 
che sembra suggerire una relativa vicinanza di a alPantigrafo L. 

Si considerino innanzi tutto i seguenti prospetti, in cui sono 
stati segnalati gli errori di CN contro LVB (Tav. I) e quelli di 
LVB contro CN (Tav. II) e si tenga inoltre conto dei fatto che 
i testimoni VB sono accomunati da una vastissima lacuna (vv. 
221-458), per cui questa parte di testo sara restituita grazie ai 
soli CN ed L. Nella costituzione delle tavole seguenti sono state 
tralasciate le differenti caratteristiche grafiche e gli eventuali 
errori di stampa in B 67 : 


Tav. I 68 


CN 

L + VB 

v. 33 parantem 

petentem 

v. 68 om. 

et 

v. 69 omnia 

somnia 

v. 74 depellere 

defendere 

v. 76 natas C natas vates N 69 

vates 

v. 79 classes... deduxit 

classem... perduxit 

v. 82 irarumque 

irarum 

v. 96 cernat 

cernar 

v. 97 scelestes 

scelestas 

v. 105 haec 

hoc 

v. 124 hic 

hoc 

v. 126 dentur quae 

dentur que 

v. 130 iussus 

iussis 

v. 134 potierier 

potirier 

v. 138 dius 

divus 

v. 142 inhonoratam 

inhonoratum 

v. 145 qui 

quod 

v. 151 agite C ducite N 

cogite 

v. 154 saevisset C om. N 

saevissime 

v. 173 et C om. N 

sum 


67 Tali criteri saranno adottati anche per le tavole successive. 

68 Anche se in edizione critica verranno accolte le Iezioni di L, si prospet- 
tano qui le corrispondenti varianti incerte di CN al v. 258 ore ( voce L), v. 259 
miscebat ( miscebit L), v. 336 agnovit {cognovit L), v. 351 et {at L). 

69 II codice N presenta la variante natas erasa e subito accanto la voce 
corretta vates. 


36 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


V. 

182 primis C primus N 70 

primus 

V. 

200 repugnat 

repugnant 

V. 

209 quae 

quo 

V. 

215 tua 

tu 

V. 

217 strinxerit 

strinxeris VL astrinxeris B 

V. 

219 ornaverat 

ornaverit 

V. 

220 compre ... dictis mea dicta 

comprime... mitis mea iussa 

V. 

232 pectore 

poscere (om. VB) 

V. 

253 clarusque 

clavisque (om. VB) 

V. 

254 extuat 

aestuat (om. VB) 

V. 

268 divum 

divinum (om. VB) 

V. 

278 om. 

ipse (om. VB) 

V. 

293 forte 

fortem (om. VB) 

V. 

295 dius 

divus (om. VB) 

V. 

312 bissenos C bisseno N 

bis denos (om. VB) 

V. 

313 puppi 

puppim (om. VB) 

V. 

327 saepius 

(om. VB) 

V. 

333 hic 

hoc (om. VB) 

V. 

337 solute 

salvete (om. VB) 

V. 

338 tollere 

tollite (om. VB) 

V. 

354 aevis C aevus N 

aevi (om. VB) 

V. 

376 patremque 

vatemque (om. VB) 

V. 

383 extisne 

extisve (om. VB) 

V. 

387 minus 

minis (om. VB) 

V. 

411 es haec vis C eo haec vis N 

es brevis (om. VB) 

V. 

426 malum 

malus (om. VB) 

V. 

435 ille 

illo (om. VB) 

V. 

437 hunc 

hinc (om. VB) 

V. 

438 supplexque 

supplex (om. VB) 

V. 

452 tenuia... verubus 

tenua... veribus (om. VB) 

V. 

468 curvumque C curvamque N 

currumque 

V. 

469 levi 

leni 

V. 

4 76 sol venit unus 

venit sol unus 

V. 

482 dextra 

supplex 

V. 

506 illum 

ullum 

V. 

519 consilio 

consilia 

w. 

523 e 527 divum hominumque 

divumque hominumque 

V. 

535 an 

ah 

V. 

554 penis 

peius 

V. 

555 fert 

fer 

V. 

585 et 

ut 

V. 

588 iustaque 

iuxtaque 


Uesemplare N offre primis corretto in primus. 


37 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE 


Tav. II 


L 

+ VB 

CN 

V. 

126 vos agite LV 

vos agitate 


vos agite haec B 


V. 

129 possint 

possunt 

V. 

239 mihi (om. VB) 

nil 

V. 

303 aliis parce (om. VB) 

parce aliis 

v. 

320 et summo (om. VB) 

et fumo 

V. 

325 pulchra (om. VB) 

pulchram 

V. 

367 huc (om. VB) 

hinc 

V. 

371 solvent (om. VB) 

solveret 

v. 

396 Briarium (om. VB) 

Briareum 

V. 

414 nubes caelumque (om. VB) 

caelum nubesque 

V. 

418 quique (om. VB) 

quisque 

V. 

448 advolvitque (om. VB) 

adoluitque 

V. 

472 exoritur 

exuritur 

V. 

551 mutat 

mittat 

V. 

554 sed non inscia LB 

sed tu non inscia 


cum non tamen inscia V 


Dimostrato il legame tra C e N rispetto a LVB al fine di 
stabilire la dipendenza di C e di N da un antigrafo comune (a), 
per verificare la loro reciproca indipendenza si osservino ora gli 
errori di C contro NLVB (Tav. III) e di N contro CLVB (Tav. IV). 


Tav. III 


C 


NLVB 

v. 

14 regebat 

gerebat 

v. 

19 servat 

servant 

V. 

40 hin 

hinc 

V. 

58 muta 

multa 

V. 

60 populus 

populos 

V. 

68 extisque 

extis ve 

V. 

69 Iovi 

love 

V. 

102 successent 

succensent 

V. 

124 neque 

namque 

V. 

132 clausa 

divisa 

V. 

148 quaecumque 

quemcumque 


38 


II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUFPINI 


V. 

153 idoneus 

Idomeneus 

V. 

156 numine 

lumine 

V. 

161 adversus 

aversus 

V. 

172 nibilque 

mihique 

V. 

185 sC 

sin 

V. 

187 immihi 

enim mihi 

V. 

193 in te 

ut te 

V. 

199 vincerat 

vinceret 

V. 

210 certa 

certe 

V. 

226 dei 

dea (om. VB) 

V. 

241 nunc quae 

nunquam (om. VB) 

V. 

246 tremunt 

colunt (om. VB) 

V. 

268 e Xandum 

Xandium (om. VB) 

v. 

302 ad 

ob (om. VB) 

V. 

303 insint 

insunt (om. VB) 

w. 

306-311 om. 

purpureus ... inde (om. VB) 

V. 

314 tamen 

tandem (om. VB) 

V. 

320 rumor 

nidor nitor L (om. VB) 

V. 

324 reges 

regis (om. VB) 

V- 

326 

huc (om. VB) 

V. 

361 conservat 

compellat (om. VB) 

V. 

362 natum 

manibus (om. VB) 

V. 

363 /wefw 

luctus (om. VB) 

V. 

369 pulchrum 

pulchram (om. VB) 

V. 

388 

nunc (om. VB) 

V. 

397 hunc 

nunc (om. VB) 

V. 

399 cursus 

ausus (om. VB) 

V, 

415 contendere 

concurrere (om. VB) 

V. 

445 precanti 

precati (om. VB) 

V. 

454 postque 

postquam (om. VB) 

V. 

458 aliique 

aliisque (om. VB) 

V. 

461 tacitas 

tacitus 

V. 

491 e£... Danaus 

ut ... Danais 

V. 

465 portus 

portu 

V. 

501 me «no 

me luno 

V. 

505 s* 

sed 

V. 

526 quantus 

quamvis 

V. 

557 vos 

nos 

V. 

577 concussit 

concussus 

V. 

585 declinat 

declinant 


Considerate la quantita e la qualita degli errori di C, si 
dovra ritenere la lezione « caveas » dei v. 278 una felice e isolata 


39 


LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL ILIADE 


emendazione dei tradito « caveat » (NLVB), congiuntivo in terza 
persona singolare inaccettabile grammaticalmente nel contesto 
latino 71 . 


Tav. IV 


N 

v. 22 munera praeterea 71 

v. 35 caros 
v. 89 tantum 
v. 118 quaeque 
v. 155 vobis placet 

v. 325 aut 

v. 340 nos 

v. 349 purpureas 

v. 363 patenti 

v. 378 natibus discedere 

v. 385 unquam 

v. 401 wec 

v. 408 

v. 415 nobis 

v. 449 caspis 

v. 45 8 mutant 

v. 521 consiliis 

v. 549 factus 

v. 573 his dictis nata 

v. 583 emersit 


CLVB 

munera praetendens LVB 
munera praetens C 

tamen 

-que 

nobis places LVB nobis 
placeas C 
(om. VB) 
i/os (om. VB) 
purpureo (om. VB) 
parenti (om.VB) 
ratibus descendere (om. VB) 
inquam (om. VB) 
haec (om. VB) 
utinam (om. VB) 
nolis (om. VB) 
cuspis L cupis C (om. VB) 
invitant (om. VB) 
consilii 
fatus 

his nati dictis 
mersit 


Si osservino ora le coincidenze in errore rilevate in V e in B 
contro le lezioni corrette di L e di CN (Tav. V) e gli errori con- 
giuntivi di L e di CN contro V e B (Tav. VI): 


71 Uerrore si motiva facilmente nel frequente travisamento grafico di S e di 
T, in finale di parola. 

72 Anche se stemmaticamente non cogente, la lezione di N acquista valore 
se confrontata con Verg., Aen. 1,647 che in incipit di verso pone la medesima 
locuzione; rimane dunque incerta la lezione originaria anche per il fatto che il 
nostro traduttore potrebbe aver modificato intenzionalmente il sintagma latino. 


40 


II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


VB 
v. 1 

mussamque V 

v. 

11 

Musamque 

procumbitat 

V. 

20 

maerentia 

V. 

54 

horrisono 

V. 

111 

cum ferveat ira 

V. 

144 

gratis 

V. 

162 

om. 

V. 

192 

rara 

V. 

217 

in illum 

w. 

221-458 

om. 

V. 

485 

sanctissima 


Tav. V 

CNL 

miseramque 

procumbut 

ingentia 

horrendo 

fervebat ab ira 73 

Grecis 

segetes 

cara 

nullum 

«O dea... propinant» 
Saturnia 


Tav. VI 74 


CNL 


VB 


v. 13 -que 

v. 67 voluimus si C volumus si NL 

v. 120 haud nolui C haud volui NL 

v. 138 et CN om. L 

v. 149 nec 

v. 161 avertere 

v. 219 nec 

v. 324 fides 

v. 464 nigis C vigis L nigris N 
v. 508 infestum ut potes 

v. 521 ceptum 


qui 

si volumus 
non volui 
tu 

haec 

advertere 

haec 

fide 

bigis 

infectumve potest 
captum 


AI fine di stabilire il genere di legame che, come si e sopra 
documentato, esiste tra L e VB, e utile comprendere a sua volta 
il rapporto tra V e B; le seguenti tavole evidenziano gli errori 

73 La corruttela in VB e provata dalla coincidenza della lezione di CNL con 
la fonte classica citata: Ov., Met. 2,602 « animus tumida fervebat ab ira» 

74 Nonostante la correttezza delle lezioni presentate da VB al v. 124 « possum » 
{«possim» CNL) e al v. 480 «aerea» {«aurea» CNL), avrebbero una loro plausibilita 
anche le varianti presentate da CNL; al proposito si veda piu sotto, p. 46, nota 81. 


41 


I A PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE 


di \ contro B e gli altri testimoni (Tav. VII) e quelli di B contro 
V e gli altri testimoni (Tav. VIII): 


Tav. VII 


V 


B + CN + L 

v. 

30 minatur 

minatus 

V. 

43 summe theu 

Smintheu 

V. 

48 haec 

hoc 

V. 

65 Atrida 

Atride 

V. 

72 ignes 

agnos 

V. 

137 om. 

est 

V. 

166 quisquis 

quisque 

V. 

505 sunt 

sint 

V. 

512 haec 

his 

V. 

534 neque 

nec 

V. 

541 ...dictu 

dictu tibi 

V. 

563 parenti 

parentem 

V. 

57 1 semianimis caelo 

semianimus Lemnium B/ 
Lemno NL 

V. 

572 Snities 

Sinties 


V dei resto offre lezioni corrette al v. 207 « subitis » e al v. 
537 «celebretur » 75 . 


Tav. VIII 


B 


V + CN + L 


v. 20 numina 
v. 21 primos 
v. 30 talia 
v. 36 haec... haec 
v. 44 thura 
v. 52 Argivamque 
v. 59 nomen 


moenia 
patrios 
taliaque 
hic ... hic 
crura 

Argivumque 

novem 


75 Si leggano piu sotto, a p. 47, le motivazioni addotte a spiegare la plau- 
sibilita di tali lezioni. 


42 


II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


V. 

77 fuerunt... futura 

fuerint... ventura 

V. 

86 afferre 

affore 

V. 

87 est 

om. 

V. 

100 fatus 

fatur 

V. 

122 cum 

animi 

V. 

129 nostri 

om. 

V. 

143 ipse .s. Phoebo 

ipse deo 

V. 

159 aut 

seu 

V. 

194 aequare meis 

nostris aequare 

V. 

195 Achivis 

Achillis 

V. 

462 se merserat 

se mersit in 

V. 

492 non 

enim 

V. 

507 annuere irrevocabile 

annuero revocabile 

V. 

513 ad 

at 

V. 

525 om. 

tibi 

V. 

528 hoc nullus 

haec ullus 

V. 

546 dolore 

timore 

V. 

548 omnis 

omnes 

V. 

565-6 qui... posset contendere 

quis... contendere posset 

V. 

582 om. 

-que 


Gli errori separativi tra V e B cosi testimoniati, consentono 
di supporre 1’esistenza di un antigrafo comune (tf), a cui si 
faranno dunque risalire gli errori sicuri che congiungono VB ad 
L (Tav. II, vv. 126, 472, 551, 554). Che L non discenda da a e 
dimostrato dal fatto che errori di a non sono presenti in L (Tav. 
V); e vero anche che a talora presenta la lezione corretta dove 
L sbaglia (Tav. VI), ma, come si vedra, tali errori sono tutti di 
quasi scontata emendazione; inoltre molti errori di a sono 
riconducibili a travisamenti grafici da L. Si puo quindi ipotiz- 
zare la discendenza di a da quest’ultimo. 

Alie argomentazioni su esposte si ritiene conseguente la 
proposta di un siffatto stemma codicum : 


x 



C Na 

A 


V B 
43 


LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


Si espongono di seguito alcune considerazioni atte ad avva- 
lorare la costituzione dello stemma proposto. 

Uindipendenza di C e di N dal resto della tradizione emerge 
dalla valutazione della quantita e della qualita dei loro errori: tra- 
visamenti grafici, aggiunte e omissioni, ripetizioni (Taw. I, III, IV). 

Altrettanto chiara risulta Tindipendenza di L e, quando 
verificabile data la lacuna, di VB da CN (Tav. II) 76 ; ma Tim- 
possibilita di raffronto con la restante tradizione e una relativa 
plausibilita nel contesto latino richiedono 1’ausilio dei testo 
iliadico per poter stabilire con sicurezza Terrore di L contro CN 
nei seguenti passi 77 : 

v. 239 

L = Nunc magnum adiuro , neque enim mihi dicere maius 
CN = Nunc magnum adiuro , neque enim nil dicere maius 
Hom. 233 = ak\' &k toi epeco mi ini peyav opKov opoopai 

v. 320 

L = volvitur et summo commistus ad aethera nitor 

CN = volvitur et fumo commistus ad aethera nidor (rumor C) 

Hom. 317 = kvigt) 5’ oopavov Xkzv sTaoaopevri rcepi KaTivcb 

v. 448 

L = advolvitque senex flammis , vinoque calenti 

CN = adoluitque senex flammis, vinoque calenti 

Hom. 462 = koue 8’ eui ax^Ti^ o yepcov, etiI 8’ avGom oivov 


76 I casi di discordanza nel gruppo LVB sono chiaramente dovuti a interventi 
per sanare le lacune metriche; per il v. 126 in edizione critica si accogliera la 
lezione di CN, suffragata anche da Virgilio in Aen. 2,640 «vos agitate fugam» in 
uguale sede metrica. 

77 II testo greco viene citato secondo Tedizione di D.B. Monro e Th.W. 
Allen, Homeri opera , Oxford 1931, ristampa della III ed., vol. I. Relativamente 
al V Iliade di partenza consultata dal Marsuppini non e dato a tutt’oggi di possedere 
informazioni certe; le opere greche che sono state sotto gli occhi dei nostro 
traduttore potrebbero essere quelle raccolte nel codice Laurenziano 34,2: ne 
costi tuirebbe indizio il fatto che esso possiede una Vita homeri dello Pseudo 
Plutarco (per Paretino fonte primaria di informazioni sulla biografia e sulParte 
omeriche: si veda p. 106, nota 106) e un Iliade che conserva il v. 265 0r|aea 
T v Aiye(5r|v, ettieuce^ov dOavaxoiai coincidente con il v. 269 Thesea Aegidem , divis 
caelestibus aequum della versione umanistica. 


44 


ii. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


Sorge qualche perplessita anche suile inversioni, possedendo 
queste uguale valenza prosodica e metrica: v. 465 «laeti portu » 
CN {«portu laeti » LVB). 

Che poi a 78 discenda da L e attestato dalle seguenti con- 
siderazioni: 

- in B esistono alcuni errori (Tav. VIII vv. 20, 21, 59, 492) 
derivanti da compendi, che in V sono sciolti regolarmente e che 
quindi si suppongono presenti nel suo antigrafo; due di essi sono 
anche in L: v. 59 nom e v. 492 .n. 79 ; 

- Terrore congiuntivo di VB al v. 1 « mussamque » (Tav. III), 
che B modifica leggermente per dargli senso in << Musamque », 
deriva evidentemente dallo scioglimento dei compendio di 
« miseramque »: in L tale lezione e presente abbreviata e corretta; 

- tenendo conto che a non copia meccanicamente dal suo 
antigrafo, eventualita che e quasi consuetudine in epoca 
umanistica, per a non deve essere difficile rimediare ad evidenti 
errori di distrazione dei solo L: 

v. 19 servat (L) servant (CNVB) 

v. 23 credite (L) reddite (CNVB) 

v. 28 ac (L) at (CNVB) 

v. 56 finxit (L) fixit (CNVB) 

v. 58 muta (L) multa (NVB) 80 

v. 72 sisque (L) sicque (CNVB) 

v. 148 turbatitur (L) turbabitur (CNVB) 

- talora a recupera la corretta lezione (Tav. VI vv. 13, 149, 
219, 508, 521) probabilmente per felice congettura, ma non e 


78 II fatto che a possa discendere da un antigrafo comune a CN e a L e ipotesi 
non plausibile: gli errori di LVB dovrebbero o essere ricondotti alio stesso (ma si 
vedano le Taw. I e II) o essersi generati in L e in a da una imprecisa lettura dei 
medesimo; ma in entrambi i casi non si comprende come mai C e N o addirittura 
migliorino il testo, quando solitamente peggiorano, o copino correttamente, quan- 
do solitamente fraintendono. 

79 « Nomen » e variante presente anche in C: cio consente di ipotizzare la 
presenza dell’abbreviazione nom nell’esemplare a , a riprova della derivazione di 
questo e di L da un unico codice. 

80 La variante «muta» per «multa» evidentemente errata, come conferma la 
lezione $a|ietcu dei testo greco (Hom. 52), e presente anche in C; considerato 
tuttavia il tipo di svista, non e azzardato ipotizzare la poligenesi deli 'errore. 


45 


L . : rR jMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 

da rscludere la casualita (H di «haec» e N di «nec» alFinizio di 
verso ingenerano spesso confusione); talora colma lacune me- 
triche (lav. VI v. 138) 81 . La tendenza di a a non accogliere 
passivamente le lezioni dei suo antigrafo si puo rilevare in 
negativo per due casi, dove appunto, modificando il testo in- 
tenzionalmente, da luogo a errori critici (Tav. V): v. 11 
« procumbitat » contro «procumbunt» , che al singolare consente 
il legame con «populum» 82 ; v. 485 « sanctissima » contro « Satur- 
nia », congetturata probabilmente per non aver compreso l’epi- 
teto greco; 

- molti errori comuni a VB, quindi derivanti da a (Tav, V 
vv. 20, 144, 192, 217), sono giustificabili paleograficamente: 
fraintendimenti di IN con M, di E cedigliata con G, di C con 
T, di C con £, di NU con IN J; 

- urfevidente banalizzazione emerge al v. 142 « habuisse » 
per «hausisse» 83 ; 

- il «cum» dei v. 110 puo aver influito sui verso seguente 
e aver mutato « fervebat » in «cum ferveat »: 1’eliminazione di 


81 Si e gia accennato (nota 74, p. 41) alia correttezza di altre due lezioni di 
VB contro CNL: al v. 124 la variante « possim » viene segnalata come errore, perche 
il corrispondente passo omerico offre un presente indicativo (Hom. 117(3ou^opai) 
fedelmente tradotto con «possum»; ma non si puo escludere completamente la 
validita dei congiuntivo presente, che, conferendo al periodo soggettivita e possi- 
bilita, marcherebbe 1’autorita personale di Agamennone. Al v. 480 il confronto 
con il testo greco (Hom. 497 rjepiri) e la sede metrica avvalorano la variante 
«aerea»; ma 1’attributo «aurea» per le dee sara assai frequente nelle traduzioni 
delEepoca (prima dei Marsuppini fu adottato da P.C. Decembrio) e potrebbe 
quindi costituire qui una trivializzazzione: le norme metriche verrebbero rispet- 
tate ipotizzando dieresi sui dittongo au. 

82 II raffronto con il testo iliadico (Hom. 10 o^eKovxo Xaoi) esige, invece, 
il mantenimento dei verbo al plurale e Pemendazione di «populum» in «populi». 

83 Presentandosi controversa la tradizione su questa lezione, sara utile osser- 
vare le varianti dei manoscritti: « habuisse » C, « hansisse » N, « ausisse » con h 
soprascritta alLinizio di parola L, « habuisse » VB. Sia C che N offrono una lezione 
scorretta, fraintendendo entrambi una parola che evidentemente nel loro antigrafo 
si leggeva confusamente, C intervenendo e modificando il vocabolo, come al 
v. 278 (ma « caveas » in luogo di «caveat» e felice emendazione), N copiando 
pedissequamente una parola senza senso. V e B derivano da a una variante che si 
spiega paleograficamente, osservando la lezione di L: essendo palesi la confusione 
tra h e b e il tentativo di restituire un senso alia parola, e plausibile dunque 
Pipotesi della presenza di una grafia confusa nelPantigrafo comune di a e di L. 


46 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


«ab» si rendeva necessaria per ristabilire metricamente la clau- 
sola. 

Si rileva qpi il fatto che V almeno in due casi offre lezioni 
plausibili. Il v. 207 ha « subitis » contro « subito » dei restanti 
testimoni: la variante di V e piu coerente traduzione dal testo 
greco, che presenta il nesso formulare eTtea Tixspoevxa (Hom. 
201); non si pud comunque escludere che il copista dei mano-* 
scritto torinese sia caduto in errore per omografia o per 
omofonia con 1’attributo nella parte finale dei sostantivo. Del 
resto accettare la lezione di CNLB implica 1’ipotesi di uno iato 
che non si giustifica stilisticamente. Il v. 537 presenta il con- 
giuntivo « celebretur », richiesto dal senso finale della proposizio- 
ne, contro il «celebratur» di NLB. 

Si segnala, inoltre, la tendenza di B, non rara trattandosi di 
un esemplare a stampa, a intervenire sui testo o per colmare 
lacune metriche o per chiarire il senso dei verso: 

v. 129 84 

B = Quae tibi magna nostri possint dare munera Achivi 

VCNL = Quae tibi magna possint [possunt CN) dare munera Achivi 

Hom. 123 = n<bq yap xoi Scbaouai yspa<; peyaQopoi ^Axatoi 

v. 143 

B = ipse ,s. Phoebo iubeas reddi Chryseida, nostris 

VCNL = ipse deo iubeas reddi Chryseida, nostri 

Hom. 134 = qaOai Seoopevov, KsXeai 8e pe xqvS’ ctTioSoovai 

v. 170 85 

B = praemia quae merito mihi sint data praemia Grais 
VCNL = praemia quae merito sic sic data praemia Grais 
Hom. 162 = <f> £7ii tioMA poyricra, 5oaav 5s poi oXeq y A%ai&v 


84 La lezione autentica e difficilmente restituibile : un’ipotesi di emendazione 
potrebbe essere «satis», anche se il testo greco giustificherebbe «enim», non 
accettabile metricamente. 

85 La variante «mihi sint » non e segnalata ne in Tav. VIII, in quanto non e 
errore (potrebbe costituire la lezione corretta e come tale verra accolta in edizione 
critica), ne in Tav. VII in quanto non comune agli altri testimoni. 


47 



LA PRIMA TRADUZIONH UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE 


In un caso infatti B restituisce la lezione esatta quando tutti 
gli altri testimoni sbagliano: 

v. 501 

B = me luno; nam saepe solet contendere verbis 
VNL = me luno; nam saepe solent contendere verbis 
Hom. 519 = v Hprg ox’ av jli’ cp£0r|aiv oveidcioiq ejteeaaiv 

In parecchi casi, invece, la concordia della tradizione nel- 
Pattestare corrutele ha consentito di far risalire tutti i testimo- 
ni a un unico archetipo; di tali errori si offre qui di seguito la 
motivazione e, quando possibile, una proposta di emendazione: 

- v. 16 « advertere , meas nec grex aversus equorum », in cui 
Paggettivo possessivo non si concorda con alcun’altra parola dei 
verso e dei contesto; e proponibile Pemendazione «meus» 86 . 

- v. 127 «et qua mihi solus merito ne fraudet honorem » C, 
«aequa mihi, solus merito ne fraudet honore» NL 87 , « aequa mihi, 
solus ne defrauder honore» V, «aequa mihi, Argivum solus fraudetur 
honore » B. Tutti quattro i versi da una parte possiedono lezioni 
non accettabili, dalPaltra offrono un apporto a quello che 
dovrebbe essere il testo corretto; a questo fine e utile tenere 
presente anche il corrispondente passo omerico (Hom. 118-9 
odpa pf| otoq / ^pyeicov dyepaaxoq cco, ercei ou5c eoike). V, in 
un verso metricamente inesatto, propone tuttavia il verbo in 
prima persona, da ristabilire, nella sua forma non composta, 
anche negli altri due casi: B, infatti, ha « fraudetur », che insieme 
ad «Argivum» 88 ripristina il ritmo, ma che in terza persona, in 
forma passiva ed eliminata la congiunzione negativa, non da piu 
senso. «Argivum» e lezione che riprende tale e quale il verso 
greco, e nella forma «aequa mihi Argivum solus ne frauder 
honore» si potrebbe ristabilire il testo originale. CNL, pero, 


86 Si confronti con il testo greco al v. 154. 

87 L al posto di « honore » riporta « honer » con non comprensibile correzione 
soprascritta. 

88 Probabilmente a , antigrafo di V e di B, ha eliminato «merito», assente in 
entrambi i suoi discendenti, volendo ristabilire sintatticamente e metricamente il 
verso. 


48 


II. LE TRADUZIGNI DI CARLO MARSUPPINI 


presentano la variante « merito » da concordare con «honore» e, 
adeguatamente emendati in « aequa mihi , solus merito ne frauder 
honore », sono accettabili in edizione critica; a preferire que- 
s^ultima lezione concorrono il minore intervento di emendazione 
e il riscontro con Virgilio, che in quattro casi (Aen . 3,118; 
3,264; 5,652; 8,189) usa la iunctura «meritus honos » all’accu- 
sativo plurale e in due di essi (Aen . 3,264 e 8,189) nella mede- 
sima posizione metrica. 

- v. 267 «qualem Perithoon fortem regemque », presenta nei 
tre codici che lo testimoniano una lacuna al sesto piede, che in 
C e in N e indicata rispettivamente con tre e quattro punti; dal 
riscontro con il testo greco (Hom. 263 olov HeipiOoov xe 
Apoavxa xe, Tcoipeva taxoov) si constata che manca il nome 
proprio di Driante, di cui e gia tradotto, semplificato, 1’epiteto 
e che X, essendo questo un vocabolo desueto, forse non com- 
prende. 

- v. 303 «parce aliis cunctis nostris quae manibus insunt» e 
v. 431 «et navibus patriis posuit Chryseida Ulixes », rispettiva- 
mente nel secondo e primo emistichio, presentano « manibus » e 
« navibus », laddove nei relativi passi greci si ha esattamente 
1’inverso (Hom. 300 x&v 6’ aAAcov a poi eaxi 0of| Ttapa vqi 
peArxivfj e Hom. 441 rcaxpi (juXco ev %zpoi xiOei, 6 5e Se^axo 
Xaipcov). 

- v. 313 « apta deo duxitque Chryseida puppim » e evidente- 

mente ametrico, perche mancano la seconda sillaba breve dei 
terzo dattilo e la lunga dei quarto; trattandosi di un difetto e 
non di un eccesso di sillabe e piu presumibile un guasto della 
tradizione che una svista dei traduttore; il testo greco (Hom. 
309-10 eq 5 5 eKax6pPr|v, / Prjae 5e XpuaeiSa 

mAAiTtapriov) non aiuta molto a rintracciare un’emendazione 
(qualche attributo per Criseide?). 

- v. 347 «nil retro aut bello via quae tueatur Achivos » non 
da senso e metricamente non e accettabile; il testo omerico 
(Hom. 344 onnoiq oi 7iapa vqoai aooi pa%eoivxo ’Axaioi) giu- 
stificherebbe la sostituzione della congiunzione disgiuntiva con 
«ut» e dei pronome relativo con Tenclitica «-que». 


49 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


- v. 349 «purpureo suffusa genas Briseida duxit» o richiede 
Fipotesi di un «est» sottinteso, che motiverebbe « suffusa » al 
nominativo (la sede metrica esige a) ma che renderebbe alquan- 
to contorto il periodo, creando un’altra proposizione principa- 
le; oppure si deve considerare «suffusa» forma errata di un 
participio congiunto a Briseida (« suffusam »), e in questo caso 
per ristabilire metricamente il verso occorre postulare sinizesi 
in « purpureo » e allungamento della prima sillaba di «genas», 
verificatosi anche al v. 483. 

- v. 389 «dona deosque simul; nunc et Briseida nostram» 
richiede « deoque » nel primo emistichio, come esigono il senso 
latino e il rispettivo passo greco (Hom. 390 TtepTtouaiv, ayoucn 
Se Scopa avatcxi); anche qui e piu immaginabile Terrore in X 
che non Taggiunta di s in entrambi i suoi discendenti. 

- v. 424 « iratum ob raptam Briseida; velit Ulixes », cosi come 
testimoniato, non da senso nel contesto latino; il verbo di moto 
nel corrispondente verso greco (Hom. 430-1 auxap ^Suaaebq 
/sq Xpoarjv ucavev aycov leprjv £KaxopPr|v) ne presuppone uno 
con funzione e significato affini {«venit»}). 

- v. 464 «Aurora ut nostris surrexit lactea bigis» ha Tagget- 
tivo possessivo dei tutto fuori luogo nel contesto e nel confron- 
to coi relativo verso greco (Hom. 477 qpoq 8’fjpiyeveia <{>dvri 
po8o5aKxo^oq ’Hcbq); alTemendazione soccorre Virgilio che in 
Aen. 7,26 scrive: « Aurora in roseis fulgebat lutea bigis» S9 ; non 
e da escludere che la voce « lactea » sia stata fraintesa da «lutea». 

- v. 498 «vel contra ut superis cunctis si vilior una», (nel 
testo greco si veda Hom. 516 oaoov iyfo pexa Ttacnv dxipoxaxrj 
0eoq elpi) presuppone la caduta di una m , finale appunto di 
«sim», poiche la particella condizionale non ha significato, 
soprattutto in presenza di un’altra congiunzione subordinante e 
in assenza dei verbo. 


89 Si veda anche Aen. 6,535. E da preferire la lezione dei poeta latino come 
quella scelta dal traduttore, in altri due casi: al v. 242 «cum semel in silvis uno 
de stirpe recisum », presente tale e quale con Tintera similitudine in Aen. 12,206- 
211, che da invece « imo »; al v. 452 dove il virgiliano « frusta » (Aen. 1, 212) 
sostituira il tradito «frustra». 


50 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


- w. 577-78 «immensus superis risus concussus et illum / pocla 
reponentem viderunt ...»: benche la congiunzione coordinante non 
stravolga il senso della proposizione, andra corretta in «ut», come 
da riscontro con il testo greco: Hom. 599-600 aapeaxoq 
Sftp^v&pxo yetaoq pampsccn Oeoiaiv, / gk; iSov ? 'H<|)aiaxov 6ia 
Scopaxa 7roi7cvoovxa. 


51 



CAROLI ARETINI POETAE CLARISSIMI PRAEFATIO 
IN HOMERI LIBROS AD NICOLAUM PR V FELICITER INCIPIT 


Alme pater, merito cingit cui tempora mitra 
et Petri solio divino numine regnas 
in nostras animas, custos pastorque benignus 
cui sancti mores cuique est sapientia prima, 

5 praecipis in Latium divinum vertere Homerum 
infirmisque humeris tantum committere pondus 
non dubitas. Quis enim sacro contendere vati 
ausit et illius nostris iam reddere carmen? 

Nam qui Maeonio potis est subducere versum? 

10 Herculis ille manu nodosam avellere clavam 
iratoque Iovi candentia fulmina posset 
Desine me valido, pater o, committere Atlanti! 

Tam tenuis cervix vasto subsistere caelo 

non valet atque humeri pondus iam ferre recusant, 

15 apta Giganteis non sunt mea pectora pugnis, 
sed gruibus saevis rapior pigmeus in altum. 

Qua potero illius vario me flectere cursu? 

Namque modo immissis laetus decurrit habenis 
et modo lora premit medius, modo frena remittens 
20 contendensque simul iusto moderamine currit. 

Ac velut Oceano dicuntur flumina labi 
cunctasque per terras uno decurrere ab ortu, 
sic uno sacri vates nascuntur Homero, 
ora rigant; ille pater est atque omnibus idem, 

25 ille velut torrens montanis imbribus auctus 
praerumpit pontes et saxa ingentia volvit; 
nunc minore est alveo, ripas nunc fluctibus aequat 
et modo sublimis cygnus se tollit in auras, 
nunc humilis paribus delapsus ab aethere pennis 
30 radit humum, medium gaudet nunc tendere cursum. 

tit. sic in CNL Caroli Aretini viri clarissimi... sanctissimo Nicolao 
pontifici... V 19 frena LV lora cn 22 decurrere CNL decurrit V 
24 ille scripsi illo mss. 26 et NLV ac c 


53 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALLILIADE 




Instruit ille acies constanti pectore et audax 
caelestes in bella vocat; tum corpora sancta 
perstringit ferro Veneris Martisque ferocis 
principioque canit Chrysem pietate verendum 
35 pro nata fudisse preces Graiumque per omnem 
immissam pcpulum pestem; tum iurgia regum 
labitur; hinc castris demissus ab aethere somnus 
concilium cogit Danaum navesque recenset 
ob raptamque Helenam coniunx decernit uterque. 

40 Foedere post rupto Menelaus vulnera sentit 
Tydidesque petit caelestia corpora ferro. 

Post Hecuba et matres placant tua numina, Pallas; 
turbidus hinc Aiax saevo simul Hectore certat 
agmina et Hectoreo Danaum conversa timore 
45 orantumque preces durus contemnit Achilles; 

Tydide socio Troes explorat Ulixes 
ostenduntque suas magno certamine vires 
post Danaum primi, saevit fortissimus Hector 
Argivam in classem, Neptunus concitus acres 
50 iungit equos Graiumque deus vi suscitat arma. 

Protinus ipse pater divum flammatur et ira 
Iunonem adgreditur tristique absistere pugna 
Neptunum iubet et Teucros hortatur Apollo 
Hectoreaque manu per naves spargitur ignis 
55 Argivas. Phrygius Patroclus corripit arma, 
caedibus exsultat congressus Hectore forti, 
ille cadit geriturque ingens pro corpore pugna. 

Tum genetrix nato Vulcania contulit arma, 
in pugnas aciesque ruit placatus Achilles, 

60 hic rapit Hectoreum ter circum Pergama corpus, 

Patrocli funus ludis celebratur et inde, 
at Priamo tandem redduntur corpora nati; 
carminis hic finis tumulo cum clauditur Hector. 

Haec quater in senis libris cantantur Homero, 

65 quae partim tragico tollit graviora cothurno, 

56-58 deficiunt CN 64 cantantur NLV cantatur C 66 comoedus LV 
comediis A 


54 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


comoedus partim Vulcania pocula socco 
miscet, caelestum complentur et atria risu, 
temperat eloquium mox rebus verba rependens. 
Ast ubi Achilleae scribendis versibus irae 
70 venit Musa volens, rursus per carmina vates 
fertur et ipse novo pectus pertentat amore 
et totidem libris errores cantat Ulixis, 
altius incipiens carmen maioribus orsus: 

«Dic mihi, Musa, virum sacrae qui moenia Troiae 
75 diruit, hinc variis multisque erroribus actus 
novit et ingenium multorum vidit et urbes.» 
Concilio quaerunt Superi qua possit Ulixes 
in patriam remeare suam diamque Calypso 
linquere. Mortalem formam mentita Minerva 
80 Telemachum monuit miserum perquirere patrem 
luxuriantque proci, pecudes armentaque caedunt 
Telemachusque patriis iubet hos discedere tectis 
et victum navemque parat portusque recedit 
Nestoreamque Pylum petiit, duce Pallade. Multa 
85 hic audit, monitus Sparte se contulit inde, 
hospitio acceptus Menelai novit Achivos 
infaustas habuisse fugas, Agamemnona caesum 
errantemque patrem tum Protea cuncta locutum. 
Hinc Iovis imperio pelaga nave fertur Ulixes, 

90 in mare sed praeceps Neptuni volvitur ira 
naufragus et tandem Phaeacum allabitur oris; 
tum nata Alcinoi famulas ad litora ducit, 
luditur inde pila somnoque citatur Ulixes 
accipit et vestem defessaque corpora curat 
95 orat et Aretem regisque acceptus in aula. 

Ah miser, Ogygiae narrat discrimina terrae, 
ornatur navis patriae qua litora tangit, 


80 monuit nlv movit C 83 portusque CNL portuque V 84 Pylum 
scripsi Pylon mss. 86 Menelai V Menali cnl novit V movit cnl 
88 tum V cum CNL cuncta nlv multa c 89 hinc V hic cnl 
92 Alcinoi scripsi Alcinos mss. 97 tangit cnl tangat V 


55 



LA. PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALLILIADE 


certatur Discis, Veneris tam dulcia furta 
Demodocus cantat subversaque Pergama Troiae, 
100 Lotophagos Ciconasque simul saevumque Cyclopa 
utribus atque datos ventos et proelia narrat 
Laestrygonum et diram gentem Circesque venena 
huius et admonitu nigras descendit ad umbras, 
vatis Tiresiae sapiens oracula poscit, 

105 hinc repetit Circem. Sirenas remige surdo 

effugit atque inter Scyllam saevamque Charybdim 
fertur et armentum Phoebi mactatur et inde 
naufragus in ligno petiit te, diva Calypso. 

Litore desertus patriae, dehinc condidit antro 
110 dona data et formam sollers capit inde senilem 
Palladis auxilio pastoris ludit in aula; 
munera Telemachus capiens Agamemnone, caram 
sollicitus patriam repetit novitque parentem 
errorisque sui narrat fastigia matri 
115 in primisque canis simulatum novit Ulixem. 

Pauperis hic habitu certat cum paupere in aula, 
arma parat purgatque pedes dum sedula nutrix, 
arguit ignotum subito tum visa cicatrix. 

Contendit veteres arcus letoque procorum 
120 innovat et famulae pendunt pro tempore poenas; 
coniunx Penelope gaudet gaudetque Laertes. 

Sic varius vates variis sua carmina linguis 
ludit et Ionio tornat modo nomine, versus 
Aeolicusque modo modo Doricus atque; ita saepe 
125 integer et castus doctas miratur Athenas, 
principiis legem ponit, tum doctior acri 
suggerit arma foro, tristes componere lites 
edocet, hortatur sapiens causasque perorat 
conciliatque animos pariter flectitque docetque. 
130 Nunc brevis orator, largus nunc, dulcis et acer 
transfert verba decens vertitque in mille figuras, 


98 tam cnl tum V 99 Pergama LV moenia CN 108 petiit scripsi 
petii CN periit LV 121 coniunx V coniuge CN 


56 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


emendat mores hominum poenasque daturas, 
obscenas animas in tristia Tartara ducit, 
mille modis vexat miseros, tum Saeta parantur 
135 regna piis; virtus carmen laudata per omne 

atque unum canit esse deum, cui sidera parent 
cui mare, cui tellus, cui cetera semina rerum, 
cui Superi cuncti tenebrosaque nomina Ditis. 

Humano generi falso sua crimina fatis 
140 transferri docet ore Iovis, qui numina cuncta 

testatur clamatque homines sibi quaerere pestem. 

Proh Superi, falso mortales numina nostra 
incusant causamque suis voluisse queruntur 
fata malis miserum, quos mens insana animusque 
145 contra fata, deum contra et caelestia torquet. 

At nos vera fides, meliori tempore nati, 
in caelum ducit Paulus tuque, optime pastor; 
sed mirum tantum caecum vidisse poetam 
nec contentus eo rerum primordia dicit 
150 ordine quaeque suo, stellas et numina narrat, 
quid valeat cantus, valeant quid somnia missa 
sentit et imparibus numeris caelestia semper 
aptaque, quae servent, ostendit Pythagoreis. 

Est pictura loquens demum tam docta poesis 
155 neve morer totumque ingens evolvere carmen 
sexcentasve alias pergam ne dicere laudes; 
creditur in sacri desunt quae carmine vatis 
his saeclum caruisse suum, tum cognita nulli. 

Illius ergo genus merito certamina ponit: 

160 septem urbes certant divi pro sanguine Homeri, 

Smyrna, Rhodos, Salamis, Colophos, Chios, Argos, Athenae. 
Ergo, sancte pater, non me certamine tanto 
versari cupias, oro, sed tu prius ante 
consule quid nostrae valeant in carmine vires; 

165 quo facere id possis melius, tibi primus Homeri 


151 valeat LV valeant cn 156 sexcentasve LV sexcentasque CN 
161 Colophos V Colphos CNL 


57 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALHL1ADE 


in Latium versus - utinam tuo nomine dignus, 
qui vincis populos, Nicolae, et gloria nostri es - 
mittitur ac etiam carmen quo placat Ulixes 
Aeacidem et Phoenix et quid respondit Achilles. 
170 Haec edi in lucem nolim, nam carmina nondum 
apta satis tomo, rursus polienda sed ante; 
quod si tantus amor tanget tua pectora sancta, 
ut quocumque modo iubeas mihi ludere versus 
meque velis parva volitare per aequora cymba 
175 nec dubitas tanto portu iam mittere in altum, 
ipse gubernaculum capias cursusque secunda 
namque potes nostris sceleratas tollere culpas 
mentibus et poenas. Tibi caeli regia portas 
laeta aperit clauditque, volens tu regna; furentum 
180 diminuis numeroque suo caelestia comples 

tuque potes pedibus Romanum vertere regnum 
in quodcumque caput; domini regesque verendi 
omnigenumque genus, pueri matresque virique 
pastorem patremque colunt, tua numina Musae 
185 semper erunt, nostris condendis versibus illa 

principium mediumque dabunt finemque nec ulla 
Calliope vocitanda mihi, non altus Apollo. 

Te duce, quis poterit saevas decurrere Syrtes 
et poterit scopulos et concurrentia saxa 
190 temnere per mediam vel pandere tela Charybdim? 
Non ego, Phoebe, tua cingi mea tempora lauro 
iam posco, non Pana mihi patremque Lyaeum 
sed tulit in media cantantem carmina rupe, 
non Clio Musaeque aliae mihi tendere ramum 
195 frondentis lauri posco dum rure capellas 
Ascra tuo sed iussa sequor, laus ista volenti 
et merito sit, tamen precor mihi nectere versu 
sit satis atque, pater, tandem tua dicta facessam. 


190 tela CNL vela V 194 Clio conieci Chyo Musaeque V Chyo viseque 
L Clio (erasit) viseque A 


58 


HOMERI ILI AD OS LIBER PRIMUS 
A CAROLO ARETINO TRANSLATUS 


De cognationis codicum ratione 

Quattuor codices (qui nominantur c, N, L, V) Caroli Aret ini primi 
Iliados libri «traductionem» continentes repperi; ad textum 
constituendum , paucis verbis exceptis , libri typis impressi lectiones 
accipiendas putavi. 

Cum errores separativos et coniunctivos CN codices praebeant ; 
iidem e communi exemplari , quod a hic nominatur ; originem traxisse 
videntur. 

Eandem amplissimam lacunam et errores coniunctivos codex V 
et liber typis descriptus B praebent, quapropter e communi codice, 
qui a hic nominatur, eos originem traxisse censendum videtur. 

Eosdem errores exemplaria L et VB praebent, ubi sine vitiis codices 
CN sunt; cum exemplaris a originem neque ex X neque ex alio codice 
trahendam esse videatur, consequitur ut a e codice L descriptum sit. 

Codices L et a a communi exemplari (quod X hic nominatur) 
oriuntur, ut errores coniunctivi et separativi comprobant: a quo 
quandove scriptum sit adhuc ignoratur. Exemplar X ita mendosum 
est ut manifestum appareat id non Caroli ipsius traductionem, quam 
accuratissimam fuisse arbitramur, praebere . 

Ergo codices in stemmate sic disponendos censeo: 


X 

/\ 


'\ 


\ 

N a 


/ 

V 


/ \ 


Huius editionis ratio 

Cum in bipartita recensione codex L fide dignus magis quam 
codices CN, ad textum constituendum eius lectionibus usa sum. 


59 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE 


Ubi lectiones dubiae videntur, mihi magno auxilio fuerunt ea, 
quae sunt extra stemmate : quod hic textus versibus constat, itaque 
legum prosodicarum metricarumque observantiam postulans; quod 
traductio est talis ut cum verso textu ( hic ex Graeca lingua ) 
comparari possit; quod Latinorum poetarum locis Carolus saepe 
utitur Ergo in apparatu etiam unius codicis lectiones traditas scripsi . 

Codicum VB errores semper rettuli, ut eorum originem pate- 
facerent . 

Quamvis exemplar a descriptum sit, nonnumquam per eum textus 
emendatus est; itaque, cum in codicibus VB lacuna amplissima sit, in 
hac apparatus parte semper alteram lectionem rettuli . 

Diphtongos, qui nutantes traditi sunt in codicibus, in editione 
restitui; litteras adflatas, geminatas, simplices, y et caetera propria 
usus scribendi ex recenti consuetudine expressi, nullo iudicio in 
apparatu praebito, nisi ubi mutatio prosodicam diversitatem 
efficeret . In interpunctione quoque et in grandiorum litterarum usu 
recens consuetudo servata est. 

Locos similes significavi, ut auctoris doctrina et eius interpre- 
tandi ars adumbrarentur; eadem causa plus minus ve similia verba 
scripta sunt . 

Textus Graecus iuxta AI lenii editionem exhibetur. 


Codicum sigla 

B = Braid. AB, XVIII, 12 saeculi XVI in. 
C = Afric., 3.C.12, saeculi XV 
L = Laur. Strozz. 100, saeculi XV ex. 
N = Flor. Naz. II, IX, 148 a. 1465-70 
V = Taur. Varia 14, saeculi XVex.-XVI 


Sigla quibus in hac editione usa sum 


add. 

codd. 

in mg. dex. 
in mg. sin. 
om . 
e.v.L 
v. s. 


addidit 

codices 

in margine dextero 
in margine sinistro 
omittit 

eodem versus loco 
vide supra 


60 



HOMERI POETAE DIVINI PER CAROLUM ARETINUM 
TRADUCTUS LIBER PRIMUS FELICITER INCIPIT 


Nunc iram Aeacidae tristem miseramque futuram, 
diva, cane et quantos Grais dedit ille dolores 
quotque animas fortes heroum miserit Orco, 
quantaque tum canibus miserorum corpora passim 
5 atque avibus lanianda tulit, quo tempore primum 
Atrides rector populorum et dius Achilles 
inter se certant; sic Iuppiter ipse volebat. 

Quis deus hic tantos irarum miscuit aestus? 
Latonae genitus, contempto numine, saevo 
10 infensus regi, pestem conciverat atram, 

castra per et populi procumbunt undique morbo; 
namque sacerdotem Phoebi contempserat ille 


tit. sic in N Homeri poetae divini per Caro lum Aretinum in latium 
traductus liber primus feliciter incipit c Incipit primus Homeri 
poetae divini per Carolum Arretinum in latinum traductus L Primus 
Homeri liber traductus a Carolo Aretino incipit V Iliados Homeri 
liber primus per Carolum Arretinum in latinum traductus ad Nico- 
laum quintum Pont. Maximum B 1 miseramque CNL mussamque V 
Musamque B 9 Phoebi iracundia in Graios in mg. dex. N 11 populi 
conieci collato Hom. 10, codd. populum procumbunt CNL procum - 
bitat VB 

2 dedit ille: cf. (eodem versus loco) VERG., Ecl. 1,44; Georg. 2,455; 
dedit semper eodem versus loco apud VERG., Georg. 1,276 etc.; Aen . 
1,248 etc.; dolores : cf. VERG., Aen. 1,25; 5,5; 12,880; 3 miserit Orco: 
cf. VERG., Aen. 2,398 demittimus Orco; 4,242 animas ille evocat Orco; 
9,527 demiserit Orco ; 9,785 miserit Orco\ 4 corpora passim = (e.v.l.) 
STAT., Theb. 3,137; 5 quo tempore primum: cf. (e.v.l.) VERG., Georg. 
1,61; 1,483 tulit . Nec tempore eodem ; 3,267 quo tempore Glauci ; 
Aen. 9,80 tempore quo primum ; 7 inter se certant: cf. VERG., Aen. 
4,443; sic... volebat: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 7,110 sic Iuppiter ipse 
monebat ; 8 irarum miscuit aestus: cf. VERG., Aen. 4,564 irarum 
concitat aestus ; OV, Met. 13,549; 9 contempto numine: cf. (e.v.l.) 
OV, Met. 14,141 contempto munere Phoebi ; numine: cf. (e.v.l.) VERG., 
Aen. 1,8; 2,183; 10,31; 11 procumbunt: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 2,493; 


61 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALEILIADE 


Chrysem, qui ratibus sollers advenerat Argis, 
laurea serta dei manibus sceptrumque gerebat, 

15 et quae sint natae pretium ventura redemptae. 
Fulgentes ocreis Danaos oravit et altos 
praecipue Atridas, rerum quis summa potestas: 
«Atridae, atque alii tam splendida corpora Grai, 
obtestor superos, caeli qui culmina servant, 

20 dent manibus vestris ingentia moenia Troiae 
vertere, tum laetos patrios accedere portus; 
munera praetendens vobis haec munera porto: 
sumite, tam caram misero mihi reddite natam 
et magnum sperate deum, cui certa sagitta 
25 est manibus prolesque Iovis carissima semper». 
Assensere alii, tollendaque praemia censent 
reddendamque patri natam vatemque vereri. 

At non Atridae placuit sententia, dictis 
sed gravibus Chrysem ratibus discedere iussit 
30 taliaque horribili vultu verbisque minatus: 


13 qui VB -que cnl 18 oratio Chrysae sacerdotis in mg. dex. N 
20 ingentia cnl maerentia VB 22 praetendens CLVB praeterea N 28 
Agamemnonis contumelia in mg. sin. N 30 minatus cnlB minatur V 

13 sollers : cf. (e.v.l.) OV, Am. 1,8,87; 2,7,17; 2,19,41 ; AA. 2,355; - 

14 laurea serta : cf. OY, Tr. 2,172; gerebat: cf. (e.v.l.) VERG., Aen . 

5,412; 7,188; 11,552; 12,206; 12,488; 12,944; OV, Met. 2,28 et 
spicea serta gerebat; 15 pretium... redemptae: cf. VERG., Aen. 9,213 
pugna pretiove redemptum ; 17 rerum... potestas: cf. (e.v.l.) VERG., 

Aen. 10,18 rerumque aeterna potestas ; 10,100 rerum cui prima 
potestas ; 19 coeli... servant: cf. VERG., Aen. 4,383 centum quae 
flumina servant ; 20 moenia Troiae: cf. (e.v.l.) 5,811 manibus 
periurae moenia Troiae ; 9,144 dant animos ...moenia Troiae ; 11,288; 
22 munera praetendens: cf . (e.v.l.) VERG., Aen. 1,647 munera 
praeterea ; porto: cf. VERG., Aen. 10,881 et haec tibi porto ; 24 et... 
deum : cf. VERG., Aen. 1,543 et sperate deos memores; sagitta: cf. 
VERG., Aen. 4,69 coniecta cerva sagitta; 5,502 etc.; 26 praemia: cf. 
(e.v.l.) VERG., Aen. 1,461; 2,537; 5,353; 9,271; 12,360; 28 sententia 
dictis: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 11,222; 12,238; sententia semper eodem 
versus loco apud VERG., Aen. 1,237 etc.; 29 discedere: cf. (e.v.l.) 
VERG., Aen. 2,109; 9,20; 12,184; OV, Met. 3,346; 4,338 etc.; 


62 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


«Hinc periturus abi, iam te nec numina Phoebi 
non lauri non sceptra tegent, si navibus altis 
seu nunc tardantem rursus seu castra petentem 
attigero; nec enim ante putes tibi solvere natam 
35 quam procul a patria canos ostenderit Argis: 
hic texat telas, hic nostra cubilia curet. 

I tandem caveasque tuis me incendere verbis». 

Sic fatus. Timuitque senex dictumque facessit, 
undisoni tacitus petiit nam litora ponti, 

40 hinc abiit longe precibus Phoebumque vocavit: 
«Arcitenens magne, Chrysae qui moenia lustras, 
Smintheu, siqua tibi posui pulcherrima templa 
sique tuis aris taurorum pinguia crura 

45 caprarumque dedi, nostris, precor, annue votis: 
dent Danai poenas infestaque conice tela, 
ut tandem lacrimas discant non temnere nostras». 

Audiit hoc Phoebus graviter commotus, et imas 
desilit in terras summo de vertice caeli, 

50 arcum humeris pharetramque gerens; tum turbidus ira 
irruit, et quassae sonitum fecere sagittae; 

Argivumque petit classem circumdatus umbra, 

41 imprecatio sacerdotis Chrysae in mg. sin. N 

31 hinc periturus abi : cf. (e.v.l.) STAT., Theb . 11,29 et contentus abit ; 
33 seu... petentem: cf. STAT., Theb. 6,559 sed tunc tardante secutus ; 
Silv. 3,2,90 quid enim te castra petente ; 36 cubilia semper eodem 
versus loco apud VERG., Georg. 1,183 etc.; OV, Met. 10,635 etc.; 
curet: cf. VERG., Aen. 2,536 pietas 3 quae talia curet ; 6,274 posuere 
cubilia Curae; 37 i: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 4,381; 6,546; 7,425; OV., 
Am. 1,7,35; A.A 2,222 etc; incendere semper eodem versus loco apud 
STAT., Theb. 3,234 et al.; 38 sic fatus = (e.v.l.) VERG., Aen. 2,50 et 
al.; 39 litora ponti — (e.v.l.) STAT., Theb. 4,806; 5,89 {ponto pro 
ponti); 41 moenia lustras: cf. (e.v.l.) OV, Tr. 4,1,77 moenia lustrat; 
E.P. 1,2,19 moenia lustrat; 45 adnue: cf. (e.v.l.) VERG., Georg. 1,40; 
Aen. 9,625; 49 vertice caeli: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 1,225; 
50 arcum... pharetramque: cf. OV, Met. 9,231 arcum pharetramque 
capacem; turbidus: cf. (e.v.l.) VERG., Georg. 2,137; Aen. 9,57; 11,742; 
11,876; 12,10; 12,685; STAT., Theb. 3,18; 9,76; 51 sagittae semper 
eodem versus loco apud STAT., Theb. 4,428 et al.; 52 circumdatus: 
cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 9,462; OV., Met. 2,272 circumdata nube etc.; 


63 


LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE 


conseditque procul, subito nervumque tetendit 
arcus, et horrendo telum stridore remisit: 

55 hoc mulos rapidosque canes, hoc corpora Graium 
fixit, inaudito temptavit et agmina morbo. 

Heu, miserum postquam telum contorsit amarum, 
multa virum crebris ardebant pectora flammis. 
Continuoque novem saevire per agmina soles 
60 tela dei, decimo populos cogebat Achilles 
concilio magno; namque illum candida luno 
admonuit, Danaos longe miserata cadentes. 

Undique cum primum cuncti venere vocati, 
talibus in medio velox surrexit Achilles: 

65 «Iam reor, Atride, fugiendum atque aequora rursus 
iam relegenda tuis, diro namque omnia morbo 
complentur, nigram si volumus evadere mortem. 

Immo age, et auguriis vates extisve sacerdos 
aut somni interpres - Iove nam sunt somnia missa - 
70 hic canat auguriis tantum cur saevit Apollo, 
quidve sacrum votumque deo nidore piandum; 
sicque suis pingues cunctis altaribus agnos 
mactemus caprasque simul, depellere pestem 
an velit et miseros tandem defendere Achivos». 

75 Dixerat; et subito consurgit maximus augur 
Thestorides Calcas, novit namque omnia vates 
quae sunt, quae fuerunt, quae mox ventura trahuntur 

58 in mg. dex. L 48 hoc CNLB haec V 50 Apollinis ultio in mg. dex. 
N 54 horrendo CNL horrisono VB 60 Achillis oratio in mg. dex. n 
67 si volumus VB volumus si NL 76 Calcantis vatis in mg. sin. N 

54 stridore: cf. (e.v.l.) VERG., Georg. 1,407; OV, Met. 4,43; 11,495; 14,100; 
Tr., 1,1,75 terribilem stridore sonum dedit ; 55 corpora Graium = (e.v.l.) 
STAT., Theb. 12,137; 57 heu miserum\ cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 2,378 heu 
misero\ telum contorsit : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 10,882 telumque intorsit ; 
12,266; 59 continuo semper eodem versus loco apud STAT., Theb. 
12,173 et al.; 61 candida : cf. (e.v.l.) OV, Ep. Sap. 17; 62 miserata : cf. 
(e.v.l.) VERG.,Aett. 10,234; OV,Me£. 4,531; 6,135; 11,784 Thetys miserata 
cadentem\ 68 immo age et = (e.v.l.) VERG., Aen. 1,754; 73 depellere: cf. 
(e.v.l.) STAT, Theb. 9,318; Silv. 5,3,34; 77 quae... trahuntur, cf. (e.v.l.) 
VERG., Georg. 4,393 quae sint , quae fuerint , quae mox ventura trahantur, 


64 


II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


augurioque suo, dederat quod Phoebus Apollo, 

Iliacas classem Danaum perduxit ad oras; 

80 taliaque in medio prudenti est ore locutus: 

«Praecipis, Aeacida, tantarum pandere causas 

irarum Phoebi, cui tela volantia longe 

vulnera certa ferunt, si qui sua numina temnunt. 

Ipse tibi dicam: modo tu praesentia verba 
85 praesentesque manus iures mihi tempore in omni 
affore; nam vereor regem mea dicta remordant, 
namque viro tenui si quando concitus ira 
est animus regis, dirum quamquam ille dolorem 
corde premat, non tamen sua pectora placat, 

90 quam sibi de misero pendantur sanguine poenae. 

Ergo, age, pande tuis fuero si tectus ab armis». 

Quem contra pedibus velox affatur Achilles: 

«Ne time, et augurium constanti pectore funde, 
nam tibi per Phoebum, cuius tu numina votis 
95 supplicibus flectis Danaisque oracula pandis, 

per Phoebumque Iovis superis dum cernar in oris, 
scelestas inferre manus sub navibus altis 
audebit nemo, dicas Agamemnona quamvis, 
qui maior cunctis, tanta est cui gloria rerum». 

100 Dixerat. Hinc Calcas posita formidine fatur: 

«Non Danaum sacris votis non numina Phoebi 
succensent, sed quippe dolent Agamemnona Chrysem 

79 perduxit lvb deduxit cn 81 Aeacida scripsi Aeacide codd. 
89 tamen clvb tantum N75 dixerat = (e.v.l.) VERG., Aen. 2,152 et 
alibi; OV, Met. 1,367 et ai.; 

79 ore locutus : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 4,276; 5,14 deinde locutus ; 
7,599 et 11,461 plura locutus ; 8,404 verba locutus ; 84 ipse tibi 
dicam : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 3,388 signa tibi dicam ; 87 concitus ira 
= (e.v.l.) VERG., Aen. 9,694; OV, Met. 7,413; Hal. 39; STAT., Theb. 
12,589; 91 ergo age = (e.v.l.) VERG., Aen. 2,707 tectus ab armis: cf. 
OV, Tr. 2,421 defendar ab armis ; 94 numina votis = (e.v.l.) STAT., 
Theb. 6,919; 95 oracula semper eodem versus loco apud STAT, Ach. 
2,33 et al.; 99 gloria rerum = (e.v.l.) VERG., Aen. 4,232 et 272; OV., 
Met. 4,649; 15,748; 100 dixerat: vd.s., v.75; posita formidine fatur: 
cf. VERG., Aen. 2,76 et 3,612 deposita tandem formidine fatur ; 


65 


LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI D ALI' ILIADE 


contempsisse sacrum, misero nec numina tanta 
non ullas valuisse preces natamque retentam; 

105 hoc furit arcitenens, furet omni tempore et acri 
nunquam peste manus removebit, ni prius ante 
haud redimenda suo reddatur nata parenti 
pinguibus et sacris fument altaria Chrysae; 
fidimus his tantas placari numinis iras». 

110 Vix ea fatus erat, subito cum surgit Atrides 
corde dolens, animus magna fervebat ab ira, 
ardebant oculi; Calcantem lumine torvo 
aspicit et tandem vix talia verba locutus: 

«O nimium infelix vates vatesque malorum, 

115 tristia cui semper corde praedicere cuique 

nunquam dicta mihi placida aut confecta fuere, 
nunc etiam Danais saevire per agmina pestem 
iratumque canis Phoebum, quod murmura Chrysae 
despexi caramque patri Chryseida reddi 
120 non volui, sed enim nostris considere tectis: 
illa Clytaemestrae contendet, corporis illa 
dotibus aut animi certabit, carior ergo 
illa mihi et primi sibi semper dentur honores. 

Si tamen hoc melius, reddatur: namque ego possum 
125 Graiorum vitam nostra vel morte pacisci; 


111 fervebat ab ira CNL cum ferveat ira VB 113 Agamemnon ad 
Calcantem in mg. dex. n 120 non VB haud cnl 124 possum VB 
possim CNL 

107 nata parenti = (e.v.l.) OV, Met . 10,332; 108 altaria semper eodem 
versus loco apud STAT, Theb. 4,412 et al.; 110 vix ea fatus erat = 
(e.v.l.) VERG., Aen. 1,586; 12,650; 111 animus magna fervebat ab ira : 
cf. OV, Met. 2,602 animus tumida fervebat ab ira ; 112 lumine torvo 
- (e.v.l.) VERG,, Aen. 3,677; OV, Met. 9,27; 113 verba locutus: vd. s., 
v. 80; 114 o nimium infelix : cf. (e.v.l.) STAT., Silv. 55, 59 o nimium 
felix; 123 primi semper dentur honores : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 5,347 
primi Salio reddantur honores; 12,778 semper honores et alibi; OV, 
Met. 2,634; 13,272; Fas. 2,555 redduntur honores et al; STAT., Theb. 
6,619 et meriti reddantur honores; 125 vitam... pacisci: cf. VERG., 
Aen. 5,231 vitamque volunt pro laude pacisci ; 12,49 pro laude pacisci; 


66 


II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


vos agitate animis denturque praemia contra 
aequa mihi, solus merito ne frauder honore». 

Quem contra cursu velox sic fatus Achilles: 

«Quae tibi magna < satis > possunt dare munera Achivi, 
130 qua iussis parere tuis, cum nulla reposta 

munera? Nam captis quaecumque ex urbibus olim 
sunt numero divisa suo, nec cogere rursus 
illa licet cuiquam. Sed tu iam mitte puellam, 
mitte deo, quoniam siquando potirier urbe 
135 Troiana dabitur superis, tum terque quaterque 
accumulata tuis respondent munera donis». 

Cui contra Atrides tali rex est voce locutus: 

«Sis licet ipse bonus quamvis tu divus Achilles, 
ne simules animo tamen et praevertere mentem 
140 desine iam nostram, frustra namque omnia fundes. 
Integra siqua tibi vis praemia cuncta manere, 
atque inhonoratum tantos hausisse labores, 
ipse deo iubeas reddi Chryseida, nostris 
dummodo muneribus pensentur munera Graecis. 


126 vos agitate CN vos agite LV vos agite haec B 127 sic scripsi et 
qua mihi solus merito ne fraudet honorem c aequa mihi, solus me- 
rito ne fraudet honore NL aequa mihi, solus ne defrauder honore V 
aequa mihi, Argivum solus fraudetur honore B 128 Achilles contra 
Agamemnonem in mg. dex. n 129 <satis> scripsi, quia metrice 
versus postulat, fortasse <enim> collato Hom. 123 nostri B possunt 
CN possint lvb 138 tu VB et CN om. L 142 hausisse L hansisse N 
habuisse CVB 144 Graecis CNL gratis VB 

126 vos agitate animis : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 2,640 vos agitate fugam; 
praemia saepe eodem versus loco apud VERG., Aen . 1,461 et al.; contra 
saepe eodem versus loco apud VERG., Aen, 3,552; 9,136 et al.; 128 quem 
contra ... sic fatus : cf. VERG., Aen. 9,280 contra quem talia fatur; 135 
terque quaterque : cf. VERG., Georg. 2,399; Aen. 1,94; 4,589; 12,155; 137 
cui contra... tali... voce: cf. VERG., Aen. 10,530 contra cui talia reddit ; 
locutus: v.s., v. 80; 138 sis licet ipse bonus : cf. VERG., Ecl. 5,65 sis bonus 
o felix ; 139 praevertere semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 1,721 
et al.; 140 desine iam ~ (e.v.l.) VERG., Aen. 12,800; 144 muneribus 
pensentur munera: cf. OV., Tr. 3,11,49 munus munere penses ; 


67 


LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE 


145 Quod, si nulla meis donis mihi dona rependant, 
ipse ego capturus veniam vel munera Ulixis, 
vel tua, vel siquos Aiax sibi servat honores; 
quemcumque accedam, saeva turbabitur ira. 

Haec alias agitanda tamen, vos nunc, agite, altum 
150 in mare nigrantem navem deducite, remis 
armatos duris nautas iam cogite, sacra 
ponite, tum supra pulchram Chryseida puppim 
tollite, cui Idomeneus praesit, vel dius Ulixes, 
aut Aiax fortis, vel tu saevissime Achilles, 

155 quo nobis places Phoebi pia numina sacris». 

Hunc contra Aeacides affatur lumine torvo: 

«Heu, faciem attritam nimiumque, heu, pectus avarum 
qua tibi persuadet dicendo promptus Achivis 
sive hostem insidiis bello seu vincere aperto? 

160 Non me belligeri Rhethea ad litora Teucri 
advertere, meus nec grex aversus equorum, 
non Phthiae segetes aut pinguia culta feracis 
vastarunt, divisa iacet namque utraque tellus 
montibus umbrosis longe pontoque sonoro; 

165 sed tibi, sed fratri Menelao quaerit honores 

quisque ad arma venit; nec iam pudet an tibi nostri 
est ratio aut ullis tanguntur pectora curis, 
ipse etiam nostrae rapturus praemia laudis 
sic minitans venies, tanto mihi parta labore 


149 haec VB nec cnl 154 saevissime lvb saevisset c lacuna n 
161 meus scripsi meas codd. 162 Phthiae scripsi Pithiae codd. segetes 
cnl om. VB 

145 dona rependant : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 2,161 magna rependam ; 
STAT., Silv . 3,3,155 vota rependunt ; 147 honores : v.s., v. 123; 
155 pia numina : cf. (e.v.l.) OV, Am. 3,347; 156 lumine torvo : v.s., 
v. 110; 162 feracis: cf. (e.v.l.) OV, Met . 7,416; 163 utraque tellus 
= (e.v.l.) VERG., Aen. 3,416; 165 honores: v.s., v. 123; 166 qui- 
sque ad arma venit : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 2,595 quisquis in arma vo- 
cas , ; an tibi nostri : cf. (e.v.l.) VERG., Georg. 4,324 aut quo tibi nostri ; 
168 praemia laudis: cf.(e.v.L) VERG., Georg. 4,332; Aen. 1,461; 


68 


II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


170 praemia, quae merito mihi sint data praemia Grais. 
Oppida sed quando nostris capiuntur ab armis 
Troiani imperii, semper tibi magna mihique 
parva relicta; manu primus sum, primus in hostem 
inferor et saevi moderor certamina Martis; 

175 hinc paucis contentus eo fractusque labore 

nunc Phthiam in patriam; iam tendere vela per altum 
praestat, divitias forsan non cogere tantas 
hinc tibi iam dabitur, tantas nec vertere praedas». 
Dixerat. Alterna contra rex voce locutus: 

180 «I modo, carpe fugam, nec te mea cura moretur, 
hoc tibi si est animo; nobis iam plurimi Achivum, 
Iuppiter et primus meritis mandabit honores. 

Ipse ego ante alios odi tua pectora reges: 
namque tibi cordi bellum, discordia, pugnae; 

185 sin vero es fortis, deus hoc tibi fecit, Achilles. 

Cum rate, cum sociis, fugiens da vela per altum, 
Mirmidonum ut regnes populis: neque enim mihi curae 
sis licet iratus, nostram quin accipe mentem: 
eripiet nobis Chryseida Phoebus Apollo, 

190 hanc ego classe mea mittam sociisque, deinceps 
ipse tabernaculum veniens Briseida tollam, 
praemia cara tibi, data sunt quae praemia Grais, 
quantum ut te supero videas reliquique tremiscant 
se imperiis nostris aequare aut dicere contra». 

195 His animum dictis saetosaque pectora Achillis 


170 mihi sint B sic sic CNLV 176 Phthiam scripsi Pithiam codd. 
192 cara cnl rara VB 

171 oppida: cf. (e.v.l.) VERG., Ecl. 4,33; 174 certamina Martis = 
(e.v.l.) OV, Met. 8,20; 176 iam tendere... per altum : cf. VERG., Georg. 
4,528; Aen. 1,34; 3,683 intendere vela secundis ; 179 dixerat: v.s., 
v. 75; voce locutus: v.s., v. 123; 180 carpe fugam: cf. (e.v.l.) VERG., 
Aen. 6,631; OV, Met. 11,139; 8,208 et al; nec te mea cura moretur: 
cf. (e.v.l.) OV, Ep. 7,21 nec te tua vota morentur, 182 honores: v.s., 
v. 123; 184 tibi... discordia: cf. VERG., Aen. 7,545 tibi bello discordia 
tristi ; 195 his animum dictis: cf. VERG., Aen. 1,579; 4,388 et al.; 


69 


LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ILIADE 


exacuit, dubiam traxit sententia mentem: 
affixum lateri peracutum stringeret ensem, 
regem obtruncaret turbaret et agmina Graium, 
vinceret aut animum et tantas compesceret iras. 

200 Talibus Aeacidae dum mens sensusque repugnant, 
vagina ingenti clarum distrinxerat ensem, 

Iunonis dictis caelo sed missa Minerva est 
- namque erat ambabus curae carusque dearum - 
nulli visa viro, tergum post adstitit illi, 

205 caesariemque manu fulvam capit: ille ubi versus 
obstupuit novitque deam - nam lumina flammis 
ardebant - subitis affatur Pallada dictis: 

«Cur dea, nata Iovis, rursus Tritonia Pallas, 
huc ades? An regis noscas quo iurgia tanta? 

210 Vera tibi dicam nec certe infecta relinquam: 
iam nunc Atridem sua tanta superbia prodet». 

Talibus hunc contra dictis affata Minerva: 

«Vince animum, caelo namque dimittor ab alto 
Iunonis monitis, nostri iam maxima cura es, 

215 carus utrique deae; placidus tu iussa deorum 
accipe, et urentes, agedum, compesce furores: 
iurgia iactentur, modo nullum strinxeris ensem, 

198-201 in mg. sin. c 200 Achilles irascitur Agamemnoni in mg. 
dex. n 207 subitis V subito CNLB 213 Minerva in mg. dex. n 
217 nullum CNL in illum VB 194 contra : v.s., v. 126; 

196 dubiam traxit sententia mentem = (e.v.l.) OV Met. 9, 517 (vicit 
pro traxit); 197 affixum lateri: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 10,161 affixus 
lateri ; ensem semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 2,393 et 
al.; 198 turbaret... Graium : cf. (e.v.l.) STAT., Theb. 8,467 turbabatque 
agmina Graium; 201 vagina... ensem : cf. OV, Met. 6,551 vagina 
liberat ensem; 10,475 vagina deripit ensem; 206 obstupuit : cf. (e.v.l.) 
OV, Met. 2,726; 10,580 et al.; lumina flammis: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 
6,300 lumina flamma; OV, Met. 11,368 lumina flamma; Ep. 12,191 
lumina flammae; 208 Tritonia Pallas: cf. VERG., Aen. 2,615; 5,704; 

211 tanta superbia = (e.v.l.) VERG., Aen. 1,529; 212 talibus ... dictis: 
cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 2,336; 4,92 et al.; 213 dimittor ab alto: cf. 
VERG., Aen. 4,574 missus ab alto; 216 furores semper eodem versus 
loco apud STAT., Ach. 1,597 et al.; 217 ensem: v.s., v. 197; 


70 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


quin etiam, ne vana putes, iniuria tanta 
haec te muneribus claris ornaverit olim; 

220 comprime te tandem, mitis mea dicta facesse». 

«O dea iam monitis - velox respondit Achilles - 
parendum est, acri quamvis sim turbidus ira; 
nam quicumque deis paret, non irrita vota 
diis facit et precibus flectit pia numina semper». 

225 His dictis subito vaginae reddidit ensem, 

iussa deae faciens; ast ipsa ad tecta tonantis 
evolat alta Iovis Pallas superosque revisit. 

Aeacides rursus verbis Agamemnona amaris 
affatur, quoniam nondum molliverat iras: 

230 «O gravior vino, canis o cui lumina cuique 
ore pudor nullus, cervoque fugacior omni, 
quando hostem insidiis forti seu poscere pugna 
ausus, quae nigra tibi sunt magis horrida morte. 

Ah, quanto melius volitare per agmina Graium 
235 donaque ferre viro, siquis tua dona refutet! 

O rex infelix nimium populique vorator, 
nam regis ignavos et enim si forte fuisset 
haec postrema tibi laedendi copia tanta. 

Nunc magnum adiuro, neque enim nil dicere maius: 

240 ut sceptrum hoc - dextra sceptrum nam forte gerebat - 
nunquam fronde levi fundet virgulta nec umbras, 
cum semel in silvis imo de stirpe recisum 

219 haec VB nec CNL 222 - 458 deficiunt VB 222 sim CL sum N 238 
haec correxi nec CNL 239 nil CN mihi l 242 imo scripsi collato 
Verg., Aen. 12,209 uno codd. 

218 quin etiam: cf. (e.v.l.) VERG., Georg . 2,269 et ah; ne vana putes : 
cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 4,12 nec vana fides ; iniuria semper eodem versus 
loco apud VERG., Aen. 3,604 et al.; 220 comprime te: cf. (e.v.l.) STAT., 
Theb. 11,363 comprime tela manu; 223 irrita vota: cf. STAT., Theb. 
7,314 irrita voti ; 224 pia numina: v.s., v. 155; 225 his dictis = 
(e.v.l.) VERG., Aen. 4,54; 6,382; vaginae reddidit ensem: v.s., v. 
201; 226 tonantis semper eodem versus loco apud STAT., Theb. 
1,421 et ah; 227 superosque = (e.v.l.) VERG., Aen. 5,529; 
232 poscere semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 1,414 et 
ah; 239 - 245 = (e.v.l.) VERG., Aen. 12,206-211 (imo pro uno); 


71 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE 


matre caret, posuitque comas et brachia ferro 
olim arbos; nunc artificis manus aere decoro 
245 inclusit patribusque dedit gestare verendis, 

Graiugenum qui iura colunt, love namque tremendo 
iuraque fas datur; tempus si venerit olim 
quo Danaum a Teucris cedantur corpora passim, 
corpora quae nulla poteris ratione tueri, 

250 ira animum refricans sit qui contempserit illum, 
qui Danaos virtute viros supereminet omnes». 

Vix dictis terrae sceptrum proiecit Achilles, 
sceptrum auro clavisque nitens, consedit et inde; 
parte alia Atrides totus simul aestuat ira. 

255 At Pylius Nestor sapiens, cui semper ab ore 
dulcia mella fluunt magna et cui copia fandi, 
tertia qui longe peragebat saecula vitae, 
surgit et in medio prudenti est voce locutus: 

«Proh dolor, ah quantus luctus miscebit Achivos! 

260 Gaudia quanta feret Priamo Priamoque creatis 
Troiano et populo vestra haec discordia tristis, 
cum Danaum primos belloque animoque sagaci 
audierint tantis inter se litibus actos! 

Nunc agite orsa senis, iuvenes, audite benigne, 

265 cum mea vox nunquam fuerit contempta virosque 
quam vos affatus meliores. Non ego vidi 
qualem Perithoon fortem regemque < Dryantem > 


250 sit qui scripsi sic sicque CN sic sit qui L 255 Nestor in mg. dex. 
N 258 voce l ore CN 259 miscebit L miscebat CN 267 <Dryan- 
tem> conieci collato Hom. 263 268 divinum L divum CN 

247 olim : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 1,653 et al.; 248 v.s., v. 6; 

251 supereminet omnes : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 1,501 supereminet 
omnis ; 6,856 supereminet omnis ; 256 dulcia mella fluunt : cf. VERG., 
Ecl. 3,89 mella fluunt illi ; Georg. 4,101 dulcia mella premes ; et cui 
copia fandi : cf. (e.v.l.) STAT., Silv. 55,49 et copia fandi; 257 saecula 
vitae : cf. (e.v.l.) OV, Met . 3,444; 15,395; 258 locutus : v.s., v. 80; 

261 discordia tristis: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 7,545 discordia tristi; 

262 sagaci semper eodem versus loco apud STAT., Ach. 1,817 et al.; 
267 <Dryantem> conieci collato Hom. 263 


II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


Caeneaque Xadiumque et divinum Polyphemum 
Theseaque Aegidem, divis caelestibus aequum: 

270 hi mortale genus praestarunt viribus omne 

Centaurisque feris pugnarunt, hique bimembres 
caedibus immensis fuderunt. Non ego tanti 
expers sum belli, namque illi ad bella vocabant 
me procul a patria; quis vestro tempore natus 
275 hoc genus auderet pugnando tendere contra? 

Talibus ergo viris cum sint mea dicta probata, 
vos quoque par fuerit verbis modo credere nostris; 
sis licet ipse potens, caveas auferre puellam, 
sed sine, ut Aeacidae sibi sint sua praemia laudi 
280 teque etiam contra nolim contendere regem, 
gloria cui tanta quanta non Iuppiter ulli 
mandavit regi. Quod si fortissimus ipse es 
natus et ipse dea, tamen hic praestantior exstat, 
tot regit, tantos populos moderatur habenis. 

285 At tu pone animos, Atrida, dehinc ego Achillem, 
qui valli est instar Danais cum proelia miscent, 
orabo, ut tantos animos iramque remittat». 

Quem rex Atrides fatus sic talia contra: 

«Haec tua dicta, senex, nimium laudanda fuere, 

290 vir tamen hic omnes supra vult esse regendo, 
vincere vult omnes, cunctis edicere, cunctos 
imperio parere suo, quod abominor esse: 
si fortem superi genuerunt, non tamen illum 
hortantur superi tam tristia iurgia iactet». 

278 caveas c caveat cett. 283 ipse N ipsa l 285 Atrida scripsi Atride 
codd. 

275 pugnando : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 6,660; 7,182; tendere contra — 
(e.v.L) VERG., Aen . 5,27; 9,377 et 795; 279 sua praemia laudi = (e.v.l.) 
VERG., Aen. 1,461; 280 contendere semper eodem versus loco apud 
VERG., Aen. 4,108 et al.; 283 praestantior: cf. (e.v.l.) OV, Met. 3,54; 10, 
563; 11,525; 284 moderatur habenis : cf. (e.v.l.) OV, Met. 6,223 
moderantur habenas ; E.P. 2,5,75 moderator habenis; 286 proelia 
miscent — (e.v.l.) VERG., Georg. 3,220; Aen. 10,23; 288 quem... contra : 
cf. VERG., Aen. 9,280 contra quem talia fatur; 290 regendo = 
(e.v.l. )STAT., Ach. 1,355; 294 iurgia iactet : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 10,95; 


73 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


295 Hunc torve adspiciens, affatur divus Achilles: 
«Mollis et imbellis merito iam dicar ab omni, 
si quicquid dices cedam tibi, nunc tua iussa 
observent alii, nobis desiste iubere, 
iusseris et quamvis, frustra iussisse memento. 

300 Haec etiam dicam, tu condita mente teneto: 
si mihi donatam perges auferre puellam, 
non tibi non Danais pugnabo ob dona reposta; 
parce aliis cunctis nostris quae navibus insunt, 
me nihil invito portabitur; haec tibi tandem 
305 experiare licet, fodiam ut tua pectora et inde 
purpureus nostrae sanguis circumfluat hastae». 
Talibus inter se iactantes iurgia dictis 
concilio surgunt; tentoria divus Achilles 
extemplo navesque petit sociique sequuntur 
310 Patroclusque simul; navem deduxit Atrides 
velocem in pelagus, nautas selegit et inde 
bis denos remis aptat, tum sacra reponit 
apta deo, duxitque ( ) Chryseida puppim, 
cui tandem, ut praesit, sollers conscendit Ulixes. 
315 His actis liquidum nigra trabe curritur aequor, 
interea Atrides populos lustrare iubebat, 
imperio parent omnes salsasque per undas 
viscera porriciunt Phoeboque piacula solvunt, 


303 parce aliis cunctis CN aliis parce cunctis L navibus scripsi 
manibus codd. 306-311 desunt c 312 bis denos L bissenos c 
bisseno N 313 conieci, quia versus metrice postulat 316 discedente 
Achille quod fecerit Agamemnon in mg. dex N 

299 iusseris : cf. (e.v.l.) STAT., Theb. 1,10; iussisse: cf. (e.v.l.) STAT., Silv. 
31,22; memento : cf. (e.v.l.) OV, Met. 14,724; Ara. 1,12,5 et al. ; 

300 dicam... teneto = (e.v.l.) VERG., Aen. 3,388; 303 parce: cf. (e.v.l.) 
VERG., Aen. 1,257 et al.; 305 experiare = (e.v.l.) STAT., Theb. 11,339; 
306 circumfluat hastae : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 9,555 circumligat 
hastae ; 307 iurgia : v.s., v. 294; 314 conscendit : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 
1,180 conscendit et omnem\ 315 nigra... aequor : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 
3,191 cava trabe currimus aequor ; 316 lustrare: cf. (e.v.l.) OV, Fas. 
3,849; 317 imperio parent: cf. VERG., Aen. 4,295 imperio laeti parent ; 


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II. LE TRADUZIONI DI CARIO MARSUPPINI 


mactantur caprae, mactantur litore tauri; 

320 volvitur et fumo commixtus ad aethera nidor. 

Haec Danai castris curabant; non tamen irae 
immemor Atrides servatque minantia verba, 

Talthybium Euribatemque vocat, quis dicta referre 
summa fide, famuli regis mandata reportant: 

325 «Ite - ait - et pulchram Briseida ducite Achillis 
sedibus huc celeres; dare nam si forte recuset, 
ipse ego mox capiam saeptus magno agmine, et ille 
horrescet velletque meis reddisse puellam». 

Iussit, et inviti tamen hi mandata facessunt, 

330 et maris undosi tendunt ad litora, deinde 

Mirmidonum ad classem veniunt. Tentoria iuxta 
Pelidem offendunt namque tum forte sedebat, 
non hoc Aeacides laetatus. Pectora terror 
percutit his subito gelidus regemque verentur, 

335 compellare timent verbis aut iussa referre 
et stupidi stabant; sollers cognovit Achilles: 

«Salvete o magni Iovis et qui minora refertis 

dicta hominum, propriosque gradus huc tollite vestros: 

non me vos cara vultis viduare puella, 

340 ille ille in culpa est, qui vos huc misit, Atrides. 

Nunc age tentoriis ducas Briseida nostris, 

Patrocle, atque istos comitetur; vos mihi testes 


320 fumo ... nidor N summo commixtus ad aethera nitor i 321 Danai 
CL Danais N 324 fide scripsi fides codd. 336 cognovit L agnovit CN 
337 sic scripsi et minora refertis CN et qui minora fertis L 

319 piacula semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 6,153 et al.; 
piacula solvunt : cf. STAT., Theb. 1,236; 320 ad aethera nidor — (e.v.l.) 
OV, Met . 12,153 {in pro ad); 322 immemor : cf. (e.v.l.) OV, Met. 10,171; 
15,122 et al.; minantia verba : cf. OV, Met. 1,91; 15,793; 324 famuli: 
cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 5,263; regis mandata reportant: cf. VERG., Aen. 
7,267 regi. . . manda ta referte ; 11,176 regi ma nda ta referte ; 326 sedibus 
huc: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 6,152 sedibus hunc; si forte recuset: cf. (e.v.l.) 
VERG., Ecl. 3,29; 329 mandata facessunt: cf. VERG., Aen. 4,295 iussa 
facessunt; 331 tentoria semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 
1,469 et al.; 334 verentur = (e.v.l.) OV, Met. 9,228; Ep. 19,77; 


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LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE 


ante deos hominesque simul regemque ferocem, 
si veniet tempus, quo magna pericula rerum, 

345 quo sit opus nostris manibus defendere Graios; 
perditus hic animo furit et nil prospicit ante 
nil retro ut bello viaque tueatur Achivos». 

Patroclus dicds paret, niveasque colore 
purpureo suffusa genas, Briseida duxit 
350 Talthybio comitique dedit, quos illa secuta est 
invita; at lacrimas tristis fundebat Achilles, 
semotis sociis, curvo stans litore et undas 
prospicit et matri palmas cum voce tetendit: 

«O mater, quoniam genuisti sic brevis aevi, 

355 a Iove caelesti nobis debentur honores. 

Nunc mihi nullus honos, quin temnor: praemia cuncta 
abstulit Atrides fervens, secumque retentat». 

Talia fundentem lacrimas persensit ab alto 
alma Thetis, quae forte senem rerumque parentem 
360 adstabat iuxta; subitoque emersit, ut olim 
consurgunt nebulae, natum compellat amice, 
et manibus mulcet: «Quid fles, mi nate? Quid iste 
nunc animum tangit luctus? Iam pande parenti, 
pande, precor!» Dixit, gemitu cui talia reddit: 

365 «Scis, dea, scis: qui denim referam tibi cuncta scienti? 
Urbem Thebanam vastavimus Ietionis, 


347 ut... que scripsi aut... quae codd. 351 at L et cn 

346 pericula semper eodem versus loco apud OV, Met. 1,353 et al.; 

347 bello viaque: cf. OV., Met. 13,316 bellique viaeque ; 

348 niveasque . ../ ... suffusa : cf. OV, Am. 3,3,5 candida candorem ro- 
seo suffusa rubore ; STAT., Theb. 2,231 candida purpureum fusae super 
ora pudorem ; 350 secuta est = (e.v.l.) STAT., Theb. 3,465; 
352 curvo stans litore : cf. VERG., Aen. 3,16 et 223 et litore curvo\ 
11,184 curvo in litore ; et undas = (e.v.l.) VERG., Aen. 3,413; 355 
honores: v.s., v. 123; 357 retentat : cf. (e.v.l.) OV, Met. 1,746 et al.; 358 
talia fundentem lacrimas: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 3,344 talia fundebat 
lacrimans ; 362 manibus mulcet: cf. OV, Fas. 1,259 manu mulcens ; 
quid fles ? = OV, Ep. 3,24; 364 pande precor: cf. OV, Fas. 5,693; 
gemitu... reddit = (e.v.l.) VERG., Aen. 2,323 (cum pro cui); 10,530; 


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II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPIN! 


et spolia hinc nostris illinc rapiuntur ab armis, 
partibus et iustis divisa per agmina Graium, 

Atridae excipiunt pulchram Chryseida. Chryses 
370 antistes Phoebi Graiorum castra petivit 

solveret ut natam, pretiosaque dona ferebat 
tum manibus laurum gestabat et aurea sceptra, 
armatos Danaos supplex oravit et altos 
praecipue Atridas, rerum quis summa potestas: 

375 Assensere omnes sumendaque praemia censent 
reddendamque patri natam vatemque vereri; 
at non Atridae placuit sententia, dictis 
sed gravibus Chrysem ratibus discedere iussit, 
iratusque senex abiit, quem clarus Apollo 
380 audiit orantem; telum nam torsit amarum 

per Graium populos, per castra nitentia cuncta 
vulnera iacta dei, sternuntur corpora vulgo. 

Inde sagax avibus vates extisve sacerdos 
obscuras cecinit causas et Apollinis iras. 

385 Mox inquam Phoebum placandum; fervidus ira 
Atrides surgit, contraque minantia verba 
contorsit factumque minis huic protinus addit. 

Nunc Danai Chrysam portant Chryseida puppi 
dona deoque simul, nunc et Briseida nostram 
390 praecones ducunt. At tu iam consule nato, 

consule, namque potes; magni pete tecta Tonantis, 
oratura Iovem, nec enim Saturnius ipse 
promeritam temnet. Memini te dicere saepe 
auxilio fuisse Iovi, quem nectere vinclis 

367 hinc CN huc l 371 solveret cn solvent L 389 deoque correxi 
deosque codd. 396 Briareum cn Briarium L 

368 agmina Graium: v.s., v. 198; 373-378: v.s., w. 16-29; 380 telum 
nam torsit amarum: v.s., v. 57; 381 nitentia semper eodem versus 
loco apud STAT., Theb. 6,905 et al.; 382 sternuntur = (e.v.l.) STAT., 
Theb. 9,263 sternuntur flumina telis; 385 fervidus ira = (e.v.l.) VERG., 
Aen. 8, 230; 9,736; 386 minantia verba: v.s., v. 322; 387 minis ... 
addit: cf. OV, Met. 2,397 minas regaliter addit ; 6,361 minasque 
addunt ; 391 consule = (e.v.l.) OV, Fas . 4,747; A. A. 1,251-2; Ep . 5,96; 


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I A PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


395 Neptunus, luno voluit Pallasque Minerva; 

Hic tu Centimanum - Briareum nomine dicunt 
nunc superi, Aegaeona viri - tum vertice caeli 
constituens iuxtaque lovem, terrore fugasti 
caelestes, nemoque ausus contendere vincla; 

400 tantaque Centimano fuit et tibi gloria tanta. 

Haec genua amplectens, genetrix carissima, magno 
nunc memoranda Iovi: Teucris velit addere vires 
et Danaos circum naves et litora circum, 
quo regis peccata luant, consterneret, ipse 
405 Atrides discat fortem contemnere quemque». 

Quem contra lacrimans Thetis est sic voce locuta: 
«Heu, mihi cur fato genitus, mi nate, maligno? 

Atque utinam lacrimis saltem atque dolore careres, 
navibus et laetus stares expersque malorum, 

410 cum vitae breviora tuae dent tempora Parcae! 

Nunc miser ante omnes, nunc vitae es brevis, heu heu! 
Quam mihi nate tuo data sunt mala sidera partu! 
Haec dictura Iovi magno, qui fulmine gaudet, 
iam caelum nubesque petam, fors audiet ille. 

415 Interea saevo nolis concurrere bello, 

sed ratibus sedeas cunctisque irascere Achivis; 

Iuppiter Aethiopas iocunda ob pabula magnus 
hesternus petiit, divum quem quisque secutus, 
bissenoque die rursus percurret Olympum, 

420 tunc, mi nate, memor caelestia regna revisam 
et genibus diffusa Iovis tua vota rogabo 


414 caelum nubesque CN nubes caelumque L 

401 genetrix carissima : cf. (e.v.l.) VERG., Aen . 4,227 et 12,554 genetrix 
pulcherrima ; 9,82 genetrix Berecyntia magnum; 403 et litora circum = 
(e.v.l.) VERG., Aen. 6,329 {haec pro et); 406 lacrimans : cf. (e.v.l.) VERG., 
Aen. 1,459 et 470; 3,348; 6,1; est sic voce locuta: cf. VERG., Aen. 1,614 
sic ore locuta est; 1,320 demissa voce locuta est; 410 dent tempora 
Parcae : cf. VERG., Aen. 5,797 dant ea moenia Parcae; 9,107 dies et tem- 
po-ra Parcae; 411 nunc... nunc: cf. VERG., Aen. 4,376 et 377; 10,368; 
10,849 et 850; 415 concurrere; cf. (e.v.l.) OV, Met. 1,465; 3,654 et 
al.; 417 iocunda ob pabula; cf. OV, Am. 3,5,28 pabula laeta procul; 


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II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


suppliciter nostrasque preces haud tempserit ille». 
Dixerat et dictis abiit, natumque reliquit 
iratum ob raptam Briseida; venit Ulixes 
425 interea Chrysem, Phoebo quo sacra ferebat 
et tandem portu laeti conduntur in alto, 
vela legunt socii, malus submittitur inde 
certatim, remis curvo stat litore puppis; 
anchora de prora iacitur, retinacula nectunt, 

430 descendunt terrae secumque piacula portant, 
et manibus patriis posuit Chryseida Ulixes 
et dixit: «Chryse, rege huc Agamemnone mittor, 
en tibi iam natam; sacris his numina Phoebi 
placentur, miseris qui dat tot funera Grais». 

435 Accipit hanc laetus Chryses; illo ordine tauros 
ante aram statuunt frugibusque aspergere salsis 
festinant purgantque manus. Hinc numina vates 
oravit, supplex fudit de pectore voces: 

«Phoebe pater, Chrysae magne qui moenia lustras, 
440 divinamque tegis Cillam Tenedumque gubernas, 
accipiasque mea vota, precor, contempta nec olim 
vota fuere; tibi si nunc habentur honori 


424 venit scripsi collato Hom. 431 velit codd. 431 manibus scripsi 
collato Hom. 441 navibus codd. 441 accipiasque mea vota N 
accipias mea vota c accipias meaque vota l 

421 et genibus = (e.v.l.) OV, Met. 3,240; tua vota rogabo : cf. (e.v.l.) OV, 
R.A. 2,3,97 tua vota precabor ; Ep. 15,119 mea vota rogando ; STAT., 
Ach. 1,50 supplex miseranda rogabo ; 422 suppliciter = (e.v.l.) STAT., 
Theb . 3,265; 423 dixerat : v.s., v. 75; 425 quo sacra ferebat = (e.v.l.) 
VERG., Aen. 9,86 {ferebant pro ferebat ); 426 conduntur in alto = (e.v.l.) 
VERG., Aen. 2,401 {alvo pro alto); 427 vela legunt socii = (e.v.l.) VERG., 
Aen. 3,532; 428 curvo... litore: v.s., v. 352; 429 retinacula semper 
eodem versus loco apud STAT, Theb . 4,658 et al.; 430 portant : cf. 
(e.v.l.) OV, Met. 10,470; 14,419; Am. 1,8,45; 434 dat tot funera: cf. 
VERG., Aen. 1,232; 11,646; 12,383; 435 ordine tauros ~ (e.v.l.) STAT, 
Theb . 3,52; 436 ante aram: cf. OV, Met . 8,480; 12,31; 
441 accipiasque ... precor: cf. OV, Met. 7,620 accipio , sintque ista , precor; 


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LA PRIMA TRADIJZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE 


adsis, placidusque velis depellere morbos». 

Talibus orantem dictis audivit Apollo. 

445 At postquam sparsere molam, vocibusque precati 
contractas iugulant pecudes et viscera nudant, 
crura secant, pingui duplicant, huc omnia libant; 
adoluitque senex flammis, vinoque calenti 
aspergit, iuvenum quin cuspis fuscina versat 
450 in manibus; tantumque sacris operata iuventus. 
Viscera cum primum libata exhustaque crura 
tenua, frusta secant veribusque trementia figunt 
ignibus et torrent, veribus dehinc tosta trahuntur. 
Postquam prima quies operi et convivia parta, 

455 vescuntur, iustusque cibus non defuit ulli. 

Ut primum sedata fames Bacchique cupido, 
crateras magnos statuunt et vina coronant 
et sese laeti invitant aliisque propinant; 
inque diem totum placarunt numina Phoebi, 

460 ad citharam Grai iuvenes paeana canentes 
dicentesque deum; tacitus gaudebat Apollo. 

At postquam occiduas Titan se mersit in undas, 
tunc navis propter dormitat vincula quisque; 


445 vocibusque n votibusque CL 448 adoluitque CN ad(v)olvitque 
L 452 frusta scripsi collato Verg., Aen. 1,212 frustra codd. 

443 adsis placidusque : cf.(e.v.L) VERG., Aen. 4,578 adsis o 
placidusque ; 444 talibus orantem dictis = (e.v.l.) VERG., Aen. 4,219; 
445 sparsere molam : cf. VERG., Ecl. 8,82 sparge molam; 446 iugulant ... 
viscera = (e.v.l.) VERG., Aen. 12,214; 11,199; et viscera nudant — (e.v.l.) 
VERG., Aen. 1,211; 448 adoluitque... flammis: cf. VERG., Georg . 2,308 
involvit flammis ; Aen. 1,704 flammis adolere ; 450 operata iuventus = 
(e.v.l.) VERG., Aen. 3,136; 452 = VERG., Aen. 1,212 (pars in pro 
tenua); 453 torrent veribus : cf. VERG., Aen. 5,103; 454 post- 
quam prima quies = (e.v.l.) VERG., Aen. 1,723; 456 ut.. .fames: cf. VERG., 
Aen. 1,216 et 8,184 postquam exempta fames; 457 = VERG., Aen. 
1,724; 460 ad citharam = (e.v.l.) OV., Met. 5,332; R.A. 753; paea- 
na canentes: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 6,657 paeana canentis; 4 62 
occiduas... undas: cf. OV, Fas. 2,73 Hesperias Titan abiturus in undas; 


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II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


Aurora ut roseis surrexit lactea bigis, 

465 solvuntur portu laeti pelagusque recurrunt: 

Delius aspirat placidus ventosque secundat, 
continuo malum statuunt et carbasa pandunt, 
inflatur zephyris velum currumque carinam 
purpurea unda sonat, leni volat aequore puppis 
470 et Danaum castris allabitur; hinc ubi classem 
subducunt terrae, navesque et tecta revisunt. 

At celer Aeacides fervore exuritur acri 
stans ratibus; non bella sibi, non verba referre 
in medium est curae, non illum gloria tangit, 

475 hicque manens ardet pugnando vincere Teucros. 
Post decimum tandem venit sol unus et alter, 
Iuppiter et caelo rediit superique secuti; 
at nati miseri non immemor anxia mater, 
alma Thetis, niveis emersit ab aequore plantis 
480 aereaque Iovem petiit, quem vertice Olympi 
offendit solum - solus nam forte sedebat — . 
Constitit ante deum supplex, genua atque sinistra 
illa capit, dextra genas demulsit, et inde 
talibus affata est divumque hominumque parentem: 
485 «Iuppiter omnipotens, pater, o Saturnia proles, 


464 roseis scripsi nostris codd. bigis VB nigris N vigis CL 465 portu 
laeti lvb laeti portus c laeti portu n 472 Achilles in mg. dex. N 
exuritur CN exoritur LVB 476 venit sol unus lvb sol venit unus CN 
480 aereaque VB aureaque cnl 484 divumque hominumque nl 
divum hominumque CVB 485 Saturnia NL sanctissima VB 

464 Aurora ... bigis: cf. VERG., Aen. 7,26 Aurora in roseis fulgebat 
lutea bigis ; 6,535; 466 Delius aspirat : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 6,12 
Delius inspirat ; 474 gloria tangit = (e.v.l.) OV., Met. 4,639; 
475 pugnando : v.s., v.275; 476 et alter = (e.v.l.) STAT., Theb. 
2,188; 478 anxia mater = (e.v.l.) STAT., Theb. 11,461; 479 niveis... 
plantis : cf. STAT., Ach. 1,100 niveas... plantas ; ab aequore plantis — 
(e.v.l.) OV, Fas. 5,611 (plantas pro plantis); 482 constitit ante deum 
supplex = (e.v.l.) VERG., Aen. 9,624 (Iovem pro deum), 484 divum- 
que hominumque : cf. VERG., Aen. 1,65 et 229; 2,648 et al; 485 Iup- 
piter omnipotens : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 3,689; 4,206; 5,687; 9,625; 


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LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE 




nunc nostras audire preces, nunc vota benignus 
ipse velis, merui si quid, da cernere natum 
inter honoratos, postquam sua fata propinquant: 
namque illum Atrides longe contempsit et illi 
490 raptus honos merito. Sed tu iam consule Teucris, 
aspira ut noster Danais habeatur honori». 

Dixerat, et dictis nec enim responsa dabantur 
ulla Iovi, nigras qui cogit in aethera nubes, 
sed tacitus sedit tenuitque silentia longe; 

495 haeret in exemplum genibus precibusque moratur: 
«Iuppiter omnipotens, si te non omnia terrent, 
vera mihi promitte libens atque annue votis, 
vel contra ut superis cunctis sim vilior una». 
Iuppiter indoluit divaeque est talia fatus: 

500 «Triste petis, quoniam dictis iam carpet amaris 
me luno; nam saepe solet contendere verbis 
et coram superis iurgat mea numina Teucris 
instaurare animos semper cum proelia miscent. 
Nunc, age, carpe viam rursus, ne sentiat illa, 

505 haec mihi sint curae sed, quo magis omnia credas, 
iam dabitur signum, quo non est certius ullum: 


498 sim scripsi si codd. 501 solet B solent CNLV 508 infectumve 
potest VB infestum ut potes cnl 

486 nunc ... nunc : v.s., v. 411; 487 da cernere', cf. (e.v.l.) STAT., Ach . 
1,74 da pellere ; Theb. 9,624; 11,96; 490 raptus honos : cf. (e.v.l.) 
STAT, Theb. 2,172 partus honos et al.; 492 dixerat : v.s., v. 75; 
493 aethera nubes = (e.v.l.) STAT., Theb. 8,369; 494 tenuitque silentia 
longe: cf. OV., Met. 1,206 tenuere silentia cuncti ; Fas . 1,183 longa 
silentia fecit ; silentia semper eodem versus loco apud STAT., Ach. 
1,641 et al.; 495 haeret in exemplum : cf. (e.v.l.) OV, Met. 8,245; Fas. 
4,243; Am. 1,10,25; haeret... genibus : cf. VERG., Aen. 3,607 genibusque 
volutans / haerebat ; 496 Iuppiter omnipotens: v.s., v. 485; 497 li- 
bens: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 3,438; 498 vilior semper eodem versus 
loco apud STAT., Theb. 1,649 et al.; 500 dictis... amaris : cf. VERG., 
Aen. 10,368 et 591; 501 contendere verbis = (e.v.l.) OV., Met. 13,9; 
503 proelia miscent : v.s., v. 286; 504 nunc, age, carpe viam: v.s., 
v. 180; 506 dabitur signum: cf. VERG., Aen. 2,239 dat signum ; 4,167; 


82 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


nam quicquid capite annuero, revocabile nunquam est 
infectumve potest fieri fallaxque videri». 

Dixerat haec divum genitor, Saturnia proles, 

510 ambrosiaeque comae steterunt vultuque tremendo 
annuit, et totum nutu concussit Olympum. 

Protinus his actis clari de vertice caeli 
desilit in pelagus Thetis; at Saturnius ipse 
aurea tecta petit, divum cui cetera turba 
515 assurgit patremque colit, soliisque morari 

non ausi occurrunt mediumque ad limina ducunt. 
Iuppiter hic solio consedit, non tamen altam 
Iunonem latuit - sensit namque omnia luno - 
consilia et subito dictis sic fatur amaris: 

520 «O fallax nimiumque dolis instructe, quid alto 
consilii captum est? Divum quis consulit? Ecce 
nil mihi iam dicis consulta, sed omnia celas». 

Talia cui contra genitor divumque hominumque: 

«Desine quae nostra divina in mente revolvo 
525 quaerere, namque tibi non omnia scire licebit, 
quamvis sis coniunx; sed quae mihi dicere fas est 
tu prior accipies divumque hominumque, nec ante 
audiet haec ullus, luno, modo cetera parcas 
explorare malis sollers aut quaerere dictis». 

530 Dixerat. Alternis contra sic diva locuta est: 

512 his CLB corr. his n haec V 521 captum VB ceptum cnl 

510 ambrosiaeque comae steterunt : cf. OV, Met . 7,631 horruerant 
stabantque comae ; STAT., Theb . 12,139 ambrosiaeque riget\ vultuque tre- 
mendo : cf. (e.v.l.) STAT, Theb, 2,732 vultusque tremendos ; 511 = VERG., 
Aen. 9,106; 10,115 ( tremefecit pro concussit ); 514 aurea tecta = (e.v.l.) 
STAT., Theb. 1,208; divum cui cetera turba: cf. OV, Tr. 4,1,53 deorum / 
cetera cum magno Caesare turba facit ; 515 morari: cf. (e.v.l.) OV, 
Fas, 3,175; 516 limina ducunt: cf. (e.v.l.) STAT., Ach, 1,740 limina ducit ; 
517 hic solio consedit: cf. VERG., Aen. 7,169 et solio medius consedit ; OV, 
Fas. 3,359 et in solio medius consedit ; 518 namque omnia luno: cf. (e.v.1.) 
STAT., Theb. 9,515 que ante omnia luno ; 519 consilia et = (e.v.l.) STAT., 
Theb. 4,4; 10,593; dictis sic fatur amaris = (e.v.l.) VERG., Aen. 10,591 
(i affatur pro sic fatur ); 523 et 527 genitor divumque hominumque: 
v.s., v. 484; 530 dixerat: v.s., v. 75; sic ... locuta est: v.s., v. 406; 


83 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALEILIADE 




«Quae tua vox, coniunx, nostras pervenit ad aures, 
iratus semper Saturnique altera proles? 
lam pridem taceo: namque tua dicta requiro, 
consule quaeque placent, nec enim mihi talia curae; 
535 sed graviter timeo: Thetis, ah, tua numina supplex 
oravit complexa genu, cui prodere Achivos 
pollicitus, magnus quo sic celebretur Achilles». 
Iuppiter haec contra, cogit qui nubila caelo: 

«Te, dea, nulla latent, sentis namque omnia sentis; 
540 nil tamen efficies, poteris nec tendere contra, 
cura minus fueris, dictu tibi saepe tremendum. 

Hoc an sit verum, nostri sit cura; sed ipsa 
iam sedeas taceasque velim, tibi namque tremendas 
attulerim si forte manus, defendere nullus 
545 te superum poterit, cuncti nec numina caeli». 

His dictis gelido luno contracta timore 
anxia consedit, subitoque silentia traxit; 
indoluere dei tectis caelestibus omnes, 
ad quos Vulcanus fatus sic inclitus arte: 

550 «O nimium indignum facinus nullique ferendum, 
si mortale genus superos in iurgia mittat, 
et pote caelestes trahere in certamina divos! 

Iam nulla ambrosia est, iam nectare nulla voluptas, 
cum peius superet; sed tu non inscia mater 


534 nec CNLB neque V 537 celebretur V celebratur CNLB 551 mittat 
CN mutat LVB 554 sed tu non N sed te tu non c tu om. LB cum non 
tamen V 

531 nostras pervenit ad aures = (e.v.l.) OV., Met. 5,256; Fas. 3,661; 

532 Saturnique altera proles = (e.v.l.) VERG., Aen. 12,830; 535 

numina supplex = (e.v.l.) STAT., Theb. 6,631; 538 nubila caelo = 
(e.v.l.) VERG., Aen . 3,586; STAT, Theb . 6,406; Silv. 33,36 quae nu- 
bila caelo ; 541 dictu tibi saepe tremendum : cf. VERG., Aen. 4,454; 
8,565 horrendum dictu ; 547 semianimus NLB semianimis CV 

544 defendere semper eodem versus loco apud STAT., Theb. 1,409 
et al. ; 547 silentia semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 
1,730 et al; 552 certamina divos = (e.v.l.) VERG., Aen. 6,172; 553 
voluptas semper eodem versus loco apud STAT., Theb. 3,295 et al.; 


84 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPIN1 


555 accipias haec, oro; caro fer grata parenti, 

ne te iterum obiurget simul et convivia turbet. 
Namque volens poterit summo nos volvere caelo 
luppiter altitonans, longeque potentior omni est; 
at te, cara, velim blandis mollire parentem 
560 vocibus: extemplo placidus sua numina flectet». 

Et simul his surgit dictis, caraeque parenti 
imposuit pateram manibus blandeque locutus: 

«Fer, precor, alma parens, quamvis dolitura, parentem 
ne videam ante oculos te verberarier: illum 
565 nil possem contra, quis enim contendere 
iratoque Iovi posset? Demens tamen olim 
conatus ferre auxilium, quo concitus ira 
me pede correptum caelo detrusit ab alto, 
unde diem totum magnum per inane volutus, 

570 deferor ad terram; tandem sol decidit undis; 
ast ego semianimus Lemno delapsus et inde 
Sinties excipiunt populi curantque cadentem». 

His nati dictis subrisit candida luno, 
subridensque manu Vulcani pocula sumpsit; 

575 hic dextra incipiens cunctis ex ordine divis 
porrexit pateram spumantem nectare dulci; 
immensus superis risus concussus, ut illum 
pocla reponentem viderunt sic pede claudo. 

Ille dies totus divis convivia laetis 
580 praebuit atque cibi nullum frustrata cupido, 


560-563 in mg. dex. l577 ut scripsi collato Hom. 600 et codd. 

558 potentior omni est : cf. STAT., Tbeb. 8,337 -que potentior omni ; 
563 fer , precor ; alma parens: cf. VERG., Aen. 12,13 fer sacra , pater; 
6,117 alma, precor ; miserere; 565-6 quis enim contendere,., demens 
tamen olim: cf. VERG., Aen. 4,107-8 quis talia demens / abnuat... 
contendere bello; 567 concitus ira: v.s., v. 87; 569 per inane volutus: 
cf. (e.v.l.) OV, Met. 4,718 per inane volatu; 9,223; STAT., Theb. 1,310 
per inane volatus; 571 delapsus: cf. OV, Met. 1,608; 12,337; Am. 
2,13,9; 572 cadentem semper eodem versus loco apud STAT, Theb. 
1,60 et al.; 574 pocula sumpsit: cf. OV, Met. 7,421 sumpserat... pocula 
dextra; 14,276; 575 ex ordine = (e.v.l.) O V,Met. 2,109; 7, 650 et al.; 


85 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


clarus et auratam citharam pulsavit Apollo 
certaruntque sacrae divino carmine Musae. 

At postquam Hesperiis Titan se mersit in undis 
quisque suos petiit thalamos, quos Mulciber ipse 
585 fecerat; ut dulci declinant lumina somno 

Iuppiter ipse toris, placida quis membra quiete 
laxare est solitus, venit, conscendit et inde 
hic iacuit iuxtaque deum stetit aurea luno. 


581 auratam citharam : cf. VERG., Aen. 1,739-40; 582 carmine Musae 
= (e.v.l.) STAT., Theb. 7,289; 583 Hesperiis ... undis : cf. OV, Fas. 2,73 
Hesperias Titan ... undas ; 585 = (e.v.l.) VERG., Aen. 4,185 (declinat 
pro declinant); 586-7 placida quis membra quiete / laxare : cf. VERG., 
Aen. 5,836 placida laxabant membra quiete; 586 conscendit et inde 
= (e.v.l.) VERG., Aen. 1,180 ( omnem pro inde). 


86 



IL DISCORSO DI ACHILLE NEL NON LIBRO DEL ULIADE: 
NOTE AL TESTO 


Tramandano questa ulteriore versione poetica 90 delTAretino 
i seguenti codici: 

* Citta dei Capo, Biblioteca Pubblica Sudafricana, 3.C.12, sec. 
XV, (C) 91 . 

* Firenze, Biblioteca Laurenziana, Strozzi 100, sec. XV, (L) 92 . 

* Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II, IX, 148, sec. 
XVex, (N) 93 . 

* Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano I, 
40, cartaceo, sec. XV, (M). 

E un codice miscellaneo costituito da 66 fogli scritti da 
diverse mani in grafia umanistica corsiva. Contiene una 
grammmatica latina adespota, opere di Ovidio, dei Porcellio, di 
Properzio, Marziale, Cristoforo Landino, Giovanni da Prato, 
Antonio Monticello, Aulo Gellio, Poggio Bracciolini. Ai ff. 59- 
62: « Caroli Aretini vatis celeberrimi in Leonardum Aretinum 
elegia ». AI f. 63 distici vari di Leonardo Bruni e Carlo Marsup- 
pini. Ai ff. 63v-65: <A Carolo Aretino ex graeco in latinum 
traducta oratio Achillis ad Ulixis orationem respondentis». 

* Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Pal. Capponi 145, 
cartaceo, sec. XV, (P). 

E una miscellanea con fogli numerati in basso a penna, 
contenente alia fine, ai ff. 121-123, Forazione dei Marsuppini 
vergata in scrittura umanistica corsiva e dalla medesima mano 
cosi intitolata: «A Carulo Aretino ex graeco in latinum traducta 
Oratio Achillis ad Ulixis orationem respondentis ». 


90 Sono in tutto 104 versi corrispondenti ai vv. 308-421 dei testo greco 
secondo Pedizione citata (v. supra , p. 44, nota 77). 

91 Per la descrizione di C, vd. supra p. 30. 

92 Per la descrizione di L, vd. supra p. 30. 

93 Per la descrizione di N, vd. supra p. 31. 


87 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALEILIADE 


* Firenze, Biblioteca Riccardiana, 660 (M II 19), membranaceo, 
sec„ XV, (R). 

E un codice miscellaneo con vecchia rilegatura e stemma 
sulla copertina; consta di 96 fogli scritti da mani diverse e 
numerati in alto recentememte a penna. Contiene scritti di 
Poggio Bracciolini, Leonardo Bruni, Plutarco, Andrea Partenopeo, 
Leonardo da Chio, Isidoro card. Ruteno, Vladislao re di Unghe- 
ria e di Boemia, Leonardo Dati, Matteo Palmieri (orazione 
funebre in morte di Carlo Marsuppini), Cristoforo Landino, 
Petrarca; sono qui anche gli epitaffi dei Salutati, dei Bruni, dei 
Boccaccio e dei Marsuppini stesso. Ai ff. 81v-83v e esemplata 
in elegantissima scrittura umanistica la traduzione qui presa in 
esame; la lettera iniziale dello scritto e rubricata, cosi come il 
titolo: «Oratio Achillis respondentis ad Ulixis orationem a Carolo 
Aretino ex graeco in latinum traducta ». 

* Firenze, Biblioteca Riccardiana, 3022 (3193), cartaceo, sec. 
XV, (A). 

E un codice miscellaneo di 128 fogli, che presenta scrit- 
ture umanistiche di diverse mani. Contiene opere di Lorenzo 
Lippi, Giovanni Vittorio Soderini, Eleuterio Vicentino, Tom- 
maso Pontano, Giovanni Lascaris, Cristoforo Landino, Giorgio 
Trapezunzio e anonimi. Ai ff. 14-15, rigati e in scrittura posata, 
non preceduto da titolo e il discorso di Achille tradotto dal 
Marsuppini. 

* Roma, Biblioteca delPAccademia Nazionale dei Lincei e Cor- 
siniana, Nic. Rossi 230 (36 E 19), cartaceo, a. 1464- 1485, 
(E). 

E un codice miscellaneo di 191 fogli con numerazione 
delPepoca in alto a penna e scritti in grafia umanistica corsiva 
piu o meno inclinata, di mani diverse. I titoli sono in inchiostro 
rosso e sono presenti annotazioni marginali di mani differenti, 
molte di Lorenzo Guidetti, raccoglitore e possessore dei codice. 


88 



II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


AI manoscritto e allegato un fascicolo piu recente con accurata 
descrizione dei contenuto. Contiene scritti di Leonardo Bruni, 
Giannozzo Manetti, Battista Guarini, Cristoforo Landino, Bo- 
naccorsio Massari, Lorenzo Guidetti, Naldo Naidi, Gentile 
Becchi da Urbino vescovo di Arezzo, Leon Battista Alberti, 
Petrarca, Maffeo Vegio, Leonardo Dati. Di Carlo Marsuppini 
sono presenti al f. 130 Pelegia a Leonardo Bruni; al f. 133 distici 
ed epigrammi vari; ai ff. 177-179: « Oratio Achillis ad Ulixis 
orationem respondentis a Carulo Aretino ex graeco in latinum 
traducta ». 


* 


i!* * 


Non e stato agevole stabilire le relazioni tra gli otto codici 
su descritti, essendo emerse durante Panalisi una serie di que- 
stioni non risolvibili meccanicamente o comunque presentanti 
alternative di soluzione egualmente plausibili; lo stemma che si 
e qui proposto e il frutto di scelte giustificate si, ma non 
incontrovertibili. 

Tutti i testimoni derivano da un archetipo (X), il cui testo 
non richiede peraltro molte emendazioni, come si riscontra 
dagli errori comuni a tutti i manoscritti 94 : 

- v. 38 «consule ut hostiles avertat manibus ignes» 

- v. 78 « sic poenas laeso mihi det mihi perfidus at res » 95 

- v. 104 « sex iam principibus Danaum mea dicta referte» 

La tradizione si scinde tra un ramo testimoniato dal solo R 
e una famiglia (a) rappresentata da CNLAPME. Gli errori di R 
contro a sono i seguenti: 


94 Le motivazioni e le proposte di tali emendazioni vengono analizzate a 
pp. 95 sgg. 

95 I testimoni C ed N posseggono la variante «atras», che restituisce una 
lezione lessicalmente plausibile solo in parte, come emerge dal confronto con 
Hom. 387 («0upaXyea»). Si deve ipotizzare pertanto la presenza di tale lezione 
nel loro antigrafo c, quale frutto di una felice e sporadica emendazione. 


89 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


Tav. IX 


R 

CNLAPME 

v. 10 gloria 

gratia 

v. 31 Helena 

Helene 

v. 9 1 qui claris qui pandit 

qui claris pandit sua 

v. 100 gratia 

gloria 

Piu problematica e Pindividuazione degli errori di# contro 
R: come si vedra 96 , infatti, alcuni testimoni dei piani bassi (C, 
N, L, E) rimediano ad errori patenti dei loro antigrafi: 

Tav. X 


CNLAPME 

R 

v. 1 lacertis 

Laertis (anche N, E) 

v. 58 multum 

aeris multumque atque aeris 

La famiglia di manoscritti a si 

scinde a sua volta in due 

gruppi: si considerino a tal proposito gli errori che distinguono 

CNLA dal resto della tradizione: 


Tav. XI 


CNLA 

PME + R 

v. 21 terrae sunt 

terrestri 

v. 3 1 Atrides 

Atridas 

v. 4 6 ad fugam 

ad fagum 

v. 68 habeat 

abeat 

v. 78 si 

sic 

A loro volta CN ed L sono accomunati da altri errori 

rispetto a A; eccone un prospetto 97 

: 


96 Si veda pp. 91 sgg. 

97 Alcune varianti che accomunano CN ed L rispetto ai restanti testimoni 
non possono catalogarsi come veri e propri errori, perche in possesso di una loro 
validita: vv. 22-35 «ah» CNL «ha» APMER; v. 23 «tum» NL «tunc» APMER; v. 34 
«et» CNL «ut» APMER; v. 61 «merito» CNL « meriti » APMER. 


90 


II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


Tav. XII 


CNL 
v. 7 sit 

v. 11 habentur 
v. 12 sorti 
v. 22 et quibus 
v. 40 et 
v. 55 Phitis 
v. 67 usquam 
v. 69 abstulerat 
v. 70 om. 
v. 75 turribus 
v. 76 mutat 
v. 84 defuerat 
v. 85 Phitiis 
v. 88 patris 
v. 104 referre 


A + PME + R 
sint 

habetur 
sorte 
e quibus 
om. 

Phthiae 

nusquam 

abstulerit 

mihi 

curribus 

emittat 

defuerit 

Phthiis 

patriis 

referte 


Uassenza in C ed in N dei v. 25 («pauca quidem partit . 
Proceres tamen illa reservant »), presente invece in L, e inoltre 
le lezioni esatte dei Laurenziano e degli altri testimoni rispetto 
al Nazionale e airAfricano escludono la dipendenza di C e di 
N da L; si veda al proposito il seguente elenco: 


Tav. XIII 


CN 

v. 5 lumina 

v. 6 mentem N mentem C 

v. 15 cibum 

v. 24 si 

v. 25 om. 

v. 26 plurimam 

v. 27 complectabar 

v. 33 dona 

v. 48 discernere gnato 
v. 51 iubebis 
v. 59 forte 
v. 60 invitus 


L+APMER 

limina 

mente 

nidum 

sibi 

pauca... reservant 
placidam 

amplectebar (amplectabar PME) 
damna 

decernere nato 

videbis 

sorte 

invite 


91 



IA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DAIXILIADE 


64 tendere 

tollere 

67 om. 

adero 

71 viciesque 

vtciesve 

73 Orthomeni 

Orchomeni 

78 laeto 

laeso 

92 numquam 

namque 

99 repeto 

repetam 

103 audiat 

audeat 


A sostenere Pindipendenza di CN da L e nello stesso tempo 
la migliore qualita di quesEultimo concorrono due soli errori: 
v. 1 «lacertis» (N da «laertis ») 98 ; v. 72 « cumula » {«cumulata» CN 
+ PME + R). 

E possibile quindi postulare Pesistenza di un antigrafo dei 
suddetti manoscritti, che sara nominato b . 

C ed N sono indipendenti tra loro, come si puo riscontrare 
dalle seguenti tavole: 


Tav. XIV 


C 

N 4- LAPMER 

v. 5 infestus om. 

infensus est 99 

v. 7 eloquiter 

eloquitur 

v. 14 contingit 

contigit 

v. 13 tanto 

tantos 

v. 32 carpere 

capere 

v. 40 circumdita 

circumdata 

v. 42 est 

et 

v. 48 neque 

nequeo 

v. 58 numera 

munera 

v. 63 aut 

me 

v. 76 tamen 

tantum 

v. 83 haec 

nec 

v. 89 primus 

Priamus 

v. 104 me 

mea 

98 Non si puo escludere che 

un copista tanto distratto, che omette e peggiora 


regolarmente ii testo, si sia dimenticato nella penna anche la c di dacertis», ma 
«laertis» e lectio difficilior. Poiche tale lezione non puo derivare dalPantigrafo e 
N non e legato da rapporti verticali con gli altri due codici che danno «Laertis» 
(R, E), non si deve escludere che si tratti di un caso di contaminazione sporadica. 
99 Ma in N «est» e soprascritto tra «magis» e «quam». 


92 


II. LE TRADUZIGNI DI CARLO MARSUPPINI 


Tav. XV 


N 

v. 30 populo 
v. 45 audiet 
v. 50 deducit 
v. 56 relinqui 
v. 61 indigentur 
v. 71 haec 
v. 75 armato 
v. 87 tum 
v. 93 greges 
v. 95 innectere 


C + LAPMER 

populos 

audet 

deducet 

reliqui 

indignentur 

nec 

armatos 

cum 

greges que 
mihi nectere 


Si pud dunque supporre che i copisti di C e di N abbiano 
avuto sotto agli occhi il medesimo codice, che nomineremo c. 

Che A possa derivare da L o da CN lo escludono il numero 
di lezioni esatte dei primo (Tav. XII), per le quali non si pud 
ipotizzare correzione da parte di un copista che in altri casi 
lascia errori assai vistosi, e Tassenza dei v. 25 in CN. 

Nemmeno L e CN (o il loro antigrafo b) possono discendere 
da A. 


Tav. XVI 


A CNLPMER 

v. 5 est magis quam magis est quam (om. est C) 

v. 27 om. cuius... amore 

Si postulera quindi un progenitore comune per b e A (a). 

Stabiliti i rapporti interni tra CNLA, si considerino gli altri 
tre testimoni di a: PME. Li accomuna rispetto alia tradizione 
la coincidenza in errore al v. 45 « ommittere » (« committere ») 100 
e al v. 78 «misi» {«mihi» CNLAR); li congiunge inoltre la 


100 Anche il testimone A offre la variante errata («ommittere») e percio se 
sia stato b (antigrafo di CN ed di L) a correggere Perrore tramandato da tutti gli 
altri codici della famiglia o se sia stato A a generarlo indipendentemente da PME 
rimane questione controversa; in questa sede si propende per la prima ipotesi, 
stemmaticamente piu cogente. 


93 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANLSTICA IN VERSI DALUILIADE 




pecullarita dei v. 79 «piaverit» PM, «placaverit» E (« placaverit » 
CNLAR), ma sui margine sinistro di P e una postilla «at 
placaverit », che pare proprio essere della medesima mano di E. 
P contro ME non offre errori suoi propri. ME, invece, oltre agli 
errori di P presentano ognuno corruttele loro specifiche: 


Tav. XVII 


M 


PE + CNLAR 


v. 13 aurire 
v. 15 remina 
v. 27 amplectabar 
v. 34 rapi 
v. 37 est 
v. 57 nunc 
v. 60 videntur 
v. 70 relinqui 
v. 75 cunibus 
v. 95 cum 


haurire 

ieiuna 

amplectebar ( complectabar CN) 

rapti 

ast 

huc 

violentus 

relinquo 

curribus ( turribus CNL) 
ait 


Tav. XVIII 


E PM + CNLAR 

v. 6 claudunter clauduntur 

v. 91 pandit numina pandit sua numina ( qui 

pandit numina R) 

M ed E a loro volta non sono accomunati da errori oltre 
a quelli, segnalati, che condividono con P. Si puo quindi arguire 
che M ed E discendano da P. 

Le relazioni su descritte tra gli otto testimoni consentono 
di proporre il seguente stemma codicum: 



94 


II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


* * 


* 


Anche per questo testo tradotto dal Marsuppini si conside- 
rino alcuni fattori atti a convalidare le relazioni esistenti tra i 
vari codici. 

Una particolare attenzione richiede la variante «Laertis» / 
« lacertis » nel gruppo di testimoni PME: in P si legge «lacertis» 
con un puntino sotto la lettera c; M ha la medesima lettera 
sbarrata; E possiede la lezione corretta «Laertis». Poiche in P 
si legge una correzione a margine dei v. 79 apportata dalla 
medesima mano di E 101 , e presumibile che quesEultimo copi 
dal primo, o comunque lo abbia sotto gli occhi; sarebbe pero 
semplicistico affermare che sia E a correggere coi puntino 
«lacertis» 102 : in questo caso infatti non si comprende perche M 
copi « lacertis » con la correzione e non accolga o segnali, con- 
siderata la sua pedanteria 103 , la specificazione «placaverit» a 
margine dei v. 79. 

Si prospetta quindi la correzione di « lacertis » (e degli altri 
casi di parole espunte) in P come operata da P stesso - ipotesi 
confermata dalPespunzione nel v. 24 - oppure esternamente alio 
stemma , ad esempio da un lettore occasionale. Questa eventua- 
lita consentirebbe di giustificare la lezione esatta «Laertis» in 
E, evitando di postulare Pesistenza di un altro codice sotto gli 
occhi dei copista o un’emendazione personale dello stesso. 

Circa i rapporti tra gli altri tre testimoni nella famiglia di 
a , si vuole qui soltanto ricordare che ad avvalorare la dipen- 
denza di CN ed di L da un comune antigrafo rispetto ad A 
concorre il fatto che la traduzione dal IX canto iliadico e 


101 Vd. supra , p. 94. 

102 Per altri due casi P presenta parole espunte: v. 24 « du bella dum bella»; 
v. 104 « principubus ». 

103 Oltre al fatto che quasi tutti gli errori di M traggono origine da tra- 
visamenti grafici dalPantigrafo (Tav. XIII, vv. 15, 27, 37, 57, 60, 75), si riscontra 
che con correzioni di P coincidono incertezze di M: v. 18 «inulti» corretto e 
leggibile poco chiaramente P, « inulti » con m soprascritta alia prima i M; v. 31 «At 1 
das » con la penultima lettera non leggibile per correzione P, « Atrides » cancellato 
e riscritto in «Atridas » M. 


95 


LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUIUADE 


vergata su questi tre codici daile medesime mani che copiano 
la lettera prefatoria e la traduzione dei I libro omerico, da tutti 
possedute e per le quali e stata sicuramente dimostrata 1’indi- 
pendenza di CN da L e viceversa. 

Riguardo le corruttele nelPaltro ramo dello stemma , testi- 
moniato dal solo R, si noti come quelle ai vv. 10 e 100 traggano 
probabilmente origine da confusione ed errato scioglimento di 
forme compendiate 104 e che la lezione al v. 31 («Helena») 
avrebbe un suo valore, presupponendo un allungamento in arsi; 
in edizione comunque verra accolta «Helene», essendo trasmessa 
dalla maggioranza dei testimoni e non richiedendo essa modi- 
fiche di sorta. 

II testo cosi come risulta dalPaccordo di a e di R accoglie 
in due casi lezioni plausibili nel contesto latino, ma non con- 
cordanti coi poema omerico, per cui potrebbero in tal modo 
essere emendate: 

v. 38 manibus (Hom. 347 vqeaaiv) > navibus 
v . 104 sex (Hom. 421 aXka) > sed 
Uausilio dei testo greco (vd. Hom. 387 Gopa^yea) ha con- 
sentito inoltre di sanare al v. 78 un incomprensibile «atres»: 
«acres» e emendazione piu affine semanticamente al greco della 
variante «atras» presente in CN, che comunque verra segnalata 
in apparato. 


104 Tra tutti i codici E, oltre a presentare « gloria » e « gratia » abbreviate, e 
anche Punico che tramanda il v. 91 lacunoso (manca « sua »). Cio non e tuttavia 
sufficiente a stabilire un legame con R: che E discenda da R e improbabile, perche 
in tal caso non si comprenderebbe come mai E, che copierebbe sbagliando ben 
tre lezioni corrette in R (w. 45, 58, 77), corregga due vocaboli - vv. 10 e 100 
- compendiandoli; che R discenda da E presupporebbe un’ottima capacita conget- 
turale nel primo, che invece scioglie malamente i due compendi. Un antigrafo 
comune ai due potrebbe o possedere gli errori di E, e allora si ricadrebbe nella 
contraddizione su esposta, oppure non possederli, e allora E li avrebbe prodotti 
indipendentemente nella tradizione. 


96 


ORATIO ACHILLIS AD ULIXEM 
A CAROLO ARETINO TRANSLATA 


De cognationis codicum ratione 

Octo codices orationem Achillis ad Ulixem respondentis Caroli Aretini 
ex Graeca lingua in Latinam traductam continentes a me collati sunt. 

Cum communes errores omnes codices praebeant, ii ex exemplari 
X originem traxisse videntur. 

In codice R codicum CNLAPME errores desunt et contra: ergo in 
duas partes dividitur stemma ; ex exemplari, quod a hic nominatur, 
codices CNLAPME initium duxisse videantur. 

Graves errores codices CNLA et codices PME inter se coniungunt. 

Codices CNLA ex exemplari, quod a hic nominatur, orti sunt; 
exemplaria ducta a codice a in duas partes (b et A) rursus divisa 
sunt, ut errores coniunctivi et separativi comprobant. Cum errores 
separativos et coniunctivos C e N codices praebeant, e communi 
exemplari, quod c hic nominatur, iidem originem traxisse videntur. 

Cum codicis P omnes errores M et E possideant et singulos, ii a 
P descripti videantur. 

Codex R, praeterquam quod emendatus sit ubi reliqui errant, 
solum testimonium est versus 58 qui metrice probari possit. 

Ergo codices in stemmate sic disponendos puto: 



Huius editionis ratio 

Caroli Aretini Iliados traductio ex octo codicum concordia 
restituta est; ubi codices dissentirent, saepe exemplaris R lectiones 
meliores visae sunt. 


97 



LA PRIMA T RADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


Si codices lectiones dubias praebere mihi visi sunt , Latinae 
orationis contextus , verborum continuatio, leges metricae , Graecus 
textus mihi succurrerunt in lectionibus eligendis; lectiones non 
acceptae in apparatu relatae sunt, ut codicum nexus patefacerent . 

Graviores errores semper in apparatu rettuli . 

Ubi Homericum poema et erroris evidentia postulabant , quamvis 
codicum concordia esset, textum emendavi . 

Diphthongos, in codicibus nutantes, restitui et litteras haustas, 
geminatas, simplices et omnia quae rationis scribendi propria sunt 
ex usu recentiore scripsi ; haec in apparatu denuntiatae non sunt. 
Interpunctio etiam grandioresque litterae idem ex usu recentiore 
mutatae sunt . 

Loci similes lineamenta sunt ad interpretis artem doctrinamque 
intelligendam ; voces similes et finitimae, quae facilius memorabiles 
sunt, in initio et in versus clausula, igitur significatae sunt . 

Textus Graecus iuxta Allenii editionem exhibetur. 


Codicum sigla 

C = Afric., 3.C.12, saeculi XV 
L = Flor. Laur. Strozz. 100 saeculi XV 
M = Flor. Magliab. I, 40 saeculi XV 
N = Flor. Naz. II, IX, 148 saeculi Xvex 
P = Flor. Pal. Capp. 145 saeculi XV 
R = Flor. Ricc. 660 (M II 19) saeculi XV 
A = Flor. Ricc. 3022 (3193) saeculi XV 
E = Rom. Nic. Rossi 230 (36 E 19) a. 1464-85 


Sigla quibus in hac editione usa sum 


add. 
codd. 
in mg. dx 
in mg. sx 
om . 
e.v.l. 
v.s. 


= addidit 
= codices 

= in margine dextero 
= in margine sinistro 
— omittit 

= eodem versus loco 
= vide supra 


98 



ORATIO ACHILLIS RESPONDENTIS AD ULIXIS ORATIONEM 
A CAROLO ARETINO EX GRAECO IN LATINUM TRADUCTA 


Parce precor duris, proles generosa Laertis, 
dicere me verbis quae sit sententia nostrae 
mentis et a nulla possit ratione moveri, 
auribus ut nostris nemo demurmuret alter. 

5 Ille mihi infensus magis est quam limina Ditis, 
altera cui mente clauduntur et altera lingua 
eloquitur. Sed enim quae sint ventura docebo: 
non reliqui Danai, non Atrides Agamemnon 
iam mihi persuadent Troiana capessere bella, 

10 nullus honos forti pugnanti, gratia nulla est. 

Tum bonus atque malus nullo discrimine habetur 
sed sorte aequali moriuntur. Nam mihi nulla 
praemia, cui tantos belli haurire labores 
contigit et saevis animam obiectare periclis. 

15 Ut volat ad nidum mater ieiuna cibumque 


tit. sic in PER A Carolo Aretino ex graeco in latinum traducta oratio 
Achillis ad Ulixis orationem respondentis M Oratio Achillis ad Ulixem 
CNL sine tit. A 1 Laertis REN lacertis CLA e lacertis corr. Laertis PM 

1 Parce precor = (e.v.l.) STAT., Silv . 5,51,79; 5,52,84; 2 dicere = 
(e.v.l.) STAT., Theb . 1,289; 6,375; Silv . 5,32,15; quae sit sententia'. 
cf. VERG., Aen. 3,59 quae sit sententia posco; 11,295 quae sit magno 
sententia; 3 ratione : cf. (e.v.l.) OV., Met. 1,688 et al.; moveri semper 
eodem versus loco apud STAT., Theb. 3,67 et al.; 4 auribus semper 
eodem versus loco apud STAT., Ach. 1,381 et al.; demurmuret: cf. 
OV., Met. 14,58; 5 limina Ditis: cf. VERG., Aen. 6,127 ianua Ditis; 
8,667 ostia Ditis; 6 altera... altera: cf. (e.v.l.) STAT., Theb. 8,612; 
clauduntur: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 10,746; 7 quae sint ventura 
docebo: cf. VERG., Aen. 11,315 quae sit sententia paucis docebo; 

9 capessere semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 1,77 et al; 

10 nullus honos — (e.v.l.) STAT., Ach. 1,630; 11 nullo discrimine: cf. 
OV., 7r., 5,10,29; STAT., Theb. 4,816; 13 labores semper eodem versus 
loco apud STAT., Ach. 1,160 et al.; 14 contigit et = (e.v.l.) STAT., Silv. 
12,37; obiectare periclis = (e.v.l.) VERG., Aen. 11,751; 


99 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


portat ad implumes pullos infracta labore, 
sic nos insomnes noctes lucesque cruentas 
coniugis ut raptus ne desererentur inulti 
egimus Iliacis et depugnavimus agris. 

20 Bis sex litoreas ratibus iam cepimus urbes, 
tum cepi undenas terrestri Marte cadentes, 
e quibus ah quantas, mea vana pericula, praedas 
tunc rapui Atridaeque dedi, qui classe moratus 
ignavus, dum bella gero, sibi plurima sumpsit 

25 pauca quidem partit. Proceres tamen illa reservant 
pauca, sed e nostro placidam Briseida lecto, 
cuius coniugium magno amplectebar amore, 
abstulit ille, habeat secum sibique oscula iungat. 
Quid causae Argivos Troiana in proelia duxit? 

30 Quid causae Atridae populos huc cogere tantos? 
Nonne Helene rapta est? An solos tangit Atridas 
iste dolor solisque licet capere arma Mycenis? 
Immo quisquis amat sibi sunt sua damna dolori 
ut mihi captivae rapti, mea numina, amores. 


21 terrestri PR terrae sunt CNLA 22 ab CNL ha APR 23 tunc APR 
tum CNL 25 om. CN 27 om. A 31 Atridas PR Atrides CNLA 34 ut 
APR et CNL 38 navibus scripsi collato Hom. 347 manibus codd. 

16 infracta : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 5,784; 7,332; 18 coniugis ut: 
cf. (e.v.l.) STAT., Theb. 2,362 coniugis et et al.; inulti semper eodem 
versus loco apud STAT., Theb . 3,653 et al.; cf. VERG., Aen. 2, 670 
21 cadentes semper eodem versus loco apud STAT., Ach. 1,694 et 
al.; 22 pericula semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 1,615 
et al.; STAT., Ach. 1,258 et al.; 24 bella gero : cf. VERG., Aen. 1,48; 
7,455; 11,113; plurima semper eodem versus loco apud VERG., 
Georg. 1,187 et al.; STAT., Ach. 1,164 et al.; 25 reservant', cf. 
(e.v.l.) VERG., Aen. 8,575; Ci. 318; 26 lecto semper eodem versus 
loco apud STAT., Theb. 5,74; 27 coniugium ... amore: cf. VERG., 
Ecl. 8,18 coniugis... amore ; Aen. 3,330 magno flammatur amo- 
re\ 28 oscula iungat: cf. (e.v.l.) OV., Met. 2,357; 6,626; 9,458; 
10,362; 31-2 an solos... Mycenis = (e.v.l.) VERG., Aen. 9,138- 
9 ( nec pro an et nec pro - que ); 33 sibi... dolori: cf. (e.v.l.) OV., 
Am. 3,9,57 tibi sunt mea damna dolori ; 34 mea numina = (e.v.l.) 
OV., Ep. 3,105; 13,159; E.P. 2,8,67 raptis , o publica numina ; 


100 


II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


35 Desinat ah tandem solitas innectere fraudes, 
experto satis est illi; mea praemia rapta 
me sinat. Ast alii proceres tuque, optime Ulixes, 
consule ut hostiles avertat navibus ignes. 

Multa quidem magno sine me perfecta labore, 

40 nam fossa ingenti lato circumdata muro 
Argiva est classis nec non tutamina valli 
obiecta et cunctis stant propugnacula castris, 
non tamen Hectoreas potis est compescere vires. 
At dum bella gero non Hector linquere muros 
45 audet nec nostrae sese committere pugnae, 

quin semel, ad fagum Scaeasque accedere portas 
ausus, vix nostros potuit vitare furores. 

Nunc quoniam Priami nequeo decernere nato 
crastina lux, cunctis placatis ordine divis, 

50 ornatam classem medium deducet in aequor, 
si vacat atque velis, orta vix luce videbis 
per mare piscosum nostras decurrere puppes 
et liquidos campos socium spumare lacertis 
quod si Neptunus faveat ventique secundi, 

55 tertia lux Phthiae patriae nos afferet oris. 

Nec mihi patris opes desunt, nam multa reliqui 


45 committere CNLR ommittere AP 46 ad fagum PR ad fugam CNLA 

35 innectere = (e.v.l) OV., Met. 10,378 innectere fauces ; semper 
eodem versus loco apud STAT., Theb . 4,26 et al.; 37 alii proceres: cf. 
VERG., Aen. 1,740; 40 circumdata muro = (e.v.l.) Met. 8,621 et ah; 
41 tutamina valli: cf. (e.v.l.) STAT., Theb. 12,9 munimina valli ; 
44 bella gero: v.s., v. 24; 45 committere pugnae: cf. (e.v.l.) OV., Met. 
5,75; F. 2,723; 47 vitare semper eodem versus loco apud OV., Met . 
12,385 et ah; furores semper eodem versus loco apud STAT., Ach. 
1,597 et ah; 48 decernere semper eodem versus loco apud STAT., 
Theb. 6,474; 49 crastina lux = (e.v.l.) VERG., Aen. 10,244; cf. STAT., 
Theb. 10,21; ordine semper eodem versus loco apud STAT., Ach. 
1,135; 50 deducet in aequor: cf. (e.v.l.) OV., Met. 15,267; 
52 piscosum ... puppes: cf. OV., Met. 12,10 piscosa puppes tenuisset 
ituras ; 53 spumare lacertis: cf. VERG., Aen. 5,141 spumant freta 
versa lacertis ; 


101 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ILIADE 


huc veniens: multas forma praestante puellas 
hinc ducam, ferri multumque atque aeris et auri 
quod mihi sorte datum; nam quae mihi munera misit 
60 abstulit invite nobis violentus Atrides, 

cui magis ut meriti reliqui indignentur Achivi, 
nec posthac alium valeat subducere fraude; 
nam me, quamquam illi facies sit trita rubore, 
haud tamen audebit contra iam tollere vultum, 

65 in medio Graium plane mea dicta referre; 
iam neque consilio nostris neque viribus illi 
nusquam adero, satis est fraudes fecisse priores; 
nunc abeat tacitus quoniam mentemque animumque 
luppiter abstulerit. Nobis quae tristia dictat 
70 nam mihi morte magis odio est, sua dona relinquo. 
Nec mihi si decies totidem viciesve darentur, 
hinc alia accedant manibus cumulata benignis, 
nec quot in Orchomeni portantur moenia ditis, 
nec quot habet Thebae, centum clarissima portis, 

75 e quibus armatos nulla est quin curribus altis 

bis centum emittat, numero tantum illa frequenti; 

nec si litoreas donis aequaret harenas, 

sic poenas laeso mihi det mihi perfidus acres, 

Atrides nostras numquam placaverit iras. 

80 Ipse sibi aequalem generum paret, haud mihi; natam 


58 multum.,, auri R multum aeris et auri CNLAP 61 meriti APR 
merito CNL 68 abeat PR habeat CNLA 78 sic PR si CNLA mihi CNLAR 
misi P acres scripsi collato Hom. 387 «atras» CN fortasse recte atres 
ceteri 

57 forma praestante : cf. VERG., Aen. 7,483; OV., Met. 15,130 
praestantissima forma ; 62 subducere: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 

1,551; 10,50 et 81; 63 trita rubore : cf. (e.v.l.) OV., Met. 15,124 
trita labore ; 67 priores semper eodem versus loco apud STAT., 
Theb. 4,275 fraude priores et al.; 70 mihi odio est: cf. VERG., 
Ecl. 8,33 tibi est odio ; 77 harenas semper eodem versus loco 

apud STAT., Theb. 2,46 et al.; 79 placaverit iras : cf. (e.v.l.) STAT., 
Sil. 33,184; 80 generum: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 11,472; 12,613; 


102 


II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI 


illius est animo nostris coniungere lectis, 
vel Veneri forma contendat et arte Minervae. 

Nec mihi iam caro multum quaesita parente 
defuerit coniunx, repetam modo limina sospes; 

85 sunt Phthiis natae multae, sunt plurimae Achivis, 
conubia e quarum numero dulcissima iungam. 

Est animus dudum cara cum coniuge lectum, 
divitiis patriis nostris desidere tectis; 
nam quot opes Priamus tenuit, dum pace quieta 
90 degeret, aut quantae clauduntur limine templi 
Phoebi, qui claris pandit sua numina Delphis, 
haud pretio aequabunt vitam. Reparabile namque 
et pecudes et equi tripodesque armenta gregesque, 
ast anima e nostro volat irrevocabilis ore. 

95 Sic ait alma Thetis geminas mihi nectere mortes 
fatales Parcas. Pugnem si Pergama circum, 
me numquam patriae visurum tecta relictae, 
sed fore in nullo nomen delebile seclo; 
sin patriam caram repetam carosque Penates, 

100 vita mihi in longum dabitur sed gloria nulla. 

Quin alios etiam quosque ad sua tecta reverti 
hortarer, quoniam careat victoria fine; 
audeat Iliacus populus cum Iuppiter adsit. 

Sed iam principibus Danaum mea dicta referte. 


91 sua CNLAPM qui R om. E 104 sed scripsi collato Hom. 421 sex 
codd. 

81 Minervae semper eodem versus loco apud STAT., Ach. 2,52 et al.; 86 
conubia... iungam : cf. VERG., Aen. 1,73 conubio iungam ; STAT., Theb. 
11,192 conubia iungas\ 87 cum coniuge : cf. OV., Met. 2,261; 4,568; 
5,236 et 567; 7,158 et 692 cum coniuge cara ; 89 pace quieta — 
(e.v.l.) STAT., Theb. 3,372; 90 limine templi = (e.v.l.) STAT., Theb. 
1,641; 99 sin patriam... Penates: cf. VERG., Ci. 419 sic patriam 
carosque Penates ; Penates semper eodem versus loco apud STAT., Ach. 
1,475 et al.; 102 victoria semper eodem versus loco apud STAT., 
Theb. 10,85 et al. 


103 



m 

CARLO MARSUPP1NI TRADUTTORE B’OMERO 


Osservazioni $ull 3( ars vertendi 9 marsuppiniana 

Ergo , sancte pater ; non me certamine tanto / versari cupias oro , 
sed tu prius ante / consule quid nostrae valeant in carmine vires; 
/ quo facere id possis melius , tibi primus Homeri / in Latium 
versus - utinam tuo nomine dignus , / qui vincis populos, Nicolae ; 
et gloria nostri es - j mittitur ac etiam carmen quo placat Ulixes 
/ Aeacidem et Phoenix et quid respondit Achilles. / Haec edi in 
lucem nolim: nam carmina nondum / apta satis torno rursus 
polienda ... /. 

Sono versi composti da Carlo Marsuppini neiPepistola 
dedicatoria a papa Parentucelli, che si rivela di fondamentale 
importanza - considerata la ritrosia delParetino a scrivere 105 


105 Si veda al proposito R. Fabbri, Carlo Marsuppini e la sua versione latina 
de Ha «Batrachomyomachia» pseudo-omerica, in Saggi di linguistica e di letteratu- 
ra in memoria di Paolo Zoili, Padova 1991, pp. 555 sgg. 11 ritegno a scrivere, 
definito dal Marsuppini stesso con parole ciceroniane (Cic., Ep. Fam. V, 12) 
« quidam pudor subrusticus », pare mutarsi in esplicita coscienza dei propri limiti 
di scrittore neiPepistola dei 1437 al bolognese Tommaso Pontano, in cui Paretino 
rifiuta la proposta delPamico di comporre la lode in morte di Niccolo Niccoli: 
« Quamobrem , si quis me interroget: quare non scribis ? - quia quemadmodum 
volo non possum. - Quid ergo artem oratoriam legis ? - cautius fortasse esset non 
tam studiis amicorum obsequi ; sed, postquam lineis verecundis tranfui (sic), ut 
oneris et impositi et recepti culpam deprecer, respondebo illud Hisocratis: quamvis 
minime copiosus in dicendo sim, tamen cotis morem facio». (La lettera al Pontano 
e in A. Moschetti, Una lettera inedita di C. Marsuppini, estratto dal «Giorn. Stor. 
d. Lett. ital.», XXVI, pp. 381-383.) Sui carattere introverso dei nostro traduttore 
efficacemente testimonia la descrizione di Vespasiano da Bisticci: «Era modestis- 
simo et temperato, di poche parole, di bellissima presentia, alquanto malinconico 
et uomo pensativo, molto costumato nelPopere et nelle parole; sarebbesi vergognato 
non solo a dire cose non oneste, ma quando Pudiva se ne vergognava» (Vespasiano 
da Bisticci, Le vite , ed. a cura di Aulo Greco, Firenze 1970-1976, p. 593). 


105 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ILIADE 


- per conoscere le sue opinioni di traduttore e di lettera- 
to 10 «. 

La parte introduttiva della lettera e riassunta tutta nella 
domanda «qua potero illius (scii. Homeri) vario me flectere 
cursu}» . Cinterrogazione viene sviluppata attraverso alcune 
metafore: lo stile omerico e un cavaliere che corre, ora a 
briglie sciolte ora troppo tese, ma che sa alternare Pandatura 
«iusto moderamine »; e un torrente gonfio per le piogge oppure 
piccolo nel suo letto, ma le cui aeque fluiscono anche radendo 
le rive; e infine un cigno che si leva alto nelParia per poi 
scendere raso a terra o volare a media altezza. Seguono i 
riassunti delP Iliade (vv. 34-63) e delP Odissea (vv. 74-121) e tra 
essi viene inserita ancora una riflessione linguistica: Omero 
combina lo stile elevato della tragedia con quello comico, come 
quando descrive il riso degli dei alia vista di Vulcano (II. I, 599- 
600). Di seguito si annota come il «varius vates» utilizzi «varias 
linguas »: ionico, eolico, dorico. I versi successivi (vv. 122-161) 
sottolineano Putilita morale della lettura d’Omero, come questi 
faccia riialire a un unico dio Porigine di tutte le cose 107 , come 

106 E. Klecker, in Dictung uber Dichtung. Homer und Vergil in lateinischen 
Gedichten italieniseben Humanisten des IS. und 16. Jahrunderts, Wien 1994, pp. 
137-146, conduce un’attenta analisi delPepistola, ricordando che fonti d’informa- 
zione e di composizione dei contenuti tecnici della lettera furono per il Marsuppini 
i riassunti monostici dei poemi omerici e Poperetta De vita Homeri dello Pseudo 
Plutarco. 

107 Rappresentare Omero come monoteista e precursore dei Cristianesimo, 
concezione filtrata dal Rinascimento attraverso i bizantini, era consigliabile per 
non entrare in conflitto con la Chiesa, afferma G. Finsler, Homer..., cit., p. 25; 
lo stupore delPautore tedesco circa il fatto che anche Marsuppini, notoriamente 
miscredente, affermi cid, non ha ragione di essere condiviso. AlPorigine delPopi- 
nione dei Finsler e di altri studiosi sui paganesimo dei Marsuppini e la notizia 
che «mori sanza Chonfessione e Chomunione e non chome buon Christiano». G. 
Ferreth {Manifestazioni religiose di un Umanista , «La rassegna Nazionale», XXIX 
(1907), pp. 393-401) ridimensiona correttamente tale affermazione in primo luogo 
dimostrando Ia genesi delPerrata credenza (Niccolo Ridolfi riporta la notizia su 
citata nel « Priorista », avendola copiata dalla «Cronaca» dei Cambi, che si rifa a 
memorie raccolte da piu parti per i fatti anteriori al 1480), quindi adducendo a 
convalida della propria tesi vari motivi: il ritratto di Carlo fatto da Vespasiano da 
Bisticci, suo contemporaneo; la sua origine e Peducazione (attitudine alia filosofia 
etica); la disputa con il fisico Paolo Toscanelli nel «De anima libri tres » di 
Cristoforo Landino, dove afferma la conciliabilita della religione con i classici; 
le amicizie con papi ed ecclesiastici, con il Niccoli e con frate Ambrogio Traversari, 


106 


III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D 'OMERO 


il padre di tutti i poeti sia anche i 1 precursore dei Pitagorici, 
poiche accorda Parmonia delle cose celesti con quella dei numeri; 
che un poeta cieco abbia visto tanto fa comprendere perche la 
sua arte poetica possa essere considerata una pittura pariante; 
il sapere suo immenso motiva la contesa tra sette citta greche 
sulla patria natale. 

Tale summa di opinioni su Omero diviene anche guida per 
comprendere gli interventi dei traduttore sui testo, sempre 
limitati rispetto alie abitudini delPepoca, perche paiono orien- 
tati secondo le informazioni su esposte: asseconda lo stile ele- 
vato, eleva quello reputato mediocre, conferisce valenza 
contenutistica a quelli che sono solo stilemi nel poeta greco. 

Dai versi su citati (vv. 162-171), in particolare, emergono 
due preoccupazioni dei Marsuppini da considerare ai fini del- 
Panalisi della sua traduzione. 

La richiesta iniziale di non prendere parte alPimpresa tanto 
ardua di tradurre Omero in versi latini ha sicuramente in se un 
intento retorico; ma tali dichiarazioni si susseguono con tale 
insistenza nei rari scritti delParetino da far supporre una reale 
consapevolezza delPinevitabile divario esistente tra la «sublime» 
poesia d’Omero e i mezzi in suo possesso per ricrearla 
latinamente. Di cio si deve tenere conto quando il traduttore 
scivola in errate interpretazioni dei testo greco, quando inseri- 
sce citazioni da autori antichi o ad essi allude e quando invece 
non se ne serve: in tal caso si riconosce un’aderenza al testo 
greco, che peraltro non scade in pedanteria e quindi nelPincom- 
prensione. 


con il Malpaghini e con Cosmo, i rappresentanti dei cosiddetto Rinascimento 
cristiano; le affermazioni contenute in almeno due suoi scritti: V «Oratio 
consolatoria ad Cosmum et Laurentium Medices in obitu eorum matris » (pubbli- 
cata da P.G. Rjcci, Una consolatoria inedita dei Marsuppini , «La Rinascita», III 
(1940), pp. 386-433) e Tunica lettera a Lorenzo Valla in commento al suo De 
voluptate (pubblicata da R. Sabbadini, Cronologia documentata della vita di Loren- 
zo della Valle, detto il Valla [ed. anast. in Laurentius Valla, Opera..., cit., pp. 
49-148]). Aggiungasi Tincoronazione a poeta e la sepoltura con solenni esequie in 
S. Croce: la descrizione dei suo funerale e in A.M. Bandini, Specimen literaturae 
florentinae , Firenze 1748-1751, v. I, p. 82 sg. 


107 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALEILIADE 


11 non essere le orazioni sufficientemente rifinite per venire 
diffuse consente di azzardare 1’ipotesi che anche i! I libro, nelle 
intenzioni dei Marsuppini, abbisognasse di ulteriore elaborazio- 
ne e che Pinvio comunque venisse effettuato, per non dover 
avanzare, di fronte alie ormai pressanti richieste dei segretario 
papale, Pennesima giustificazione ai propri ritardi: «malo namque 
a sua sapientia eruditionem nostram desiderari quam , si id non 
fecero , observantiam» 108 .Tali supposizioni giustificherebbero, 


108 La citazione e tratta da R. Sabbadini, Carlo Marsuppini. Briciole uma- 
nistiche, «Giornale Storico d. Lett. ital.», XVII (1891), p. 216. Grazie al carteggio 
avvenuto tra il Marsuppini e Giovanni Tortelli, il Sabbadini intui che la tradu- 
zione iliadica doveva essere stata conclusa nel 1452 (A. Pertusi, Leonzio ..., cit., 
p. 522, colloca invece la traduzione dei Marsuppini alPanno 1430). Delie cinque 
lettere tradite le prime due sono di raccomandazione presso il segretario papale 
a favore di Giovanni Bacci e dei monastero aretino di S. Bernardo. Nella terza, 
databile 7 febbraio 1452, il Marsuppini informa il suo interlocutore di aver 
ricevuto la dignita equestre e su altre proprie necessita al riguardo. Adduce quindi 
le motivazioni alia decisione di intraprendere finalmente la traduzione da Omero: 
pur essendo molto impegnato, Pinsistenza dei pontefice e un colloquio con Cosimo 
de’ Medici Phanno indotto a iniziare il lavoro; consentendoglielo i ritagli di 
tempo e il suo « ingeniolum », una volta ricevuta Papprovazione pontificia sulla 
« degustatio versiculorum » che avrebbe inviata a Roma, si sarebbe accinto alia 
grande opera «alacri animo». Nella quarta epistola, databile 30 marzo 1452, il 
traduttore aretino rassicura il Tortelli che non avrebbe desiderato piu a lungo i 
versi d’Omero e che, come i commercianti sono soliti fare per le loro merci, 
avrebbe inviato la <« degustationem » gia promessa; dopo Papprovazione dei papa 
quindi avrebbe intrapreso la traduzione della restante opera. Con la quinta lettera, 
databile 9 dicembre 1452, il Marsuppini, ripreso dal segretario per il suo ritardo, 
chiede che i suoi indugi siano giustificati «...occupationibus aut in scribendo 
tarditate aut cuidam pudori subrustico » e non vengano attribuiti a superbia o a 
disprezzo. Dopo aver tessuto Iodi sulla sapienza e sulla cultura dei papa, che non 
potevano equipararsi alie sue forze, promette che non avrebbe trascurato di invia- 
re ne i giorni a venire a sua santita quelle «oratiunculas Homeri» tradotte in latino. 
Ribadisce che se fossero state positivamente valutate dal pontefice, con il suo 
aiuto avrebbe iniziato «aliquid maius». In un breve (riportato da Vespasiano da 
Bisticci, Vite di uomini illustri dei sec. XV, ed. Bartoli, p. 441), datato 24 ottobre 
1452, il pontefice comunica al Marsuppini di aver letto «summa cum voluptate 
animi unum librum Homeri ». Di seguito propone alLaretino di trasferirsi a Roma 
per dedicarsi esclusivamente alia restante traduzione. Il Sabbadini precisa che, 
come prova la datazione dei breve, la traduzione deve essere stata iniziata prima 
della stesura dell’ultima lettera. Considerate le affermazioni contenute nella let- 
tera prefatoria alia traduzione (si vedano al proposito le note di commento e il 
testo delLepistola al cap. II, pp. 53 sgg., in particolare i vv. 164-168), il Sabbadini 
lascia aperta una questione: se l’invio della traduzione e gia awenuto, cosa rap- 
presentano le «oratiunculas Homeri» della quinta lettera? Aggiunge due eventuali 


108 



III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO 


almeno in parte, le imperfezioni stilistiche e metriche dei testo 
latino che si leggono sia nel primo canto iliadico sia nelPora- 
zione tratta dal IX. 

Nelle sequenze conclusive (vv. 172-198) Marsuppini para- 
gona la sua impresa traduttoria a una navigazione che necessita 
della guida papale, tesse le Iodi alPautorita morale e alia per- 
sona dei ponteficie e invoca la protezione per il proprio canto 
non da Febo o dalle Muse, ma dallo stesso Niccold. 


Si osservino, dunque, i fraintendimenti e le modificazioni di 
senso dei Marsuppini sui testo omerico: 


(I libro) 

Hom. 6 ££, 06 5f] xd Tcpoaxa biaaxqxriv epiaavxe 

vv. 6-7 «Atrides rector populorum et dius Achilles / inter se 

certant » 

- Probabilmente Marsuppini fraintende Paoristo duale da 
5iiaxr|(j,i con una forma avverbiale (ex. 5iacxa56v), che tradu- 
ce «inter se ». 


risposte: o un nuovo saggio di traduzione, o quelle di prima emendate. Che tali 
« oratiunculas » costituiscano un nuovo saggio di traduzione e ipotesi verificabile 
solo per esclusione; che siano la copia emendata di quelle inviate precedentemen- 
te, e eventualita che si origina dalla dichiarazione dei Marsuppini, nella lettera 
prefatoria su nominata, che queste necessitano ancora di rifinitura e abbellimento. 
Ma il traduttore aggiunge: « haec edi in lucem nolim » («Edo» possiede vari signi- 
ficati in epoca umanistica, come mette in luce S. Rizzo, Il lessico filologico degli 
umanisti , Roma 1973, pp. 319 sgg.: il senso classico di «pubblicare», compren- 
dente la diffusione privata tra amici che talora avveniva prima della pubblicazio- 
ne; quello nuovo di pubblicazione a mezzo stampa; quello traslato di «scrivere, 
comporre un’opera». Il nostro caso corrisponde al primo dei tre citati, forse con 
l’accezione piu generica di diffondere). Tenendo conto di tale richiesta, dei fatto 
che il papa afferma di aver letto «unum librum», che nelle lettere antecedenti 
l’ultima si paria di « versiculi » e non di « oratio » e che la tradizione non attesta 
i discorsi di Ulisse e di Fenice, ma solo la risposta di Achille ai due ambasciatori, 
si potrebbe azzardare 1’ipotesi che «illas oratiunculas Homeri», ancora da inviare, 
fossero le due a noi non pervenute, probabilmente ancora in fase di elaborazione. 


109 


LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALE ILIADE 


Hom. 12 lAipstStiq’ 6 yap qA,0e 0oaq kni vrjaq ’Axaicov 
v. 13 «qui ratibus sollers advenerat Argis» 

- Eaggettivo veloce viene attribuito al sacerdote invece che alie navi. 

Hom. 37 oq Xpoarjv ap^iPePrjKaq 
v. 41 « Chrisae qui moenia lustras 

- II ricordo di Virgilio (Aen. IV, 607) ha fatto propendere per il 
verbo « lustro », che ha tra le sue accezioni quella di «girare intorno» 
con il senso figurato di «esaminare», a differenza diap^iPaivco che 
significa si «girare intorno», ma nel senso di «proteggere». 

Hom. 105 KaAxavxa Tipamaxa kock’ oaaopevoq Tipoaeeirce. 
v. 113 «aspicit et tandem vix talia verba locutus » 

- Uavverbio greco «da principio, soprattutto, subito» viene reso 
alquanto liberamente, riferendolo alPazione dei pariare invece 
che alio sguardo. 

Hom. 117 Poo^op’ ey<b Xaov crcov eppevai r\ anoXsaQai. 
vv. 124-5 «namque ego possum / Graiorum vitam nostra vel 
morte pacisci» 

- Il passo omerico deve essere inteso nel senso che Agamennone 
desidera la salvezza per il suo popolo, non la morte e la rovina; 
nel testo latino Agamennone vuole salvare la vita dei Greci 
morendo lui stesso: si conferisce alia congiunzione comparativa 
valore disgiuntivo 109 . 

Hom. 132-4 KXercxe voco, 87iei ou 7iape^euaeai o65e pe Tteiaeiq. 
/ rj eOetaiq, o^p^oxoq exTI^ yepotq, auxap eju’a6xcoq / fi a Q ai 
8eu6pevov, K8A.8ai 5e pe xqv8’ &7io8oovai 
vv. 139-42 «ne simules animo tamen et praevertere mentem / 
desine iam nostram, frustranamque omnia fundes . / Integra siqua 
tibi vis praemia cuncta manere / atque inhonoratum tantos hausisse 
labores, / ipse deo iubeas reddi Chryseida.../». 

- Il periodo latino e alquanto confuso: Marsuppini usa 
« praevertere » che, come 7iapepxopcu, possiede anche il significato 


109 II Filelfo, in una sua epistola, segnala puntigliosamente 1’interpretazione data 
dal Marsuppini « inepte » e «prave» insieme a quella altrettanto «falsa» dei Traversari, 
proponendone la correzione, come rileva R. Fabbri, I campioni..., cit., p. 240. 


110 


III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO 


di «superare, sorpassare», ma che, a differenza dal medesimo, non 
ha Taccezione dei testo omerico di «ingannare». Einterrogazione 
retorica in Omero («Vuoi, per avere un dono tu stesso, che io ne 
rimanga privato, e ordini che io renda costei?») e fraintesa dal 
nostro traduttore («Se vuoi che ti rimangano intatti i premi e che 
io abbia consumato tanto grandi fatiche senza onori, tu stesso 
ordina in nome dei dio che venga restituita Criseide»), che pro- 
babilmente confonde la particella interrogativa r\ con la congiun- 
zione ipotetica e il presente KcXeai con Timperativo aoristo. 

Hom. 150 n<bq ti q xoi 7rpo<t)poL)v erceaiv 7iei0r|xai ’Axai(Dv 
v. 158 «qua tibi persuadet dicendo promptus Achivis}» 

- Non viene compreso 7tei$r|xai nel valore medio di «ubbidire». 

Hom. 158-9 dXka aoi, pey’ avai 8ec, ap’ eo7iope0’, o<|)pa ab 

Xaipp^/ xiphv dpvbpevoi MeveAxuo aoi xe, Kov&Tia 
vv. 165-6 «sed tibi , sed fratri Menelao quaerit honores / quisque 
ad arma venit , nec iam pudet an tibi nostri /» 

- « Nec iam pudet» che traduce co pey’ dvaiSec; non ha espressa 
la persona ed e collocata diversamente rispetto al contesto 
omerico: non e chiaro se chi non si vergogna siano i soldati 
oppure Agamennone (tu). 

Hom. 170-1 ob5e a’ otco / evOad’ axipoq ecbv a^evoc; Kai 
7rA,obxov c«j)6^eiv 

vv. 177-8 «divitias forsan non cogere tantas / hinc tibi iam 
dabitur ; tantas nec vertere praedas» 

- Achille non intende, rimanendo senza onori, raccogliere beni 
e ricchezze per Agamennone; nel testo latino, invece, dichiara 
che e meglio partire e cosi forse ad Agamennone non sara dato 
di ammassare ricchezze e bottini. 

Hom. 196 e 209 ap^co opax; 0opc5 (juAiooaa xe icr|5opevr| xe 
vv. 203 e 214 «namque erat ambabus curae carusque dearum» e 
«nostri iam maxima cura es» 

- II testo omerico afferma che Era ama e ha cura di entrambi 
(Achille e Agamennone), Taretino intende aptjxa riferito alie 
due dee (Era e Atena). 


111 


LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE 


Hom. 226-8 ome tot’ eq 7toA,£|iov apa kw GcoprjxGrjvai / oiks 
koxovS’ ievai auv apiaxrjcaaiv ’AxaiS)V / xeT^rjKaq 0U|iG) 
vv. 232-3 « quando hostem insidiis forti seu poscere pugna / ausus » 

- La traduzione di 7iot£ (qui nelPaccezione di «mai») con 
«quando» conferisce alPinsulto un tono piu pacato. 

Hom. 229-30 r\ noXb 'kmov ectxi Kaxa axpaxov Eopov ’A%aiG)v 
/ 8cop’ anoaipeioQax oq xi q a£0ev avxiov £i7tr| 
vv. 234-5 «Ah, quanto melius volitare per agmina Gratum / 
donaque ferre viro , si quis tua dona refutet !» 

- Cesclamazione non si addice al sarcasmo di Achille; inoltre 
non e compreso il valore relativo-indefinito di oaxi q, tradotto 
con «si quis»; per di piu non e rispettato il senso specifico della 
frase («chi ti parli faccia a faccia») sostituita da un libero «se 
qualcuno rifiuti i tuoi doni»: dvxiov non e ben inteso. 

Hom. 232 f| yap av, ’Axpei'8r|, vov baxaxa AxoPqaaio 
v. 237 «et enim si forte fuisset» 

- Anche qui si conferisce alia particella asseverativa un senso 
ipotetico: e peraltro da non escludere la confusione con Pim- 
perfetto dei verbo essere: «fuisset» latino rende alquanto con- 
torto il periodo. 

Hom. 237-9 vuv adx£ piv oi zq ’Axaio3v / £v TiaAaprjq (|)op£ouat 
SiKaano^oi, oi x£ 0£piaxag / Tipog Aio<; eipoaxcu 
vv. 246-7 « Graiugenum qui iura colunt , Iove namque tremendo 
I iuraque fas datur;» 

- Se la prima parte dei periodo traduce Paggettivo greco 
Sucacmotan, si deve supporre che Marsuppini attribuisca signi- 
ficato passivo al verbo epuco, qui nel suo significato medio di 
«custodire» e, per conseguenza, valore di complemento d’agente 
a npoq («in nome di Zeus»). 

Hom. 271 Kai paxoprjv Kax’ S^aoxov £ycb 
v. 272-3 «non ego tanti / expers sum belli » 

- Uaffermazione di Nestore di combattere per suo conto sem- 
bra trovare nella frase latina la sua spiegazione piuttosto che la 
sua traduzione, forse perche Marsuppini intende Kax’ ep abxov 
come «secondo le mie capacita». 


112 


III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO 


Hom. 282-3 aoxap eycoye / Xioo o|i’ ’AxiM-rji peOejLiev %6Xov 
w. 285-7 «dehinc ego Achillem... orabo , wt tantos animos iramque 
remittat » 

- Nel testo omerico Nestore prega Agamennone di perdonare 
l 5 ira ad Achille; il traduttore intende il dativo legato al verbo 
pregare, per cui il Nestore latino supplichera Achille di deporre 
la sua ira. 

Hom. 302-3 ei 5’ aye pq v rce(pr|aai, iva yvaKoai Kai oi'5e* / 
aivj/a toi aipa Ke^aivov epcofjaei rcepi 8oop( 
vv. 304-6 «Haec tibi tandem / experiare licet , fodiam ut tua 
pectora et inde / purpureus nostrae sanguis circumfluat hastae». 

- La prima proposizione finale e a tal punto diversa da quella 
dei testo greco, che non si puo escludere una variante dello 
stesso; oppure non comprendendo 1’emistichio il traduttore ha 
supplito a suo gusto. 

Hom. 383-4 xa 5’ £7rq>X£xo Kf|A,ci GeoTo / raviri ava axpaxov 
ebpov ’Axai©v 

w. 381-2 «per castra nitentia cuncta / vulnera iacta dei, sternuntur 
corpora vulgo » 

- Uattributo «nitentia», da concordarsi a « vulnera » piu che a 
«castra» nonostante la sua collocazione, non armonizza comun- 
que con il contesto: forse risente della somiglianza grafica in 
greco tra kt^ov-od (saetta, freccia) e Kfj^eoq (ardente, fiam- 
meggiante). 

Hom. 411-2 Kai ’Axpei5r|q eopUKpeicov ^yapejivcov / r\v axrjv, 
6 x’ apiaxov ’Axaubv ooSev exeiae 

vv. 404-5 «ipse / Atrides discat fortem contemnere quemque» 

- Uassenza dei superlativo fa sospettare che la generalizzazione 
della traduzione («chiunque e forte») sia dovuta a non compren- 
sione dei testo greco, indicante Achille come «il piu forte degli 
Achei». 

Hom. 462 aiOoTia oivov 
v. 448 «vinoque calenti» 

- «Caldo» sostituisce alia connotazione visiva dei testo omerico 
una tattile: la sfasatura trae forse origine da un’errata connes- 


113 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE 


sione tra ai0o\|/ (lucente, scintillante, fiammante) e «caleo» 
(essere caldo, ardente, quindi fiammeggiante). 

Hom. 471 vcbjLir|aav 8 ’ apa koloiv STrap^djLievoi SsTiaeaaiv 
v. 458 «et sese laeti invitant aliisque propinant» 

- Caccezione tecnica di ETiap^opai («verso la prima parte di 
vino per la libazione») ha indotto il traduttore a creare ex novo 
il primo emistichio; non si puo escludere, pero, che sia invece 
risalito a Ercapiceco tra i cui significati c’e anche «somministra- 
re, fornire» e, considerata 1’affinita con vcopacD (“distribui- 
sco”), abbia cumulato i due verbi in «propinant», 

Hom. 487 abxoi 5e cndSvavxo Kaxa Kkioiaq xe veaq xs 
v. 471 «navesque et tecta revisunt » 

- «Rivedere» le navi e le tende e traduzione assai libera 
dell’omerico «disperdersi»: la prossimita fonica di oKtSvapai 
con la radice i5 di opaca («vedere») ha creato confusione nella 
mente dei traduttore? 

(IX libro) 

Hom. 346-7 aX\’ ’05oa£o, auv aoi xe Kai aAAounv paai^Eoai 
/ dpa^daGco vrjeaaiv aXe^epevai Srjiov 7tup 
v. 37-8 «ast alii proceres tuque optime Ulixes / consule ut hostiles 
avertat manibus ignes». 

- Uimperativo medio in terza persona singolare (<J)pa(^£a0co) 
riferito ad Agamennone nel testo greco, nella traduzione e 
relazionato ad Ulisse («consule»). 

Oltre ai fraintendimenti sopra elencati, dalla versione mar- 
suppiniana emergono modifiche dei testo greco, la cui genesi si 
puo ricercare nella volonta di « variatio » stilistica: e tendenza 
diffusa all’epoca nelle traduzioni da Omero, ritenuto a volte 
eccessivamente prolisso e ripetitivo no , ma diviene nel con- 
tempo occasione per sfoggiare le proprie conoscenze lessicali e 
linguistiche intorno al latino. A questa motivazione si aggiunga 


110 Si veda al proposito il cap. I, p. 20 e nota 32. 


114 



r~ 


III. CARLO MARS UPP INI TRADUTTORE D’OMERO 

la necessita, trattandosi di prime traduzioni da Omero, di 
chiarire, illustrare, svelare, che dal Marsuppini pare in special 
modo sentita 111 . 

Non mancano, quindi, anche nella traduzione delParetino 
amplificazioni retoriche, comunque mai eccessive: si ravvisano 
espresse sotto forma di interrogazioni ed esclamazioni assenti 
nel testo greco o rispetto ad esso piu caricate, con interiezioni, 
con ripetizioni o con locuzioni incidentali. 

In siffatta maniera si pongono in evidenza Pinsulto (I, vv. 
157, 167, 234), il confronto (I, w. 274-5), i momenti di dolore 
(I, vv. 57, 363-5, 411-12; IX, v. 34), di rabbia e di indignazione 
(I, vv. 535-6; IX, v. 22), di impotenza (I, vv. 565-6); sempre e 
intensificata la richiesta sia al dio che alPuomo (I, vv. 133-4, 
391, 485-6 e altri). Si scoprono amplificazioni atte a chiarire 
situazioni o nomi che, se trasferiti tali e quali dal testo greco, 
avrebbero potuto ingenerare difficolta di comprensione nel let- 
tore; in tali interventi peraltro, pur esaustivi, Marsuppini si 
limita sempre alPessenziale: 


(I libro) 

- v. 56: Apollo scaglia il suo dardo e si appicca il fuoco alie 
pire dei morti (Hom. 51-2); nella trasposizione latina si aggiun- 
ge il passaggio intermedio tra le due azioni su accennate: «inau- 
dito temptavit et agmina morbo». 

- v. 160: ai lidi Retei (« Rhetbea ad litor a») traduce il generico 
Hom. 153 Scopo. 

- v. 271: le fiere montane (Hom. 268 (pqpaiv opeaKcooiai) 
nella traduzione assumono il nome proprio e la connotazione 
di esseri bimembri («Centaurisque feris... hique bimembres»), 

- v. 510: alPimmagine delle nere sopracciglia di Zeus (Hom. 
528), nella traduzione latina si preferisce sostituire quella 


111 La trasformazione e, soprattutto, 1’assenza di versi o di loro parti non e 
sempre da rinviare a un^perazione intenzionale dei traduttore, ma occorre tenere 
conto dei farto che il testo greco stesso gli si presentasse modificato o lacunoso. 


115 



? PRIMA TSADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE 

conseguente di Giove dal volto terribile (« vultuque tremen- 
do»)- 

- v. 578: la visione di Efesto che serve da bere suscita 
Fincontenibile riso degli dei (Hom. 599-600); il traduttore 
pare voler esplicitare il motivo di tanta ilarita e aggiunge 
pertanto 1’emisticaio «sic pede claudo». 

(IX libro) 

- v.18: Marsuppini sembra voler ricordare la causa principale 
scatenante la guerra (« coniugis ut raptus ne desererentur inul- 
ti »), contro la locuzione generica dei testo greco (Hom. 327 
«oaptov £V£Ka a^exEpacov»). 

- v. 26-7: la dolce sposa omerica (Hom. 336 'a\o%ov Oojaapea) 
nel testo latino e identificata dal suo nome proprio, Briseide 
«cuius coniugium magno amplectebar amore». 

Alia medesima tendenza si deve far risalire la frequente 
sostituzione dei nomi ai pronomi e dei nomi propri a quelli 
comuni 112 . 

Piu numerose sono le eliminazioni e i compendi rispetto al 
testo omerico, in ossequio alFopinione dei tempo, di cui si e 
gia fatto cenno e che era stata anche di uno dei maestri dei 
nostro traduttore, Guarino, circa la prolissita dei «poetarum 
pater». Tale orientamento si discerne, infatti, laddove un con- 
cetto sia gia stato espresso o sia implicito nel contesto: 

(I libro) 

- v. 88: Fuomo che comanda su tutti gli Argivi e a cui ubbi- 
discono gli Achei (Hom. 78-9) e semplicemente il re. 

- v. 144: i Greci devono ricambiare Agamennone con un dono 
(Hom. 135-6), ma nella traduzione viene omesso che sia secon- 
do il suo desiderio e che faccia da compenso. 

112 Si documentera tale tendenza nella sezione dedicata all’analisi degli epi- 
teti (vedi infra , pp. 123 sgg.). 

116 


i 



III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D'OMERO 


- v. 247: per il traduttore e tacito, quindi taciuto, il rimpianto 
di Achille da parte dei Greci, quando moriranno per mano di 
Ettore (Hom. 240-1). 

- v. 257: basta dire che Nestore viveva nella terza generazione; 
perche dilungarsi nel precisare che sotto di lui se n’erano gia 
estinte due (Hom. 250-1)? 

- v. 270: Marsuppini pare qui non cogliere il crescendo del- 
rimmagine, esplicitato dalla triplice ripetizione dirapricrcoi in 
poliptoto (Hom. 266-7), e traduce banalizzando («costoro su- 
perarono in forza tutto il genere umano»). 

- v. 389: si e gia detto che la giovane Briseide e un dono ad 
Achille da parte degli Achei (Hom. 391-2), per cui nel testo 
latino e semplicemente «la nostra Briseide». 

- vv. 393 e 487: << promeritam » e «merui» compendiano i passi 
omerici in cui Achille e poi Teti stessa ricordano che la dea ha 
aiutato Zeus con parole o fatti (Hom. 394-5 e 503-4). 

- v. 431: e scontato che Criseide scenda dalla nave che solea 
il mare (Hom. 439) prima di essere riconsegnata al padre, e 
questo particolare viene taciuto. 

(IX libro) 

- v. 90: e evidente che, prima che giungessero i figli degli 
Achei, esistesse la pace in Troia (Hom. 403), e il traduttore 
elimina la temporale. 

- v. 100: se Achille, qualora rinunci alia gloria della guerra, 
avra lunga vita, e implicita 1’ulteriore specificazione che non lo 
cogliera subito destino di morte (Hom. 416). 

Uaretino riassume anche nella descrizione delle manovre 
d’approdo della nave (vv. 426-29), e in questo caso, considerata 
la dovizia omerica di particolari tecnici (Hom. 432-37), non si 
puo escludere che abbia influito la difficolta di rendere latini 
vocaboli dei linguaggio militare e marinaresco. Ualtra descri- 
zione tecnica dei I canto, quella della preparazione dei sacri- 
ficio propiziatorio ad Apollo e della successiva libazione (vv. 
445-461), e piu fedele alie sequenze dei testo greco (Hom. 458- 


117 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANIST1CA IN VERSI DALUILIADE 


477): ma, costi tuendo tale brano quasi una sorta di centone di 
versi virgiliani, la resa analitica trova spiegazione nelPautore- 
volezza dei poeta latino e nelPausilio offerto dal suo repertorio 
lessicale 113 . 


* * * 

Per un’obiettiva valutazione della resa latina delle traduzio- 
ni esaminate, occorre tener conto oltre che delle licenze lingui- 
stiche consentite dalla versificazione anche dei fatto che parec- 
chie durezze probabilmente sarebbero state eliminate dal 
Marsuppini stesso, come era sua intenzione 114 , se non lo avesse 
coito la morte. 

Sotto il profilo morfosintattico il nostro traduttore si disco- 
sta dalle norme classiche per Puso alquanto impreciso degli 
indefiniti (I, w. 133, 166, 405, 463, 584; IX, v. 101); Pimpiego 
dei riflessivo, pronome o aggettivo, generalmente corretto, e 
improprio in soli due casi (I, vv. 123, 488); al v. 33 dei IX libro 
Pespressione «sibi sunt sua», se stilisticamente e apprezzabile 
per Pallitterazione, grammaticalmente e ridondante. Per i com- 
plementi di luogo si riscontrano confusione tra moto e stato (I, 
vv. 314, 388, 583) e la presenza dei dativo al posto delPablativo 
(I, vv. 252, 471) 115 . Impropria e anche la concordanza delPag- 
gettivo neutro singolare « reparabile » con i sostantivi plurali che 
seguono (IX, vv. 92-3). 

Per quel che riguarda la sintassi dei verbo e da segnalare 
Puso di quo e il congiuntivo in senso causale-finale (I, vv. 155, 
505, 537), che si alterna alie proposizioni finali e causali clas- 
siche. Talora il modo congiuntivo coincide con il tempo futuro 
nel testo omerico (I, vv. 129, 144, 180 e altri). Il congiuntivo 


113 Tale tendenza a eliminare o a compendiare si riscontrera anche per le 
formule di passaggio e per gli epiteti (vedi infra , pp. 123 sgg.). 

114 Vedi supra , p. 106 e nota 107. 

115 Uinconsueto dativo dipendente da «minis» (I, v. 387) risente forse deH’in- 
fluenza dei verbo semanticamente corrispondente «minor» ma non e esclusa la 
corruttela nella tradizione, dal momento che «huic» e facilmente travisabile in 
«hinc» e viceversa. 


118 



III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D O MERO 


presente «possit» al v. 3 dei IX libro e sintatticamente slegato 
dal contesto: se si esclude la corruttela nella tradizione 116 , lo 
si deve intendere collegato alPinterrogativa indiretta preceden- 
te per zeugma. 

Si riscontra la frequente sostituzione della seconda persona 
singolare nelPimperativo con il congiuntivo esortativo oppure 
Pattenuazione dei comando con Pinserimento di «oro»e di 
« precor », soprattutto nelle richieste rivolte da uomini a dei o, 
comunque, da parte di personaggi di rango minore a superiori 
(I, vv. 37, 85, 145, 441, 443bis, 488, 528, 555, 563; IX, v. 1). 

Nella sintassi dei periodo si ravvisano costrutti complessi e 
poco scorrevoli per la sovrabbondanza di congiunzioni coordi- 
nanti; frequentissimo e monotono e il ripetersi di procedimenti 
stilistici quali Panastrofe delle congiunzioni appunto: et (I, vv. 
11, 56, 108, 198, 253, 261 ecc.; IX, vv. 14,19), ut (I, vv. 187, 
193, 305, 371, 464; IX, vv. 4, 18); oppure Panastrofe dei 
pronome relativo (I, vv. 17, 19, 41, 78, 99, 115, 192 ecc.; IX, 
vv. 6, 86). Assai alta e la frequenza di « namque », nesso coor- 
dinante in luogo delle subordinate causali, relative, condizionali 
e dei participi dei testo greco (I, vv. 12, 61, 66, 76, 87, 124, 
140, 163, 203 ecc.). 

Da segnalare, in quanto stilemi non appropriati, la congiun- 
zione disgiuntiva «aut» preposta al secondo membro della pro- 
posizione interrogativa indiretta disgiuntiva (I, v. 199), invece 
della piu classica «an»\ la congiunzione enclitica «- que » impie- 
gata nella correlazione (I, v. 471), che di regola andrebbe 
espressa «et.. .et» (forse ha influito la correlazione nel testo 
greco: Hom. 487 KAxaicxq xe veaq xe). 

Nel repertorio lessicale non si rinvengono neologismi, ne 
calchi linguistici, ne vocaboli rari o desueti; sembra anzi di 
ravvisare una cura particolare da parte dei traduttore nelPadot- 


116 Un’ipotesi di emendazione potrebbe essere «ut» finale al posto di « et » (la 
confusione tra le due congiunzioni non e rara); un’altra eventualita e che il «sif» 
dei verbo precedente abbia generato la variante «possit», in luogo dell’originario 
« posset » con valore condizionale. 


119 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALU ILIADE 


tare termini attestati dalla classicita latina e non grecismi, ad 
eccezione dei nomi propri. 

Da rilevare e anche la tendenza alia variazione lessicale 
qualora il poema omerico conservi il medesimo vocabolo: vaCg, 
ad esempio, e tradotto come «navis» (I, vv. 32, 97, 150, 305, 
309, 471), « classis » (I, vv. 52, 470), forse «currus» (I, v. 468) 117 , 
«ratis» (I, v. 416), « puppis » (I, vv. 152, 388, 428, 469), « trabes » 
(I, v. 315), «vela» (I, v. 176). Per lo stesso motivo, quando vi 
sia in Omero, essa viene conservata, anche se non in coinciden- 
za semantica coi vocabolo greco: il mare e « pontus » (I, vv. 39, 
164), «mare» (I, vv. 150, 330), « aequor » (I, vv. 50, 469, 315 ed 
altri), « pelagus » (I, v. 513), «unda» (I, v. 352) 118 . 

Virgiliana e ovidiana e la tecnica di versificazione uma- 
nistica 119 , e non a caso Virgilio e Ovidio sono le fonti classiche 
a cui principalmente attinge il Marsuppini, che dona ai suoi 
contemporanei il primo Omero in esametri latini. 

Uaretino non si discosta dalle norme prosodiche e metriche 
dei latino aureo, ma, come era consuetudine alPepoca sua, 
tende a estendere usi che, pur presenti negli autori antichi, 
rappresentavano per essi Feccezione piu che la regola. 

Si riconoscono, pertanto, Pallungamento di sillaba breve in 
arsi (I, vv. 115, 213, 332, 347, 533; IX, v. 6); la cesura secon- 
daria al terzo trocheo, sempre in concomitanza o con un vo- 
cabolo unito alia congiunzione enclitica -que (I, vv. 25, 71, 73 
e una ventina d’altri versi), o con una parola trisillabica (I, vv. 
5, 24, 34, 146, 149, 421, 497, 568): in tal modo si sottolinea 
1’inscindibilita delle sillabe costituenti il vocabolo in questione. 

Da rilevare la frequenza della dieresi bucolica (I, vv. 106, 
122, 266, 271, 272, 293, 297 ecc.; IX, v. 12) che Marsuppini 
pare impiegare per isolare la cadenza finale dai primi metri dei 


117 Al proposito si veda cap. II, p. 37. 

118 Tale orientamento si riconosce anche nella trasposizione degli epiteti 
(vedi infra , pp. 123 sgg.). 

119 Sinteticamente, ma chiaramente illustra le caratteristiche dei poetare uma- 
nistico U.E. Paoli, Prose e poesie latine di scrittori italiani , Firenze 1963, p. XXL 


120 


III. CARLO MARSUPPINI TRADUCTORE D'OMERO 


verso e, implicitamente, per collegarla con quello seguente 
oltre che sintatticamente anche ritmicamente. 

Benche sia abile e ammirato versificatore, il Marsuppini 
non e esente da durezze ritmiche e da veri e propri errori, a 
meno che non li si voglia considerare deviazioni intenzionali 
dalle buone norme prosodiche. 

Si ravvisano: 

- allungamenti irregolari in «placidus» in luogo di «pla- 
cidus» (I, v. 443), «gena» in luogo di «gena» (I, v. 483 e, forse, 
v. 349) 120 , «fuisse» in luogo di «fuisse» (I, v.394), «regit» in 
luogo di «regit» (I, v. 284); 

- Pabbreviamento «frugibus» in luogo di «frugibus» (I, v. 
436) e «oro» in luogo di «oro» (I, v. 555) 121 ; 

- Poscillazione di «Atrides»( I, w. 110, 137, 310; IX, w. 31, 60) 
e « Atrides » (I, w. 18, 28, 65, 211, 285, 288, 357, 377; IX, v. 8); 

- « dehinc » monosillabico (I, vv. 285, 483); 

- dieresi prosodica in « Briareum » (I, v. 396); 

- sinizesi in « semianimus » al v. 571, dal momento che i in 
posizione mediana non intervocalica deve essere considerata 
vocale. 

Fonicamente non eleganti le sinalefe consecutive ai vv. 183, 
340, 342 nel I libro e al v. 58 nel IX. 

Ametrici risultano i vv. 89, 137, 268, 411, nel I libro: per 
alcuni di essi non si puo escludere un’aggiunta nel corso della 
tradizione (v. 137 «est»), ma richiedendo Pemendazione innanzi 
tutto cautela ed delineandos! in questo caso una supposizione 
senza alcuna possibilita di riscontro, non se n’e data segnalazio- 
ne in edizione. Bisogna ricordare infatti che, per quanta dime- 
stichezza e abilita possiedano gli umanisti nel comporre versi 
latini, quella di Virgilio e di Ovidio e pur sempre una lingua 
per essi acquisita. 


120 Si veda cap. II, p. 50. 

121 Abbreviamento irregolare si deve ipotizzare anche per «qui» (I, v. 337), se 
si accoglie Temendazione proposta in edizione; nemmeno le lezioni tradite sono 
accettabili metricamente e si e preferito proporre una soluzione che privilegiasse 
il significato. 


121 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE 


Per quanto concerne Pimpiego di fonti latine classiche, 
Carlo Marsuppini pare non discostarsi dalPammirazione, impe- 
rante alPepoca, nei confronti di Virgilio: citazioni e richiami 
dalle opere dei poeta mantovano sono massicciamente presenti 
nella traduzione iliadica. 

Se e quasi d’obbiigo Pausilio di un poeta epico per tradurre 
un poema epico (Virgilio al primo posto, ma anche Stazio), 
nella traduzione in esame assume una connotazione particolare 
Putilizzazione delPopera ovidiana, che, basilare per la formazio- 
ne dei letterato, costituis ce nelPUmanesimo, come nel Medio- 
evo, soprattutto un repertorio di notizie mitologiche 122 : da 
parte delParetino invece pare configurarsi un uso, per cosi dire, 
mirato dei versi antichi. Nel testo infatti Ovidio e celato so- 
prattutto, ma non esclusivamente, in passi dove e protagonista 
un moto delPanimo: Pira (I, 111 Met. 2,602), la compassione 
(I, 62 Met. 11,784), la paura (I, 348 Am. 3,3,5), il dubbio (I, 
196 Met. 9,517), la preoccupazione (I, 180 Ep. 7,21), la pre- 
potenza (I, 387 Met. 2,397), la supplica (I, 421 R.A. 2,3,97; I, 
441 Met. 7,620), la tenerezza materna (I, 362 Fas. 1,259) e 
naturalmente Pamore (IX, 28 Met. 2,357; IX, 33-34 Am. 3,9,57 
ed Ep. 3,105). 

Circa le modalita di utilizzazione della fonte antica, si 
riconosce Pintento di differenziarsi rispetto al modello: la ci- 
tazione e quindi occasione per rivelare la minuziosita delle 
proprie conoscenze e Pemulazione con Pautore e ulteriore banco 
di prova della propria abilita compositiva. 

Si incontra dunque il verbo composto in luogo di quello 
semplice o viceversa (I, 3 demiserit > miserit ; I, 100 deposita 

> posita ; I, 123 reddantur > dentur, I, 176 intendere > tendere 
etc.); oppure la sostituzione dei verbo con uno di significato (I, 
91 defendar > tectus\ I, 166 vocas > venit ; I, 201 liberat, deripit 

> distrinxerat etc.) o di forma affine (I, 57 contorsit > intorsit ; 
I, 213 missus > dimittor, I, 466 inspirat > aspirat etc.). 


122 Si veda A. Buck, Die Rezeption der Antike in den romanischen Literaturen 
der Reinassance , Berlin 1976 (trad. it. di A. Sottili, Leredita classica nelle lette- 
rature neolatine dei Rinascimento, Brescia 1980, pp. 251 sgg.). 


122 



III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO 


Ugualmente spostamenti di preposizioni, variazioni di gene- 
re o di numero attestano la sistematica eiaborazione dei modelll 
utilizzati. 

Talora il ricordo e Pinnesto della citazione latina prevalgo- 
no sui fine primo della composizione, la traduzione cioe dei 
testo greco, differenziandosi assai da questo: ne sono documen- 
to i vv. 20, 125, 347, 387, 462, 464 nel I canto e i vv. 7, 32 
nelPorazione dal IX. 

Non bisogna sottovalutare Peventualita che Marsuppini adotti 
in casi di «difficolta» il modello latino: lo comproverebbero la 
sequenza della preparazione dei sacrificio (I, vv. 445-458) e la 
descrizione dello scettro di Achille (I, vv. 239-245), in cui sono 
trasferiti tali e quali gli esametri virgiliani di Aen, 12, 206-211; 
nel primo caso la difficolta e di ordine tecnico 123 , nel secondo 
interviene la sensibilita poetica e linguistica sia nei confronti 
delPautore greco che di quello latino, per cui il traduttore, 
valutata la suggestione delPimmagine e conscio dei propri limi- 
ti 124 , preferisce non cimentarsi. 

* * * 


L’obiettiva valutazione di una traduzione umanistica da 
Omero esige attenta considerazione riguardo la resa latina di 
due peculiarita delPepica greca: la struttura formulare di molti 
versi e la fissita degli epiteti. 

Si osservino dunque i seguenti nessi formulari e la loro 
traduzione: 

1. 12ss. £ 371ss. rj/U)e 0oaq kni vqaq ’Axaicov / Axxropevoq re 
Ouyaxpa <j>epcov x* aTtepsioi’ arcoiva, / oxeppotx’ sxcov ev xspcriv 
EKTjPo^ou ’ AnoXX&voq / ava aKrjTixpq), Kai Xiooeto 

7iavxaq ’Axaio6c;, / ’Axp£t5a 5e pa^iaxa 56co, Koaprixops A,ac6v 
3s^ . qui ratibus sollers advenerat Argis, / laurea serta dei manibus 
sceptrumque gerebat / et quae sint natae pretium ventura 
redemptae, / fulgentes ocreis Danaos oravit et altos i praecipue 


123 Vedi supra , p. 117. 

124 Si veda supra , pp. 107 sgg. 


123 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALLILIADE 


Atridas, rerum quis summa potestas: 370ss . antistes Phoebi 
Graiorum castra petivit / solveret ut natam pretiosaque dona 
ferebat , / tum manibus laurea gestabat et aurea sceptra , / armatos 
Danaos supplex oravit et altos / praecipue Atridas, rerum quis 
summa potestas: 

2. 22ss. £ 376ss . ’Ev0’ aXkox |lxsv navxeq 87ieo<t)ri|Lir|oav ’Axaioi 
/ aiSeTaOai 0’ lep^a Kai ay^aa SexOai euroi va- / aXV ouk 
’Axp8i8r| 'Ayajueiivovi ^v8ave Gujucp, / dXXa kockcq^ a<(n8i, 
Kpaxepov 5’ etu pu0ov exeXA,e 

26ss . Assensere alii tollendaque praemia censent / reddendamque 
patri natam, vatemque vereri ; / at non Atridae placuit sententia, 
dictis / sed gravibus Chrysem ratibus discedere iussit 
375ss. Assensere omnes sumendaque praemia censent, / 
reddendamque patri natam, vatemque vereri ;/ at non Atridae 
placuit sententia, dictis / sed gravibus Chrysem ratibus discedere 
iussit 


3. 37s. £ 45 ls . kXuGi jueo, apyupoxo^’, oq Xpuarjv ap<|)iP8Pr|Ka<; 
/ KftAav x£ ^a0er|v TsveSoio xs t(J)i dvaaasi^ 

41s . «Arcitenens magne, Chrysae qui moenia lustras, / divinamque 
regis Cillam Tenedumque gubernas 

439s. « Phoebe pater, Chrysae, magne, qui moenia lustras, / divi 
namque tegis Cillam Tenedumque gubernas 


4. 43. £ 457 "Zlq 8(jKxx’ eoxojuevoQ xou 5’ ekXvz <£oipoc; 'AkoXXcov 
48 Audiit hoc Phoebus graviter commotus et imas 
444 Talibus orantem dictis audivit Apollo 


5. ££ £ 101 v Hxoi o y’ coq ei7ia>v kocx’ ap’ e^exo xoTai 8’ avecrxri 
75 Dixerat ; et subito consurgit (maximus augur) 

110 Vix ea fatus erat; subito cum surgit (Atrides) 


6, £ 215 Tov 8’ dnajLieipoiLxevoc; 7rpocT£<t)r| 7ioSat; coko q 
XXzbq 

92 Quem contra pedibus velox affatur Achilles 
211 «O dea iam - monitis velox respondit Achilles 

7. 121 £ 172 Tov 8’ rmsipex’ STteixa no8dpKT[q 8ioq 'AxiXXzuq 
128 Quem contra (cursu velox) sic fatus (Achilles) 


124 



IU. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO 


179 Dixerat alterna contra (rex) voce locutus 

8. 130 £ 285 Tov 8’ &7tafjL£ip6pevo(; 7tpoG£<|)r| Kpeicov 
’Aya|iepvG)v 

137 Cui contra Atrides tali rex est voce locutus 
288 Quem rex Atrides fatus sic talia contra 

9. 196 £ 209 aju<|)co ojigx; Oupcp <jn2eouaa xc Kr|So|ievr| xc 
203 namque erat ambabus cura carusque dearum 

214s . nostri iam maxima cura es / carus utrique deae 

10. 356 £ 507 f|x(pr|aev' e2cbv yap yepa q, auxoq caioupaq 

357 abstulit Atrides fervens, secumque retentat 

489s . namque illum Atrides longe contempsit et illi / raptus 
honos merito 

Risulta palese la non omogenea traduzione delle formule 
omeriche da parte dei Marsuppini. Da un lato pare quasi abor- 
rire Piterazione, tanto e puntuale la differenziazione: non solo 
sintattica (1. prop. relativa-finale; 6. prop. principale-inciden- 
tale), ma anche morfologica (1. laurea serta-laurea , sceptrum - 
aurea sceptra ; 9. erat ... cura-nostri ... es) e lessicale (1. ratibus- 
castra , advenerat-petivit , Argis-Graiorum , gerebat-gestabat , 
fulgentes ocreis-armatos\ 4. Phoebus-Apollo ecc.). DalPaltro ri- 
duce al minimo le variazioni (2. <z//7 tollendaque-omnes 
sumendaque ; 3. Arcitenens-Phoebe pater , regis-tegis) quando ad- 
dirittura non riprenda la frase tale e quale (1., 2. ecc.). 

Questa contraddizione - la minuziosa diversificazione dei 
vocaboli e di contro Pidentita di alcune sequenze - induce a 
supporre una duplice consapevolezza da parte dei traduttore: da 
una parte vi e la coscienza che la fissita delle formule omeriche 
potrebbe ingenerare noia nel lettore umanistico (si tenga conto 
che Marsuppini traduce su esplicito invito di un pontefice); ma 
probabilmente in lui e altrettanto pressante Pesigenza di tra- 
smettere tale componente, che tanto caratterizza lo stile epico 
omerico, piu per correttezza di traduttore che per reale apprez- 
zamento dei fenomeno. 


125 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE 


Riguardo i cosiddetti epitheta ornantia , sintagma che 
evidenzia In se la mancata considerazione di questa peculiarita 
delPepica omerica da parte degli umanisti, Panalisi procedera 
raggruppandoli secondo i termini a cui si riferiscono. 

Puntuale semanticamente e ia resa degli attributi riguardan- 
ti Achille: «divus» (5Toq), «pedibus velox » (TioSaq gokoc;), «celer» 
(coKoq), « cursu velox » (TioSapKTjc; 5Toq), «divus» (GcoeiKe^oq) 125 ; 
ma piu si procede nella lettura della traduzione, piu gli epiteti 
si diradano e Peroe viene indicato solo con il suo nome proprio 
o con il patronimico («Aeacides» piu spesso di «Pelides»). 

Nel testo omerico ? 'Ava^ av8pa>v e Kpsicov sono i due 
epiteti ricorrenti per Agamennone, che vengono tradotti rispet- 
tivamente «rector populorum » e «rex»\ a cio s’aggiunga Pinten- 
zione delPumanista di connotare negativamente il re greco, 
come traspare da attributi quali « fervens », « violentus », « perfidus » 
che non trovano corrispondenza nel poema omerico; tale orien- 
tamento si coglie anche nelPaccentuazione degli epiteti disono- 
ranti presenti nel testo greco: « rex infelix nimium populique 
vorator» traduce Hom. 231 8r||ioP6poq flaoihexx; 126 . Anche per 
Agamennone si riscontra nella traduzione un progressivo scom- 
parire degli epiteti, che lasciano il posto ai semplici « Atrida », 
«Agamemnon» e «rex». 

Gli eroi insieme (KocrpfjTopB A-acbv) sembrano richiedere la 
traduzione tramite la solennita dei verso virgiliano (fieri. 10,100) 
«rerum quis summa potestas» (I, vv. 17 e 375). 

I personaggi nominati una sola volta o, comunque, meno 
presenti nel canto conservano Paggettivazione omerica, forse 
perche necessaria a caratterizzarli: «' Thestorides Calcas maximus 
augur » (Hom. 69), «Pylius Nestor sapiens» (Hom. 247), «' Thesea 
Egidem divis caelestibus aequum» (Hom. 265), «divinum 
Polyphemum » (Hom. 264), « sollers ... Ulixes » (Hom. 311) 127 . 

Un’eccezione pare rappresentare «Ettore uccisore d’uomini» 


125 Cfr. I, vv. 6 e 295; I, v. 92; I, v. 472; I, v. 121; I, v. 138. 

126 Si veda il testo latino I, v. 6; I, v. 287; I, v. 357; IX, v. 60; IX, v. 78; I, 
v. 236. 

127 Si veda il testo latino I, w. 76, 255, 269, 268, 314. 


126 


III. CARLG MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO 


(Hom. I, 242; IX, 351) che o viene sosti tuito dal nome dei suo 
popolo (I, v. 248 « Teucris »), o e sempliflcato nelPaggettivo (IX, 
v. 43 «Hectoreas»): forse P epiteto e percepito come eccessiva- 
mente duro per il protagonista deilo struggente addio ad 
Andromaca. 

Criseide e Briseide sono le figure femminili presenti nei 
libri tradotti dal Marsuppini e in Omero i loro nomi sono 
accompagnati da KaAAi7taprjov e da Koupqv. Il primo epiteto 
e tradotto una sola volta, (I, vv. 348-9 «niveasque colore / 
purpureo suffusa genas») non a caso quando Briseide viene con- 
dotta fuori dalla tenda di Achille da Patroclo per essere con- 
segnata ai «praecones» inviati da Agamennone; non a caso Pepi- 
teto e arricchito dal particolare sui rossore, connotazione visiva 
che rende umana e piu dolorosa la scena; non a caso rieccheggia 
Ovidio (Am, 3,3,5): si conferisce quindi alPusuale attributo 
omerico una valenza contenutistica e retorica assente nel poema 
greco. Altrove il medesimo epiteto e tradotto in una sola sua 
parte « pulchra » (I, vv. 152, 325, 369) o dei tutto omesso (I, vv. 
184,313). 

Kooprj e riportato quando non accompagna il nome proprio 
(I, v. 107 «nata» = Hom. 98), altrimenti viene omesso (I, vv. 
119, 341) o semplificato ad aggettivo possessivo (I, v. 384 
«nostram»), 

Gli appellativi etnici ’Axaioi, Aavaoi, Tpcoeq, ’ApysToi sono 
tradotti con i corrispondenti aggettivi latini «Achivi», «Danai», 
«Teucri», «Argivi», senza pero rispettare la coincidenza semantica 
nel testo greco; « Grai » e sovente adottato per ’Axaioi. Tali 
epiteti sono tutti trasferiti una sola volta e mai parallelamente 
al verso greco 128 : 

- « fulgentes ocreis Danaos » (Hom. 17 cuicvfifaiSeq ’Axaioi) 

- «armatos Danaos » (Hom. 371 ’Axaicbv xaA.KOxtxcbvcov) 

- «tam splendida corpora Grai» (Hom. 389 tXiK&mdeq 
’Axaioi) 


128 Eccezioni costituiscono |aeyd0opoi, che viene dei tutto trascurato, e Tp&eq 
aixprixai, la cui dislocazione nel verso viene rispettata in latino 0, v. 160 « belligeri 
Teucri»). Per gli epiteti su elencati si veda il testo latino I, w. 16, 373, 18. 


127 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’11 IADE 


Mentre nel primo caso emerge una caratterizzazione lumi- 
nosa delPavverbio generico greco, nel secondo si ravvisa una 
seniplificazione e nel terzo una generalizzazione rispetto alie 
connotazioni piu specifiche omeriche. 

Per quanto riguarda gli epiteti agli dei pare essere venuta meno 
la diligente attenzio ne di darne notizia almeno una volta: infatti 
vengono omessi pr|xi8xa, copooTta, alyioxoio per Zeus; pocoTtiq 
Tioxvia per Era; y^aoK«7aq per Atena; xpoacirj per Afrodite. 

La proposizione relativa spesso sostituisce Pattributo vero e 
proprio: Apollo e il dio «cui certa sagitta / est manibus» (Hom. 
21 dKT|p6A,ov), «cui tela volantia longe / vulnera certa ferunt , si 
qui sua numina temnunt» (Hom. 75 &Kaxr|PEA,exao avctKxoq); 
Zeus e colui «qui fulmine gaudet» (Hom. 419 xepTuicepaovcp), 
« nigras qui cogit in aethera nubes» e «cogit qui nubila caelo» 
(Hom. 517 e 560 ve^c^qyspexa) 129 . 

Altri epiteti vengono tradotti in una loro sola parte: « can- 
dida » e «aurea» e Era, in Omero la dea dalle bianche braccia 
e dalPaureo trono; «alma niveis plantis » e Teti piede d’argento, 
figlia dei vecchio dei mare e si noti che anche in questo caso 
Pepiteto viene esplicitato una sola volta e in un contesto diverso 
da quello omerico: quando la dea, per consolare il figlio, 
emerge dal mare, un evento piu confacente alia citazione dei 
particolare dei piedi. 

Talora invece Pepiteto greco trova in latino un attributo 
corrispondente e completo: « altitonans » (uij/iPpepexrii;), «genitor 
divumque hominumque» (Ttaxqp avSp&v xe 0e<bv xe), « inclitus 
arte» (ioloxoxex vr l^) 130 * 

Assolutamente trascurati o banalizzati gli epiteti riguardanti 
i toponimi 131 : 

- Troia e «urbe Troiana » (koXiv edxdxeov), « oppida Troiani 
imperii» (eo vaiopsvov 7ixoAi£0pov), « Iliacis agris » (8pipa)A,ov), 
« Pergama » (Tpcbwv 7i6A.iv). 


129 Si veda il testo latino I, vv. 24-5, 82-3, 419, 493, 538. 

130 Si veda il testo latino I, vv. 558, 523, 549. 

131 Si veda il testo latino I, vv. 134, 171-2; IX, 19, 96; I, v. 162; IX, v. 55; 
I, v. 366. 


128 



III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO 


- Ftia e « Phtiae patriae » (epipooA.ou); in mi caso traduce piia 
precisamente « segetes aut pinguia culta feracis» (epipcbtaxia 
pcoxiavsipri), perche inserisce la fertile terra nelTelenco dei 
possessi di Achille. 

- Tebe e la citta «famosissima per le cento porte», conno- 
tazione piu chiarificativa di ’Aiyo7raaq; «Urbem Thebanam ... Ie- 
tionis » non abbisogna di altri attributi fisprjv noAav ’H£x{(dvo<;). 

UOlimpo, a parte tre volte in cui viene designato con il suo 
nome proprio, e sempre «caelum», termine generico per indi- 
care la dimora delle divinita; se nel testo greco esiste la carat- 
terizzazione, nella versione latina essa viene mantenuta: «vertice 
caeli» (poocpov), «caelum nubesque » (ayavvi(|)ov), «clari de ver- 
tice caeli » (aiyXerjvxoc;) 132 . 

Riguardo Taggettivazione generica si riscontra da parte dei 
Marsuppini puntuale rispetto dei testo omerico e, nel complesso, 
correttezza d’interpretazione; eccone qualche esempio: « navibus 
altis » (KoiXrjaiv vqoai), «navem nigrantem » (vrja pe^aivav), 
«montibus umbrosis» (oopsa aiaosvxa), « ponto sonoro» (daXaaoa 
vQCr\eaaa), «peracutum ensem » ((j>aayavov 6^6) e altri. 

In qualche caso si ravvisano razionalizzazioni dei significato 
come «scelestas manus» (Papciaq x 8 ^P a ^)? « subitis dictis» (enea 
7ix£poevxa), «clarum ensem» (pcya ^((jjoq), «forma praestante» 
(yuvaiKac; vq ) 133 . 

Talora lega il vocabolo semplice di Omero ad attributi, 
per porre in risalto la grandezza (« concilio magno», «vagina 
ingenti») o Torrore (« nigram mortem », «diro morbo», «gelidus 
terror»), con Teffetto di stendere un velo di ineluttabilita sugli 
eventi 134 . 

In sintesi si riconosce, sia per la formularita sia per gli 
epiteti, il medesimo intento dei traduttore: trasferire nel latino 
umanistico queste peculiarita omeriche senza urtare il gusto 
delTepoca, orientato alia varietas stilistica. 


132 Si veda il testo latino I, vv. 397, 414, 512. 

133 Si veda il testo latino I, vv. 97, 150, 164bis, 197; I, v. 97, 201, 207; IX, 
v. 57. 

134 Si veda il testo latino I, vv. 61,201, 66, 67, 335. 


129 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE 


La fissita morfolessicale di tali strutture trova parziale 
trasposizione nella traduzione deiPAretino per cio che riguarda 
le formule; e, invece, evitata per gli epiteti, che sono quasi tutti 
riportati una volta e raramente ripetuti, quasi la loro funzione 
paresse al traduttore soprattutto quella di caratterizzare: non a 
caso quelli riferentisi ai luoghi sono assai semplificati. 

E maggiore Pattenzione alia lingua in cui traduce - man- 
cano grecismi e rari sono gli attributi composti, comunque 
sempre attestati dalla classicita: « altitonans », «arcitenens» - che 
a quella tradotta, ma nel complesso Marsuppini, anche se talora 
barcollante, sembra sia riuscito a mantenersi in una posizione 
d’equilibrio, soprattutto rispetto ai traduttori coevi che o ave- 
vano grecizzato il latino o avevano dei tutto latinizzato Omero. 


Carlo Marsuppini e alcuni traduttori coevi 

Al fine di valutare Papporto deiPAretino alPevolversi della 
traduzione omerica umanistica, si porra a confronto il suo 
lavoro con quello di alcuni autori cimentatisi nelPimpresa pri- 
ma e dopo di lui. Canalisi vuole essere soltanto indicativa, dal 
momento che viene svolta su saggi limitati e parziali di tradu- 
zioni coeve; ciononostante da essa traspaiono gia il debito dei 
Marsuppini ai traduttori antecedenti, la sua originalita e Pere- 
dita lasciata ai successori. 


* * 


* 


La traduzione dei discorso di Achille tratto dal IX libro e quasi 
sicuramente stata condotta dal Marsuppini sulla scorta della me- 
desima traduzione in prosa dei suo conterraneo Leonardo Bruni. 

Giova qui ripetere 135 che il Bruni si cimento nelle traduzioni 
da Omero per uno specifico motivo: documentare la presenza nel 
poema epico dei tre stili di eloquenza oratoria, uno semplice e 
preciso, Paltro solenne e mosso, il terzo a mezzo tra i precedenti. 
I versi tradotti da Marsuppini contenenti la risposta di Achille 


135 Vedi cap. I, pp. 16 sgg. 


130 



III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO 


ad Ulisse, inviato insieme a Fenice quale ambasciatore da parte 
di Agamennone, sono esemplificazione dei secondo genere, quello 
solenne e sublime. Probabilmente il Marsuppini tradusse anche 
le altre due orazioni 136 e una conferma che il suo lavoro risalga 
a un’epoca anteriore alia traduzione maggiore emerge dal riscon- 
tro delle affinita con quella bruniana: il nostro aretino, tradut- 
tore di un canto iliadico completo, non avrebbe avuto bisogno 
di prendere spunto da un lavoro altrui per un centinaio di versi. 
Osserviamo dunque in concreto 137 : 

- v. 1 «Parce, precor, duris proles generosa Laertis» 

L.B. « Oporteret me quidem o generose Ulixes » 

« Generosus » e aggettivo senza corrispondenza con il testo greco, 
a meno che non si postuli una errata interpretazione di 
7io^oprix avo ^ : il significato originario, «dalle molte astuzie», e 
stato forse inteso come «dalle molte risorse» e da qui il pas- 
saggio a «generosus» e breve. 

- v. 3 «mentis et a nulla possit ratione moveri » 

L.B. «(Quod enim nunc dixero) id fixum denique immutabile » 
La risolutezza dei proposito di Achille, che e nel testo dei 
traduttori aretini, in Omero e invece lo svolgimento delle 
affermazioni dei verso precedente, in cui si dichiara che bisogna 
rispondere apertamente «nel modo che appunto penso e come 
avra compimento». 

- v. 21 «Tum cepi undenas terrestri Marte cadentes» 

L.B. «Terrestri vero pugna undecim urbes...» 

La metonimia pare ricalcata sulLespressione bruniana piuttosto 
che rifarsi direttamente al nzQoc; omerico. 

- v. 22 «e quibus ah quantas, mea vana pericula , praedas» 

L.B. «cum haec meis periculis parta suscepisset » 

In Omero il concetto delPaver predato non e accompagnato dal 
fatto di aver corso dei pericoli per questo. 

136 Al proposito si veda cap. III, pp. 108 sgg. e nota 108. 

137 Si cita la traduzione dei Bruni secondo il testo contenuto nelBesemplare 
a stampa «Homeri opera e graeco traducta» posseduto dalla Biblioteca Braidense 
(vd. cap. II, pp. 33 sgg.). 


131 


LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE 


- v. 3 1 «Nonne Helene rapta est}» 

L.B. «An non graciae (sic) Helenae per Troianos raptae}» 
Omero non esplicita il motivo dei rapimento. 

- vv. 56-8 «nam multa reliqui / huc veniens, multas.. J hinc 
ducam » 

L.B. « Nam et doni multa reliqui huc proficiscens et hinc multa 
feram » 

Marsuppini sostituisce verbi di significato affine, ma la strut- 
tura dei periodo e la medesima. 

- vv. 66-7 «iam neque consilio nostris neque viribus illi / 
nusquam adero. Satis est fraudes fecisse priores .» 

L.B. «Nec ego re neque consilio sibi umquam adero. Satis est 
quod nec semel fraudaverit ac deceperit» 

L’identita dei vocaboli evidenziati non necessita commento. 

- v. 71 «nec mihi si decies totidem viciesve darentur» 

L.B. « Nec si decies viciesque totidem daret.» 

Anche qui e evidente il debito dei nostro traduttore al Bruni. 

- v. 80 « Ipse sibi aequalem generum paret haud mihi natam » 
L.B. « Alium sibi ille quaerat generum qui sibi conveniat» 
Omero non palesa il legame di parentela. 

- vv. 90-1 «aut quantae clauduntur limine templi / Phoebi, qui 
claris pandit sua numina Delphis » 

L.B. « quot templum Apollinis delphici intra limen claudit » 
Entrambi preferiscono specificare il luogo in cui si trova il 
tempio dei dio con la denominazione piu famosa di Delfi che 
quella omerica di Pito. 

A queste evidenti analogie si aggiungano le affinita tra 
alcuni incipit : «sic nos insomnes noctes» (L.B. «sic ego plurimas 
noctes insomnes transivi»), «nec quot » (L.B. «nec si quot»), « Sed 
fore.../ sin patriam» (L.B. «fore. Sin vero in patriam») 138 . 


138 Si veda il testo latino IX, vv. 17, 73-4, 98-9. 


132 


III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO 


Non e escluso che il Marsuppini abbia attinto dal lavoro 
bruniano intenzionalmente, volendo omaggiare il conterraneo; 
cio consentirebbe anche di supporre affinita di opinioni circa 
la teoria dei tradurre tra il Marsuppini e colui che su questo 
argomento aveva scritto un trattatello. Tuttavia va a demerito 
della sue qualita di traduttore Paver accolto anche le cattive 
interpretazioni di costui 139 . 

La versione poetica dei Marsuppini e stata preceduta dalla 
traduzione verso per verso di Pier Candido Decembrio, che, pur 
rinunciando a creare degli esametri veri e propri, non e esente 
dalPinserire alcune clausole metriche 140 . Non sono, pertanto, da 
ritenere solo fortuite coincidenze le corrispondenze che seguono: 

- v. 9 «Latonae genitus.,.» 

P.C.D. « Latonae et lovis filius ...» 

- v. 12 «sacerdotem Phoebi contempserit ille / Chrysem » 

P.C.D. «Chrysem contempserit sacerdotem / Atrides » 

- v. 18 «Atridae atque alii...» 

P.C.D. «Atridae atque alii ...» 

- v. 26 «Assensere alii...» / v. 375 «Assensere omnes...» 

P.C.D. « Alii quidem omnes assensere Achivi » 

- v. 28 «At non Atridae placuit sententia dictis» 

P.C.D. « Sed non Atridae Agamemnoni placuit animo» 

- v. 33 «Seu nunc tardantem...» 

P.C.D. «Seu nunc tardantem ...» 

- v. 38 «Sic fatus timuitque senex ...» 

P.C.D. « Sic fatus timuitque senex...» 

- v. 44 «sique tuis aris taurorum pinguia crura» 

P.C.D. «si quando tibi pinguia crura cremavi » 


139 Si noti qui, a titolo di mera curiosita, che la storia ha voluto uniti i due 
aretini anche nella professione (entrambi Cancellieri di Firenze) e nella morte 
(riposano nel medesimo Iuogo di sepoltura, in S. Croce uno di fronte aiPaltro). 

140 Si veda C. Fabiano, P.C. Decembrio..., cit., «Aevum», XXIII (1949), p. 39. 
Dallo stesso articolo sono tratti i cento versi dei I canto iliadico, su cui e stato 
condotto il raffronto con la traduzione dei Marsuppini. 


133 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE 


- v. 48 «Audiit hoc Phoebus graviter commotus » 

P.C.D. «Audiit hunc Phoebus Apollo / commotus animo » 

- v. 50 «Arcum humeris pharetramque gerens» 

P.C.D. «Arcus humeris ferens amplamque pharetram » 

- w. 59-60 «Continuoque novem saevire per agmina soles / tela dei» 
P.C.D. « Novemque per dies castra peragrarunt tela dei» 

- v. 67 «nigram si volumus evadere mortem» 

P.C.D. «si mortem vitare velimus » 

- v. 77 «Quae sunt quae fuerunt quae mox ventura trahuntur » 
P.C.D. «quae sunt fuerunt et ventura trahantur». 

- v. 371 «solveret ut natam...» 

P.C.D. «solveret ut natam...» 

- v. 573 «...candida luno » 

P.C.D. «...candida luno» 

Si e gia illustrato come la traduzione dei Decembrio sia 
stata condotta sulla falsariga di quella di Leonzio Pilato 141 e 
quanto poco Pabbia migliorata, nonostante le buone intenzioni, 
causa la sua mediocre conoscenza della lingua greca. Probabil- 
mente pero il suo contributo e maggiore di quanto possa ap- 
parire, se da soli cento versi 142 emergono tante e tali corri- 
spondenze con il lavoro dei Marsuppini, che e tra i traduttori 
piu sensibili delPepoca prima dei Poliziano; e anche se non si 
concorda sui dislivello tra i due, tali affinita renderebbero 
comunque piu manifesta la qualita delle traduzioni dei periodo. 

Marsuppini, dei resto, pare aver coito e utilizzato nella 
propria versione soprattutto le innovazioni decembriane rispet- 
to alia traduzione dei Calabrese 143 , in particolare quelli che 
sono gli incipit dei versi. 


141 Si veda al proposito il cap. I, pp. 21 sgg. 

142 E implicito che tale congettura debba essere suffragata dalFanalisi e dal 
confronto con la totalita dei canto omerico. 

143 Fanno eccezione i vv. 9, 28, 33 che il Decembrio ha trasferito tali e quali 
dalla versione leontea. 


134 



III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO 


* £ * 

Se da una parte Paretino e debitore nei confronti delia 
tradizione che Io precede, dalPaltra anche un ristretto e par- 
ziale confronto, come quelio che segue, con traduttori poste- 
riori consente di dichiarare che la sua versione omerica ha 
influito suile consuetudini traduttorie delPepoca. 

Si paragonera ora il primo canto iliadico dei Marsuppini 
con la cinquantina di versi superstiti di Orazio Romano 144 per 
le significative coincidenze che presentano i due testi e, quando 
possibile, con gli esametri dei primo libro tradotti dal Filelfo, 
suo acerrimo nemico 145 : 

I, lsg. Nunc iram Aeacidae tristem miseramque futuram , / diva, 
cane et quantos Grais dedit ille dolores / quotque animas fortes 
heroum miserit Orco , / quantaque tum canibus miserorum corpora 
passim 146 / atque avibus lanianda tulit , quo tempore primum 
Hor. Iram Diva refer nati Peleos Achilli / pestiferam Danais , 
tantos quibus anxia luctus / ac tulit heroumque animas tot 
miserit orcho / ingentes, canibus lanianda cadavera passim / 
alitibusque dedit . 

Phil. Iram . diva(m). refer Pellidae Achilli / innumeris quae saeva 
malis adflixit Achivos / heroumque animas tot fortis impulit 
horcho / membra minutatim , quorum laniata molossis / alitibusque 
dedit pro regis mente deorum 

I, 9sg. Latonae genitus... / infensus regi 
Hor. 9 Latona infensus regi 

I, 14 laurea serta dei manibus sceptrumque gerebat 
Hor. 14sg. laurea Phoebi / serta gerens sceptrumque manu 


144 Su questo traduttore si veda cap. I, pp. 24 sgg. Il testo qui utilizzato e 
quelio edito da M. Lehnerdt: Horatii..., cit., Lipsiae 1907, p. 39. 

145 1 versi omerici dei Filelfo qui citati sono stati raccolti e pubblicati insie- 
me a tutti gli altri da A. Calderini, Ricerche intorno alia Biblioteca e agli studi 
greci di Francesco Filelfo, «Studi italiani di filologia classica», XX (1913), pp. 331 
sgg- 

146 Si rileva 1’identita di espressione con il v. 10 di Orazio Romano «.. incensus 
miserorum corpora tractu». 


135 



LA PRIMA TRADUZIONE UMAN1STICA IN VERSI DALLU1ADE 


I, 19 caeli, qui culmina servant 

Hor. 20 caeli vobis, qui culmina servant 

I, 23 tam caram misero mihi reddite natam 
Hor. 22 caram mihi reddite natam 

I, 26 Assensere alii 
Hor. 26 Assensere omnes 

I, 3 1 sg. Phoebi / non lauri non sceptra tegent 
Hor. 32 non te sceptra dei nec laurea texerit 

I, 48 Audiit hoc Phoebus 
Hor. 48 Audiit architenens 147 

I, 51 et quassae sonitum fecere sagittae 
Hor. 5 1 ex humeris sonitumque dedere sagittae 

I, 86 sgg. nam vereor regem mea dicta remordant, / namque viro 
tenui si quando concitus ira / est animus regis, dirum quamquam 
ille dolorem / corde premat, non tamen sua pectora placat, / 
quam sibi de misero pendantur sanguine poenae 
Phil. nam potior rex est, humili dum irascitur ulli / qui si 
continuo se continet, attamen irae / conceptas penitus servat sub 
pectore flammas 

Phil. nam potior rex est, ira si quando minorem / appetit . Hic 
bilem quamquam tum continet imis / pectoris ast odium servat 
penatralibus, olim / operiens tempus, culpam quo poena sequatur 

I, 256 dulcia mella fluunt magna et cui copia fandi 
Phil. ex eius lingua meile dulcior profluere videtur oratio 

I, 459 sgg. inque diem totum placarunt numina Phoebi / ad 
citharam Grai iuvenes paeana canentes / dicentesque deum; 
tacitus gaudebat Apollo 

Phil. hique deum modulo placidum sibi adesse diurno i instabant 
Graii pulchrum paeana canentes / teque, sagittator, resonant; 
laetaris Apollo 


147 « Arcitenens » e 1’epiteto per Apollo usato dal Marsuppini sette versi prima. 


136 


III CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D'OMERO 


Neti 9 Iliade dei Marsuppini e in quella di Orazio Romano si 
ravvisano affinita sintattiche e lessicali, che manifestano la 
netta dipendenza dei secondo dal primo; alcuni stilemi e nessi 
delParetino vengono semplicemente trasferiti da una traduzione 
alPaltra, quasi che Pintento dei Romano fosse proprio quello di 
far trasparire dalla propria versione un legame con il lavoro dei 
traduttore da poco scomparso. Si attesterebbe cosi il successo 
presso papa Parentucelli dt\Y Iliade dei Marsuppini e nello stesso 
tempo la speranza dei Romano di ottenere i favori dei pontefice 
o, comunque, di soddisfare la sua richiesta con una versificazione 
che offrisse le medesime caratteristiche di quella avviata dal 
cancelliere fiorentino: ma le modalita stesse di intervento sugli 
esametri delParetino e della loro trasposizione nella cinquantina 
di versi pervenutici, testimoniano che il desiderio dei Romano 
non era pari alie sue forze. 

Per il Filelfo 148 non si pud dichiarare lo stesso: a dire il 
vero si riscontrano alcune somiglianze (vv. 86, 460 e, inoltre, 
nella traduzione dei v. 526 dei XXIV libro iliadico « nullis 
tanguntur numina curis» coincidente con I, 167 «aut ullis 
tanguntur pectora curis») e, considerata la rivalita tra i due, esse 
potrebbero di per se costituire un’ulteriore prova dei valore 
della traduzione di Marsuppini, ma da questo a stabilire Pin- 
fluenza dei nostro traduttore sui tolentinate, che non manca di 
correggerlo 149 , il passo e lungo. 

E comunque da rilevare una strana coincidenza per i primi 
cinque versi dei primo libro, gli unici testimoniati per tutti e 
tre gli autori presi in esame: la versione di Orazio Romano, 
infatti, pare il risultato delPinnesto di espressioni appartenenti 
agli altri due, come documentano le differenti evidenziazioni 
grafiche; che sia il Romano a «copiare» dai due rivali o il 


148 Tenendo conto dei fatto che molti dei brani tradotti dal Filelfo sono 
contenuti in opere o in epistole la cui datazione si aggira tra gli anni 1455-1460, 
si presume, riservando la conferma a un’analisi approfondita, che sia costui a 
leggere il Marsuppini e non viceversa. Per Ia rivalita tra i due si veda R. Fabbri, 
Carlo Marsuppini ... , cit., p. 556. 

149 Si veda al proposito cap. III, p. 110 e nota 109. 


137 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VF.RSI DALCILIADE 


Filelfo a prendere spunto dalla seconda delle traduzioni appron- 
tata per papa Niccolo, evitando di attingere da quella dei 
nemico, non e facile stabilire, dato che Punica datazione sicura 
consente di affermare la priorita della versione delParetino 
suile altre due. Si conferma comunque Pesistenza di un legame 
tra i tre traduttori. 

Uimpossibilita di raffrontare la traduzione dei medesimo 
libro per il Marsuppini e per Niccolo Delia Valle ha compor- 
tato la decisione di mettere a confronto alcuni nessi formulari 
comuni alie due traduzioni iliadiche 150 ; eccone un saggio: 

- IL I, 7 

Mars. I, 6 Atrides rector populorum - 1,432 rege Agamennone 
N.D.V V, 38 princeps Agamemnon Achivum 

- IL I, 17 

Mars. I, 16 fulgentes ocreis Danaos 

N.D.V III, 304 vos praestantibus armis Argolici 

- IL I, 130 

Mars. I, 137 Cui contra Atrides tali rex est voce locutus 
N.D.V IV, 181 Hunc iterum affatur princeps Agamemnon Achivum 

- IL I, 148 

Mars. I, 156 Hunc contra ... affatur lumine torvo 

N.D.V IV, 340 Tum contra intorquens oculos affatur ... - IV, 405 

Tum contra ... inquit -V, 256 Huic torvo contra ... lumine fatur 

- V, 906 contra torvo sic lumine fatur 

- IL I, 149 

Mars. I, 157 nimiumque , heu 9 pectus avarum 
N.D.V IV, 339 vulpinae et fraudis abunde 

- IL I, 201 

Mars. I, 207 subitis affatur... dictis 

N.D.V IV, 79 verba exitalia fatur - IV, 87 verba exitalia fatur - 
IV, 195 sic vocibus infit - IV, 273 verbis affatur amicis - IV, 301 


150 Per il testo di Niccolo Della Valle e stata impiegata la cinquecentina 
descritta sopra, cap. II, p. 34. 


138 


III. CARL.O MARSUPPINI TRADUTTORE D OMERO 


affatur - y 125 sic ore affata sereno est - V, 246 sic ore exclamat 
aperto 

- II. I, 206 

Mars. I, 212 Minerva 
N.D.V IV, 43 1 Fallas Athena 

- II. I, 255 

Mars. I, 260 Priamo Priamoque creatis 
N.D.V. IV, 34 Priamus, priami quod regia proles 

- II. I, 263 

Mars. I, 267 fortem regemque 

N.D.V. IV, 407 populorum rector 151 - XIV, 627 populorum ductor 

- II. I, 285 

Mars. I, 288 rex Atrides fatus sic talia contra 
N.D.V IV, 347 sic est effatus Atrides 

- II. I, 297 

Mars. I, 300 Haec etiam dicam , tu condita mente teneto 
N.D.V IV, 41 Tamque agito ut tua fert animum furiosa libido - 
V, 265 animo haec memori te nunc mora nulla retardet 

- II. I, 311 

Mars. I, 314 sollers... Ulixes - I, 431 Ulixes 
N.D.V IV, 321 verborum artifices... acer Ulixes 

- II. I, 361 

Mars. I, 361-2 natum compellat amice / et manibus mulcet 
N.D.V. V, 387-8 collapsam corpore mater / sustinet et verbis 
dulcem solatus alumnam 

- II. I, 364 

Mars. I, 364 Dixit , gemitu cui talia reddit 
N.D.V IV, 144 Suspirans lacrymarum oculis... 

- II. I, 457 

Mars. I, 444 Talibus orantem dictis audivit... 

N.D.V. V, 121 ...audiit orantem 

151 Si veda Marsuppini I, 6. 


139 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DAL.UH.IADE 

- II. I, 462 

Mars. I, 448 vinoque calenti 

N.D.V. IV, 250 nigro... iaccho -V, 351 nigro... iaccho 

- II. I, 498 

Mars. I, 480 Iovem iS2 
N.D.V V, 271 Iuppiter altitonans 

- II. I, 544 Mars. I, 523 genitor divumque hominumque 
N.D.V IV, 68 divum pater atque hominum rex 

- II. I, 511 e 560 

Mars. I, 493 Iovi, nigras qui cogit in aethera nubes - 1,538 
Iuppiter... cogit qui nubila caelo 

N.D.V IV, 33 caeli qui sidera torquet - V, 791 Iuppiter... qui 
nubila cogit et imbres - V, 9 Iuppiter 

- II. I, 551 
Mars. I, 530 diva 
N.D.V. IV, 50 regia luno 

- II. I, 552 

Mars. I, 531 Quae tua vox, coniunx, nostras pervenit ad aures 
N.D.V XVIIIs. Quid inania nectis / Iuppiter 

- II. I, 586 

Mars. I, 5 Fer, precor, alma parens, quamvis dolitura parentem 
N.D.V. V, 39 Perfer et obdura tantum mea nata dolorem 

- II. IX, 308 

Mars. IX, 1 proles generosa Laertis 

N.D.V IV, 357 Dive lovis Laertiadae sate sanguine magni 

- II. IX, 359 

Mars. IX, 5 1 si vacat atque velis, orta vix luce videbis 
N.D.V. IV, 352 animo quando haec tibi cura videbis 

- II. IX, 384 

Mars. IX, 75 curribus altis 

N.D.V IV, 286 equitum currumque potentes 


152 Si veda Mars. I, 558 « Iuppiter altitonans». 


III. CARJLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO 


- II. IX, 409 

Mars. IX, 94 nostro ... ore 
N.D.V. IV, 341 tui oris 

- II. IX, 414 

Mars. IX, 99 Sin patriam caram repetam carosque penates 
N.D.V IV, 171 ad patriam totam ... recessit 

Si riscontrano, inoltre, alcune significative analogie espres- 
sive, che non possiedono comune rispondenza con il testo greco 
e che vengono qui sotto segnalate: 

- Mars. I, 4-5 corpora passim / atque avibus lanianda 
N.D.V XIV, 225 vulturibus lanianda dabunt sua corpora saevis 

- Mars. I, 49 desilit ... summo de vertice caeli 
N.D.V XIV, 15 e summo descendit vertice montis 

- Mars. I, 57 telum contorsit amarum 
N.D.V XIV, 667 telum contorsit Atrides 

- Mars. I, 67 si ... evadere mortem 

N.D.V. XIV, 640 dum mortem evadere tentant 

- Mars. I, 1 1 1 animus magna fervebat ab ira 
N.D.V. V, 767 acri cum fervet in ira 

- Mars. I, 208 nata Iovis , rursus Tritonia Pallas 
N.D.V. V, 116 nata Iovis Tritonia Pallas 

- Mars. I, 223 irrita vota 
N.D.V V, 292 irrita voti 

- Mars. I, 505 haec mihi sint curae 
N.D.V IV, 449 haec tibi sint curae 

- Mars. I, 514 divum cui cetera turba 
N.D.V XIV, 278 veniens cum cetera turba 

- Mars. IX, 100 dabitur ; sed gloria nulla 
N.D.V. V, 558 sequitur vel gloria nulla 


141 



LA PRIMA TRADUZIONE UMANLSTICA IN VERSI DALX ILIADE 


Da questo pur parziale e cursorio raffronto delle traduzioni 
iliadiche dei Marsuppini e dei Delia Valle, dunque, non si puo 
escludere da parte delPumanista romano la lettura dei lavoro 
delParetino e Pimpiego di alcuni suoi incipit e di clausole 
rimastegli alia mente: ribadendo la necessita di un piu appro- 
fondito esame, e lecito comunque affermare che, se, come e 
stato dichiarato 153 , Poliziano deve molto alia versione di Niccolo 
Delia Valle anche per Putilizzazione di Virgilio, tale debito si 
puo far risalire indirettamente al nostro traduttore. 

* * * 

«Et modo sublimis cygnus se tollit in auras / nunc humilis 
paribus delapsus ab aethere pennis / radit humum medium gaudet» 
e Omero nei versi di Carlo Marsuppini che compila Pepistola 
prefatoria alia prima traduzione umanistica in versi dalYIliade: 
si rivela quanto mai significativo questo giudizio sui <poetarum 
pater», perche la versione delParetino e da leggersi soprattutto 
come il primo serio tentativo delPepoca di trasmettere anche 
Paspetto stilistico dei tanto ammirato poeta greco. Se papa 
Parentucelli si dichiara entusiasta delPopera 154 , lo si deve pro- 
babilmente alia competenza dei nostro traduttore nelPinnestare 
tanti luoghi virgiliani e della classicita latina, che hanno owiato 
alPimmancabile durezza dei neologismi o dei grecismi quasi 
sicuramente incontrati dal papa umanista nelle desiderate e 
deludenti traduzioni dei periodo. 

Tale abilita e la tendenza a intervenire sui testo, per variarlo 
laddove e stimato ripetitivo e per arricchirlo o privarlo di 
pathos, sono aspetti che fanno di Marsuppini un traduttore dei 


153 Si veda Emma Baffi, Poliziano -Cicerone traduttore d’Omero , «Atti deiTlst. 
Veneto di Scienze, Lettere ed Arti», CXXXVII (1978-79), p. 431, nota 5. 

154 «Legimus summa cum voluptate animi unum librum Homeri , quem latinum 
versibus effecisti. Placuit admodum nobis versus suavitas , admixta gravitate quam 
tantus auctoritate requirit; ut admirati admodum simus te tam sincere sententiam 
illius poetae et ornatum dicendi transtulisse...» comunica il pontefice a Carlo nel 
breve datato 26 ottobre 1452 (la citazione e tratta da Vespasiano da Bisticci, Vite 
di uomini illustri dei secolo XV, ed. Bartoli, p. 441). 


142 



III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D'OMERO 


suo tempo; ma i suoi intenti unitamente ai limiti, di cui peral- 
tro e espressamente cosciente, hanno agito da filtri per una 
versione nel complesso equilibrata, senza orpelli retorici, ne 
grossolanita. 

Non solo il rispetto per la fama dei Marsuppini erudito 
letterato e uomo politico, ma probabilmente la percezione della 
sua sensibilita artistica hanno indotto il giovane Poliziano a non 
confrontarsi con il predecessore; ma P Homericus adulescens non 
immaginava che sarebbe stato Punico umanista ad avvicinarsi 
tramite una traduzione alie altezze dei «sublimis cignus ». 


143 



INDICE DEI NOMI 1 


Alberti, Leon Battista, 89 
Allen, Th.W, 44 
Andrea da Napoli, 88 
Angeli, Jacopo, 16 
Antonio da Montecchio, 87 
Arcimboldi, Luigi, 3 1 
Aristofane, 33 
Aristotele, 17 

Bacci, Gio vanni, 108 
Baffi, Emnia, 142 
Bandini, A.M., 107 
Baron, H., 12, 17, 18 
Basilio, s., 17 
Basini, Basinio, 25, 26 
Becchi, Gentile, vescovo, 89 
Benjamin, W., 27 
Berneri, Girolamo, 3 1 
Bertalot, L., 15 
Boccaccio, Giovanni, 88 
Boezio, Severino, 14 
Borsa, M., 21, 23 
Bracciolini, Poggio, 30, 32, 87, 88 
Bruni, Leonardo, 12, 16-20, 22, 23, 
32,33,87-89, 130-132 
Buck, A., 122 

Calcidio, 14 
Calderini, A., 135 
Caleca, J. Manuele, patriarca di 
Costantinopoli, 15 


Cambi, G.B., 106 

Camporeale, S.I., 24 

Cassiodoro, Aurelio, 14 

Celine, L.F., 21 

Cennini, Pietro, 30 

Cicerone, M. Tullio, 12, 14, 18, 22 

Copioli, R., 11 

Corsini, Pietro, cardinale, 14 

Crisolora, Manuele, 15, 16, 19, 27 

Dati, Leonardo, 88,89 
De Petris, A., 19 
De Vitali, Bernardino, 34 
Decembio, Pier Candido, 21, 22, 46, 
133, 134 

Delia Valle, Niccolo, 27, 138, 142 
Demostene, 12, 23 
Diassorino, Nilo, 15 
Ditt, E., 21, 23 

Eleuterio da Vicenza, canonico, 

88 

Eschine, 12 
Evagrio, 14 

Fabbri, Renata, 13, 19, 20, 21, 25, 
26,27,105,110 
Fabiano, Carolina, 22, 133 
Ferrero, E., 21 
Ferretti, G., 106 
Ferri, F., 25, 26 


* DalPindice sono stati esclusi i nomi di Omero e di Carlo Marsuppini, 
i nomi presenti nei testi latini, nel testo omerico e nelle relative traduzioni. 


145 



INDICE DEI NOMI 


Filelfo, Francesco, 26, 34, 110, 135, 
137, 138 

Finsler, G., 18, 106 
Folena, G., 11, 16, 24 
Fracassetti, J., 13 

Gaza, Teodoro, 25, 26 
Gellio, Aulo, 18, 87 
Gerolamo, s., 14, 22 
Giovanni da Prato, 87 
Giovanni II di Castiglia, 22 
Greco, A., 105 
Griffolini, Francesco, 27, 34 
Gualdo, Rosa Lucia, 27 
Guarini, Battista, 89 
Guarini, Guarino Veronese, 16, 19, 
20,21,24,32,116 
Guidetti, Lorenzo, 88, 89 

Isidoro, Ruteno, cardinale, 88 

Klecker, Elisabeth, 106 

Landino, Oistoforo, 30, 87, 88, 89, 
106 

Lascaris, Giovanni, 88 
Lehnerdt, M., 25, 135 
Lippi, Lorenzo, 88 
Lo Monaco, F., 23 
Lombardo, A., 21 
Loschi, Antonio, 13 
Lucrezio, T. Caro, 18 

Maffei, Raffaele, 27 
Mainardi, G., 12 
Malpaghini, Giovanni, 107 
Manetti, Giannozzo, 19, 27, 89 
Marziale, M. Valerio, 87 
Massari, Bonaccorsio, 89 
Mattioli, E., 11 
Medici (de’), Cosmo, 107, 108 
Medici (de’), Lorenzo, 17 
Monro, D.B., 44 
Moschetti, A., 105 
Mounin, G., 11 
Muratori, L.A., 27 


Naidi, Naldo, 89 

Niccoli, Niccolo, 16, 17, 24, 26, 29, 
105, 106 

Niccolo V papa, 12, 24, 26, 27, 29, 
105, 109, 137, 138, 142 
Novati, F., 13 

Orazio Flacco, 14 

Ovidio Nasone, P., 87, 120-122 

Palmieri, Matteo, 88 
Pandoni, Porcellio, 87 
Pannonio, Giano, 19, 27 
Paoli, U.E., 120 
Pertusi, A., 14, 15, 19, 34, 108 
Pesenti, G., 16 

Petrarca, Francesco, 12, 13, 88, 89 
Pilato, Leonzio, 11-14, 22, 134 
Pio II, papa, 24, 25 
Platone, 17 
Plutarco, 88 

Poliziano, Angelo, 28, 37, 134, 142, 
143 

Pontano, Tommaso, 88, 105 
Porcari, Stefano, 25 
Properzio, Sesto, 87 
Psalidi, E., 13 
Pseudo Plutarco, 106 

Quintiliano, M. Fabio, 18, 20 

Ricci, P.G., 107 
Ridolfi, Niccolo, 106 
Riposio, Donatella, 19, 24 
Rizzo, Silvia, 109 
Romano, Orazio, 24, 25, 135, 137 
Ronconi, A,, 14 
Rossi, Roberto, 16 
Rufino Tirannio, vescovo di 
Aquileia, 14 

Sabbadini, R., 14, 16, 20, 23, 24, 
107, 108 

Salutati, Coluccio, 12, 14, 15, 17, 
24,88 

Soderini, G. Vittorio, 88 


146 



INDICE DEI NOMI 


W 


Sottili, A., 122 
Stazio, 122 
Strabone. 20, 21 
Strozzi, Palla, 16 

Tebano, Simone, 14 
Thiermann, T., 18 
Tortelli, Giovanni, 26, 108 
Toscanelli, Paolo, 106 
Trapezunzio, Giorgio, 25, 88 
Traversari, Ambrogio, 16, 17, 32, 
106,110 

Ullman, B.L., 14, 16 


Vahlen, J., 23, 24 
Valbusa, D., 17 

Valeriano Paolo, da Belluno, 34 
Valla, Lorenzo, 23, 24, 34, 107 
Vegio, Maffeo, 89 
Vergeno, Pier Paolo, 14, 16 
Vespasiano daBisticci, 105, 106, 108, 
142 

Virgilio Marone, E, 22, 23, 25, 44, 
49,50, 120-122, 142 
Vladislao II, re, 88 
Voigt, G., 17 

Weiss, R, 14, 16, 17 


147 



Su sollecitazione dei pontefice Niccolo V, Carlo 
Marsuppini (1398-1453), umanista aretino, cancel- 
liere della Repubblica fiorentina e fine erudito, si 
accinse a quella che egli defini una vera e propria 
impresa, cimentandosi nella latinizzazione esame- 
trica dei primo libro de\Y Iliade e dei discorso di 
Achille dei nono libro, offrendo un rilevante con- 
tributo alia ars vertendi delPepoca e aprendo la via 
ad Angelo Poliziano traduttore d’Omero. 

II saggio si articola in tre sezioni: la prima illustra i 
contributi alia storia della traduzione dei testo 
omerico in latino dalla fine dei XIV secolo al 1460 
circa; la seconda sezione analizza le versioni iliadi- 
che di Marsuppini e la sezione conclusiva avanza 
alcune considerazioni sulla tecnica traduttoria mar- 
suppiniana, che viene posta a confronto con quella 
di letterati dei periodo quali Leonardo Bruni, Pier 
Candido Decembrio, Orazio Romano, Francesco 
Filelfo e Niccolo Della Valle. 

Alessandra Rocco consegue il diploma di laurea in Lettere 
Antiche presso 1’Universita Ca’ Foscari di Venezia nel 1988 e 
dal 1992 e docente ordinaria in materie letterarie, latino e 
greco presso il Liceo Classico “G. Leopardi” di Pordenone. 



ISBN 88-71 15- 150-X